Dal Rapporto 2014 dell'Istituto Toniolo sulla condizione giovanile in Italia emerge che il numero dei Neet (tra i 18 e i 29 anni, senza studio né lavoro) ha raggiunto il 25%. Chi non si arrende lo deve alla presenza e al sostegno di familiari e amici

di Alessandro ROSINA
Demografo dell'Università Cattolica, fra i curatori del Rapporto Giovani

giovani

Il percorso di transizione alla vita adulta dei giovani italiani è diventato negli ultimi anni sempre più simile a un labirinto, un luogo nel quale non è facile orientarsi e fare le scelte giuste. Un sentiero intricato dove alto è il rischio di girare a vuoto nonostante gli sforzi e la buona volontà.

Questa è l’impressione principale che si ottiene dai dati del volume La condizione giovanile in Italia – Rapporto 2014”, edito da il Mulino, frutto di una ampia ricerca promossa dall’Istituto Toniolo col sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo. Il primo Rapporto è stato pubblicato nel 2013. Quello ora in libreria è quindi il secondo appuntamento di quello che ambisce a essere un osservatorio continuo che sonda, analizza e racconta la realtà complessa e dinamica dei giovani.

Un’altra metafora utile per capire questa realtà e la sfida che pone è quella del ponte. Ne Le città invisibili di Italo Calvino, Marco Polo spiega a Kublai Khan che a sostenere il ponte non sono le singole pietre, ma la linea dell’arco. Eppure il veneziano si mette a descrivere le caratteristiche e la collocazione più consona di ogni singola pietra. «Kublai Khan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: “Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa”. Polo risponde: “Senza pietre non c’è arco”».

Allo stesso modo, nessun ponte verso un futuro di qualità può essere raggiunto se non a partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle specifiche doti dei giovani all’interno di una linea coerente di sviluppo. È infatti attraverso le nuove generazioni che una società mette in collegamento le condizioni di oggi con le prospettive del domani. Farlo nel modo più solido possibile significa trattare i talenti specifici dei giovani come ogni singola pietra da modellare e collocare nel posto giusto.

L’impressione, come documentano i dati della ricerca del Toniolo, è che questo avvenga meno in Italia rispetto ad altri Paesi avanzati. La conseguenza è che il ponte rimane incompiuto, sia quello che nelle vite dei singoli connette i progetti di oggi con la piena realizzazione domani, sia quello che nel sistema-Paese mette in relazione le potenzialità collettive con la produzione di solido benessere condiviso. Le capacità e le competenze dei giovani appaiono così come pietre vive ammassate inoperosamente sulla riva del fiume, anziché adeguatamente impiegate nel completamento del ponte.

Fuor di metafora, la quota di Neet (coloro che tra i 18 e i 29 anni non studiano e non lavorano) è salita oltre il 25% e risulta una delle più elevate in Europa. La particolare situazione di difficoltà – inasprita dalla crisi in combinazione con le carenze del welfare italiano e le inefficienze del mercato del lavoro – emerge in modo netto sia nel raffronto con le opportunità delle generazioni precedenti, sia con i coetanei degli altri Paesi avanzati.

La ricerca mostra però anche l’esistenza di marcate differenze interne alle nuove generazioni. Da una parte ci sono quanti reagiscono formandosi ancor meglio, sfruttando le opportunità della rete, producendo innovazione tecnologica e sociale. Al lato opposto quelli che si sono arresi e scivolano progressivamente verso i margini. Molti di questi, soprattutto tra i Neet, oltre alla fiducia nelle istituzioni e nella società rischiano di perdere la fiducia in loro stessi e nel loro futuro. La linea di demarcazione tra chi sta dentro o fuori da questo gruppo è data soprattutto dal grado di sostegno, prima di tutto umano ed emotivo, fornito dal cerchio magico dei rapporti familiari e amicali più stretti. Quando anche questo viene a mancare la caduta rischia di essere senza rete e produrre duraturi costi sociali. Dobbiamo quindi tornare a costruire il ponte avendo cura di ciascuna singola pietra.

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