A Milano il convegno nazionale durante il quale, nella mattinata di sabato 11 novembre, l’arcivescovo Delpini celebra una Messa. Giuseppe Del Giudice, presidente del Cav ambrosiano: «Al centro la persona»

di Cristina CONTI

centro aiuto alla vita

Dal 10 al 12 novembre si terrà a Milano (Hotel Centro congressi Da Vinci, via Senigallia 6) il convegno nazionale del Movimento per la vita, che unisce i diversi Centri di aiuto alla vita presenti su tutto il territorio del nostro Paese. «Il nostro obiettivo è quello di diffondere un modello di volontariato che possa incidere a livello di comunità – spiega Giuseppe Del Giudice, presidente del Cav ambrosiano -. Incoraggiare l’apertura, l’accoglienza e il sostegno a favore delle vita nascente, contro l’interruzione di gravidanza che oggi avviene per i più svariati motivi, economici, sociali, relazionali. Cerchiamo di mettere al centro la persona, contro la tendenza della società contemporanea a mettere al centro il consumo e altri valori materiali».

Durante il convegno, il venerdì pomeriggio, si terranno parallelamente due seminari con approfondimenti specifici. Uno dedicato all’accoglienza nelle comunità residenziali per donne con bambini, l’altro che avrà come tema il numero verde “Sos Vita” per le donne in difficoltà durante la gravidanza, raggiungibile 24 ore su 24,. «Oggi a chiedere il nostro aiuto sono molte donne straniere, che vivono una situazione di fragilità per la mancanza di una rete relazionale», aggiunge Del Giudice. Ma non mancano anche le italiane che hanno bisogno di sostegno, come precisa il presidente: «Si tratta soprattutto di donne che vivono in solitudine, oppure di baby mamme». Ragazze tra i 18 e i 22 anni che ancora hanno difficoltà a prendersi carico delle proprie responsabilità. “Per queste donne in particolare, proprio qui a Milano, abbiamo attivato un percorso specifico in collaborazione con l’Ospedale San Paolo», sottolinea Del Giudice.

E poi ci sono ovviamente i nuclei familiari che vivono con paura e difficoltà il momento della gravidanza per problemi di carattere socio-economico. Soprattutto se il figlio in arrivo non è il primo: asili nido costosi, accessori e abbigliamento troppo cari. «Questa situazione è espressione di un disagio diffuso in cui il ceto medio si abbassa sempre di più – dice ancora Del Giudice -. In questi casi attiviamo un sostegno relazionale con un gruppo di volontari coordinati da un assistente sociale professionista per elaborare un progetto di accompagnamento, e forniamo concretamente beni materiali (biberon, vestitini, carrozzine, passeggini, ecc). Come dice papa Francesco, cerchiamo di realizzare un nuovo umanesimo, che metta al centro la persona con i suoi disagi e debolezze, e che non avvalori la cultura dello scarto». Progetti che si avvalgono della collaborazione dei consultori familiari accreditati, per accompagnare le donne durante la gravidanza, al momento del parto e anche nei primi mesi di vita dei bambini.

Stare accanto alle donne, parlare con loro e incoraggiarle quando hanno paura o si sentono sopraffatte: così operano i Cav. «La relazione e il dialogo interpersonale sono molto importanti – rileva Del Giudice -. Alcune donne rimangono stupite che qualcuno sia lì per loro, anche solo per ascoltarle. Il nostro intervento è innanzitutto un rapporto che si crea tra persone. Poi vengono gli aiuti materiali». E in una società sempre più multietnica, dove spesso gli immigrati vivono in condizioni di povertà, diventa importante imparare a relazionarsi anche con culture diverse, lontane dalla nostra. «In questo periodo abbiamo riscontrato particolari difficoltà soprattutto con le donne egiziane – spiega del Giudice -. Quando vivono una situazione di disagio, spesso rimangono chiuse in loro stesse e non si confidano facilmente. Appartengono a una cultura prevalentemente maschilista, dove l’uomo tende a voler controllare tutto e a mediare in ogni momento: questo le porta spesso a non parlare facilmente dei loro problemi e delle difficoltà che stanno affrontando. Stiamo cercando di capire come aiutarle a farle esprimere come persone». Farle parlare dei propri desideri e delle proprie aspirazioni è infatti fondamentale per dare loro dignità.

 

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