L’associazione di legali sul caso Sea Watch: «In uno Stato di diritto, sono i magistrati ad accertare i reati»

Sea Watch
La nave Sea Watch

Gli appartenenti all’Associazione “Avvocati per niente” esprimono la loro più viva preoccupazione per le reiterate dichiarazioni di esponenti del Governo e di taluni partiti, volte a criminalizzare l’operato della cittadina tedesca Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch 3 che ha tratto in salvo 43 naufraghi.

Ecco le loro considerazioni.

«Per amore del diritto, da uomini e donne di legge intendiamo precisare alcuni aspetti.

1.Come già fatto presente dai membri della Camera Penale, essendo l’Italia uno Stato di diritto basato sulla divisione dei poteri, compete esclusivamente al potere giudiziario verificare la legittimità della condotta della cittadina tedesca Carola Rackete.

2. Per le medesime ragioni, spetta sempre all’autorità giudiziaria stabilire se alla condotta della capitana Rackete possa essere applicato lo stato di necessità previsto dal diritto internazionale, la cui prevalenza sulla normativa interna (inclusi i divieti introdotti dal Decreto cosiddetto Sicurezza) è sancita dall’art. 10, 11 e 117 della Costituzione.

3. Poiché i magistrati, cui la Costituzione affida in via esclusiva la giurisdizione, non hanno al momento accertato alcun addebito a carico della capitana della nave, ogni riferimento a reati e addirittura a “crimini internazionali” espressi da rappresentanti delle istituzioni politiche del nostro Paese è una palese e grave violazione della dignità e onorabilità della cittadina Rackete.

Come avvocati che credono nella giustizia e nella dignità dell’uomo, e nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione), esprimiamo la massima solidarietà alla cittadina tedesca Carola Rackete e confidiamo nella magistratura affinché si pronunci quanto prima ristabilendo i principi di diritto violati.

Inoltre, auspichiamo che si ristabilisca presto un clima sereno e cessi ogni propaganda, in modo che si avvii nel Paese (e quindi in Europa) un dibattito serio e scevro da barbari pregiudizi sulla gestione di un fenomeno complesso come quello migratorio, così da trovare una soluzione di ampio respiro e coerente con la tutela dei diritti della persona umana su cui si fonda la nostra cultura».

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