Le parole di Francesco all’Angelus di Capodanno, le dichiarazioni di monsignor Zekiyan, presidente della Conferenza episcopale turca

attentato Istanbul 2016

«Purtroppo la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza»: così papa Francesco, nell’Angelus di Capodanno, ha parlato dell’attentato terroristico in un locale notturno di Istanbul, che ha provocato 39 morti e decine di feriti. E ha proseguito: «Addolorato, esprimo la mia vicinanza al popolo turco, prego per le numerose vittime e per i feriti e per tutta la nazione in lutto, e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volontà che si rimboccano coraggiosamente le maniche per affrontare la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento».

Senza mezzi termini

«Condannare questi fatti nel modo più assoluto e rigoroso. Senza mezzi termini». È il secco commento del presidente dei vescovi cattolici della Turchia, monsignor Boghos Levon Zekiyan, in merito alla strage di Istanbul. «Condannare e pregare. Se c’è qualcuno che fomenta atti del genere – dichiara monsignor Zekiyan, che è anche arcivescovo degli armeni cattolici di Istanbul e Turchia – il Signore lo illumini, perché il cuore del faraone è nelle mani di Dio. Condanna assoluta, unita alla preghiera e alla solidarietà, con ogni apertura e aiuto concreto». A questo riguardo il presidente della Conferenza episcopale turca ricorda che «la nostra piccola comunità cattolica turca si sta impegnando per i profughi e i rifugiati. In Turchia ci sono circa tre milioni di rifugiati dalla Siria mentre altri Paesi dell’Ue hanno fatto dei referendum per accogliere 1500 persone. Da queste parti è radicata una grandissima tradizione di ospitalità. Come in Occidente prima che questo perdesse molti dei suoi valori fondanti, in nome di una modernità malintesa». «Raccogliendo l’esortazione di papa Francesco, contenuta nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, ad assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace, possiamo dire che una risposta ferma a questi attacchi può arrivare anche dall’accoglienza. Come comunità cattolica possiamo solo pregare e ribadire che questi gesti non solo sono disumani ma vanno anche contro qualsiasi religione». «Io sono armeno – afferma monsignor Zekiyan – e il mio popolo ha convissuto per 1500 anni con l’Islam. Quanto il nostro popolo ha subito non ha radici religiose islamiche, ma è il frutto di una ideologia che aveva la sua matrice nello Stato-nazione nel senso più rigoroso. Abbiamo vissuto per 1500 anni con gli arabi, poi con i turchi selgiudichi, con gli Ottomani e contemporaneamente con il mondo iranico che nel frattempo si era fatto musulmano. Abbiamo avuto momenti di grandissima fioritura culturale. Per questo motivo sono assolutamente convinto che questi attentati, quando arrivano da persone musulmane, purtroppo sono un tradimento del messaggio religioso. Quello del terrorismo, che colpisce persone di ogni etnia e fedi, è un messaggio trasversale e universale da condannare senza mezzi termini e la minima esitazione».

La partecipazione dell’Ue

«È con grande dolore che ho appreso dell’attacco terroristico a Istanbul. A nome mio e di tutta la Commissione europea, vorrei esprimere le mie più sentite condoglianze a lei e la mia solidarietà alle vittime e ai loro cari»: lo ha affermato Jean-Claude Juncker inviando un messaggio al presidente turco Erdogan. «È nostra comune responsabilità respingere il terrorismo. Le assicuro, e attraverso di lei assicuro il popolo della Turchia, che voi potete contare sul nostro continuo sostegno in questa direzione».

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