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Sirio 8 - 14 luglio 2024
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Il risvolto

Gioco d’azzardo, Alea: «Attenzione alle implicazioni socio-sanitarie del decreto»

Grazie a una progettazione industriale e a una pianificata diffusione tra la popolazione il compendio ha permesso di conseguire un risultato di consumo passato in dieci anni da 12 miliardi e 523 milioni a oltre 73

di Gigliola ALFARO Agensir

6 Marzo 2024

Il comparto del gioco online ha conosciuto in Italia una crescita vertiginosa negli ultimi 10 anni, basti pensare che prima della pandemia da Covid-19, quindi nel 2019, aveva già raggiunto un volume di transazioni pari a 34 miliardi di euro. Tra il 2021 e il 2022 il numero dei conti di gioco d’azzardo online è aumentato di un milione di unità. Le tecnologie digitali e anche lo sviluppo dei supporti a questa forma di gioco, infatti, hanno consentito a milioni e milioni di persone di entrare e di permanere in questa esperienza. Grazie a una progettazione industriale e a una pianificata diffusione tra la popolazione il compendio dei giochi d’azzardo online ha permesso di conseguire un risultato di consumo passato in dieci anni da 12 miliardi e 523 milioni, nel 2014, a oltre 73, dato a consuntivo del 2022, con proiezioni di circa 85 per l’anno 2023. In questo scenario, già preoccupante, s’inserisce il decreto legislativo di riordino dei cosiddetti “giochi a distanza”, in corso di valutazione in Parlamento. L’associazione scientifica Alea per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio correlati, presieduta dal sociologo Maurizio Fiasco, ha esaminato con cura il testo del decreto denunciando in un documento, presentato a Roma, le implicazioni socio-sanitarie che ne derivano.

«Se osserviamo tutto il periodo compreso tra l’anno 2012 e l’anno 2022, il volume del gioco online si è incrementato del 423% – mette in guardia Fiasco -. Alle somme ufficiali vanno aggiunte quelle non calcolabili “in nero”, che sfuggono per due modalità: alterando le apparecchiature e i software in uso in punti di raccolta pur formalmente dotati di concessione statale; con il flusso delle puntate di denaro in canali totalmente illegali». E non ci sono dubbi sui problemi che il gioco d’azzardo online causa, come ricorda il sociologo citando un rapporto pubblicato dall’Istituto superiore di sanità nel 2018, nel quale «si metteva in evidenza che la percentuale di persone con problemi severi per il gioco d’azzardo era nettamente più alta che tra i giocatori coinvolti prevalentemente dalla distribuzione sul territorio. Più di un adulto su quattro (del totale dei praticanti) risultava “giocatore problematico”».

La percentuale di giocatori problematici dal 7,3% sale al 25,3% per quelli che giocano online rispetto ai luoghi fisici, così come la percentuale di giocatori a rischio moderato dal 6,9% passa al 20,2%. E questo non può non preoccupare visto che «tra il 2021 e il 2022 il numero dei conti di gioco d’azzardo online è aumentato di un milione di unità (da 16 milioni e 250 mila a 17 milioni e 265 mila».

Un altro aspetto sottolineato dal presidente di Alea è che «nelle regioni meridionali, in particolare in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, il gioco d’azzardo online presenta valori di incidenza tra la popolazione nettamente superiori a quelli analizzati nelle regioni settentrionali».

Considerati i comprovati danni alla salute derivanti dal gioco d’azzardo – infatti dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, conversione del decreto Balduzzi, i danni delle patologie da gambling sono inquadrati in una norma ordinamentale primaria che attua, in questo campo, la riforma sanitaria -, Fiasco precisa: «Un atto quale il “riordino dei giochi pubblici” è vincolato all’osservanza delle attribuzioni del Ministero della Salute che, nell’esercitare la tutela del diritto costituzionale alla salute umana, definisce le limitazioni stringenti per ogni e qualsivoglia attività sia dei privati sia delle amministrazioni. Per tale ragione, emanare una normativa che entri in conflitto con la salute pubblica – quale appunto un decreto delegato sui giochi d’azzardo – comporterebbe una grave violazione dei valori della Repubblica e degli interessi legittimi dei cittadini».

Eppure, «il concetto riportato nel decreto legislativo è quello di “salute del giocatore”. Esso è fallace e fuorviante. L’accezione corretta del disturbo da gioco d’azzardo è infatti in termini di “salute pubblica” universale, giacché riguarda, oltre a chi è coinvolto direttamente nelle pratiche di azzardo, i componenti del suo nucleo familiare, le persone che hanno con il “giocatore” rapporti significativi nell’ambiente di lavoro, nelle reti amicali, nonché le fasce della popolazione che presentano fragilità (difficoltà economiche, isolamento, morbidità di varia natura, disagi esistenziali ecc.) o che sono connotabili per l’età evolutiva, la cui soglia non è assolutamente definibile in senso giuridico come maggiore età». Il sociologo rileva: «Oltre all’onere finanziario e alla condizione psicologica dei giocatori d’azzardo problematici, emerge l’evidenza che alcuni effetti negativi rilevanti ricadono sulla famiglia o sulle persone con le quali hanno significativi e stretti legami sociali. La stima dei danneggiati oscilla da un minimo di quattro persone a un massimo di otto, con una media di sei».  La «salute», dunque, non può essere inquadrata come mera «salute del giocatore».

Alea, evidenziando la necessità di considerare la connessione tra la condizione di sofferenza psichica e dei problemi clinici correlati nella persona con gioco problematico, ovvero con Disturbo da gioco d’azzardo, per la regolazione normativa, indica alcune misure per ridurre il rischio, tra le quali: «Rallentare la frequenza di ogni singola operazione contingentandola a non risultare inferiore almeno a minuti tre. Interrompere la partecipazione al terminale di gioco ogni 30 minuti, con una franchigia di tempo pari ad almeno altri 30 minuti. La soppressione integrale di alcune modalità di gioco d’azzardo online quali le scommesse tra privati e quelle su singole scomposizioni degli eventi sportivi durante il loro svolgimento. Codificare la non compartecipazione a nessuna quota delle entrate statali e/o del margine privato da parte di ogni e qualsivoglia pubblica amministrazione locale, del Ssn, del Terzo settore accreditato nel sistema di sicurezza sociale e delle prestazioni sanitarie, delle scuole e delle associazioni di volontariato. La rigorosa attuazione del dispositivo normativo del divieto assoluto di pubblicità, come disposto dalla legge di conversione del decreto dignità nel 2018. Attribuzione della governance primaria al ministero della Salute che, in base ha comprovate evidenze scientifiche dell’Istituto superiore di sanità e previo parere consultivo dell’Osservatorio nazionale per il contrasto al gioco d’azzardo, indichi la compatibilità. Eliminare dal decreto legislativo la istituenda “Consulta nazionale dei giochi pubblici”. Riconoscere alle vittime dell’usura qualificate come persone fisiche il diritto d’accesso alle provvidenze dell’articolo 14 della legge 108 del 1996. Escludere per legge ogni forma di erogazione di risorse finanziarie derivanti allo Stato e/o ai soggetti privati concessionari agli enti locali e agli enti non profit convenzionati o accreditati con la Pubblica Amministrazione».