La violenza non nasce all’improvviso. Si sviluppa nel tempo, dentro contesti familiari, scolastici, sociali e lavorativi, e si manifesta in molte forme: fisica, psicologica, sessuale, economica, verbale. Colpisce chiunque, soprattutto gli indifesi e i deboli, lascia ferite profonde e durature, e spesso si consuma in ambito affettivo o domestico.
Ogni episodio di violenza è il sintomo di una cultura relazionale che ancora fatica a riconoscere l’altro come libero e degno di rispetto. Si radica nei modelli educativi e sociali, nei silenzi e nei comportamenti che, talvolta inconsapevolmente, legittimano la sopraffazione, il controllo e il dominio.
Intervenire a tutti i livelli
L’incontro «Costruire relazioni libere dalla violenza», in programma a Milano il 16 aprile, alle 18.15, presso la Curia arcivescovile (piazza Fontana 2), vuole essere un momento di riflessione comunitaria e discernimento, alla luce del magistero della Chiesa, che richiama da sempre alla dignità di ogni persona e alla responsabilità nei rapporti interpersonali.
Non si tratta solo di analizzare gli effetti della violenza, ma di affrontarne le radici culturali e sociali, promuovendo una cultura del rispetto reciproco, della responsabilità e della libertà.
I dati e le esperienze quotidiane mostrano quanto sia urgente intervenire a tutti i livelli: nella famiglia, nella scuola, nei luoghi di lavoro e nella comunità. La violenza non è un problema individuale, né esclusivamente penale: è un fenomeno culturale e relazionale che richiede strumenti di prevenzione, educazione e supporto, capaci di promuovere relazioni sane e rispettose.
Il magistero ecclesiale offre indicazioni chiare: educare alla non violenza, alla giustizia, alla reciprocità, significa investire nelle relazioni, formare le coscienze e accompagnare le persone in ogni fase della vita. Significa valorizzare la responsabilità dei genitori, la cooperazione delle comunità educative, l’azione delle istituzioni e la partecipazione della società civile. È un richiamo a costruire ambienti in cui nessuno sia costretto a subire soprusi, prevaricazioni o umiliazioni.
Il programma
L’incontro prevede saluti istituzionali, gli interventi di Ileana Montagnini (Area Donne Caritas Ambrosiana) e Olga Cola (Woman Care Association ETS), approfondimenti di padre Giuseppe Riggio e un dialogo con Gino Cecchettin, della Fondazione Giulia Cecchettin.
L’obiettivo è unire la riflessione culturale, il sostegno concreto e la memoria delle vittime, per trasformare indignazione e dolore in impegno educativo e sociale. Costruire relazioni libere dalla violenza significa promuovere una cultura che rifiuti ogni forma di dominio, sopraffazione e controllo, valorizzi la libertà e la dignità dell’altro e investa nell’educazione dei giovani e nella formazione di cittadini responsabili. Significa agire insieme: famiglie, scuola, comunità, istituzioni, Chiesa e società civile. Solo così sarà possibile scardinare dinamiche consolidate di isolamento, paura e prevaricazione, aprendo la strada a una società più equa, solidale e rispettosa.
Alzare la voce contro la violenza non è soltanto un dovere civile e morale: è un impegno educativo, sociale e comunitario. Significa tradurre i principi del magistero ecclesiale in azioni concrete, capaci di prevenire, proteggere, sostenere e promuovere la dignità di tutti, uomini e donne, bambini e adulti, senza distinzioni.
L’ingresso è libero, con iscrizione online obbligatoria.



