La guerra torna regina nella dinamica delle relazioni internazionali. Lo attestano alcuni dati inquietanti. Nel 2025 il numero di conflitti fra Stati è il più alto dai tempi della seconda guerra mondiale: ben 59 (fonte: Indice di pace globale, ovvero il principale indicatore al mondo per misurare la pace globale, prodotto da Iep – Istituto per l’economia e la pace, autorevole organizzazione globale di ricerca).
Sempre l’anno scorso erano oltre 100 i conflitti armati in corso sul pianeta (lo attesta il centro di ricerca svedese Programma di dati sui conflitti di Uppsala): oltre a quelli internazionali, vanno considerati anche i molti e sanguinosi conflitti interni, che coinvolgono anche attori non statali.
Questi conflitti hanno prodotto, oltre a conseguenze umanitarie capaci di interessare decine di milioni di persone, un drammatico numero di morti: nel 2025 sono stati oltre 240 mila (dato elaborato nelI’Indice globale dei conflitti 2025 da Acled, altro autorevole centro studi di settore, nato negli Stati Uniti).
La tendenza alla recrudescenza bellica è spinta dall’incontenibile impennata del mercato delle armi: la spesa militare globale, secondo lo svedese Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) nel 2024, ultimo dato disponibile, aveva raggiunto il livello record di 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% in termini reali (maggiore aumento delle spese per esercizi e armi su base annua almeno dalla fine della Guerra fredda) rispetto all’anno precedente, peraltro al culmine di un decennio ininterrotto di incremento della spesa di settore.
La spesa militare è in aumento in tutte le regioni del mondo, con una crescita particolarmente rapida sia in Europa sia in Medio Oriente. I cinque Paesi che spendono maggiormente in campo militare – Stati Uniti, Cina, Russia, Germania e India – assorbono il 60% del totale globale.



