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Speciale

«Soul», spiritualità in festival

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Triennale

Con Boeri a spasso per i luoghi della fede

Da Abu Dhabi a Taranto, da Osaka a Modena, da Fatima a Milano: il celebre architetto, introdotto da mons. Bressan, ha accompagnato il pubblico in un viaggio intorno al mondo alla scoperta dei più significativi edifici della spiritualità. Ricordando che «le nostre città dovrebbero avere una presenza di spazi adeguati per le diverse fedi che le occupano»

di Annamaria BRACCINI

16 Marzo 2024

«Il senso di questo evento è quello dell’intero festival “Soul” che abbiamo immaginato come uno spazio laico aperto dentro la città per permettere a Milano, che viaggia a ritmi molto veloci e che rischia di non fermarsi più a pensare, di riflettere e di meravigliarsi».  Così monsignor Luca Bressan, vicario episcopale e co-curatore della rassegna, introduce l’evento che vede come protagonista Stefano Boeri, architetto e urbanista, presidente della Triennale presso cui si svolge la serata dal titolo “Dove dimora il sacro. Progettare i luoghi dello Spirito”.

Accompagnato da molte immagini, proiettate sul un grande schermo dell’affollata sala monumentale, che aiutano a rendere “vivo” uno straordinario viaggio nell’architettura del sacro, Boeri così racconta la sua esperienza e le emozioni sperimentate di fronte a tante architetture di ieri e di oggi che parlano di spiritualità. O meglio, come le definisce da non credente, le sue «architetture dello spirito».

«Mi sono spesso interrogato – dice infatti, lo stesso Boeri, uno degli “archistar” italiani più famosi al mondo – intorno alla capacità dell’architettura di rapportarsi ai temi del sacro e a ciò che lo rappresenta».

Le architetture che comunicano il sacro

Come esemplarmente accade nel complesso della “Abrahmic Family House” di David Adjaye dove, in Abu Dhabi, sono compresenti una sinagoga, una chiesa e una moschea, per cui il presidente della Triennale osserva. «Credo che le nostre città dovrebbero avere una presenza di spazi adeguati per le diverse fedi che le occupano», secondo quanto auspicato anche da monsignor Bressan.

O come avviene nella Cattedrale della Gran Madre di Dio di Taranto di Giò Ponti, «un’architettura straordinaria, di grande impatto visivo, uno dei vertici della creazione di Ponti soprattutto per la luce», ma che tuttavia, trasmette un senso sacrale meno potente rispetto alla “Chiesa della Luce” di Osaka, firmata nel 1989 da un altro archistar, Tadao Ando dove «trovo che si ci sia molta più sacralità, una bella capacità di interrogare sul senso ultimo della vita e di connaturare lo spazio interno, segnato dalla croce da cui filtra la luce naturale, alla domanda del sacro».

E, inoltre, altri esempi, come la cappella “San Nicolao della Flue” in Germania di Peter Zumthor o il cimitero di San Cataldo a Modena di Aldo Rossi, «segno di spiritualità che non cerca nessuna muscolarità strutturale, ma che trasmette un profondo significato interrogante».  

Il “Piano Nuove Chiese” di Montini

Arriva così, nella lezione di Boeri, un secondo capitolo che parte dalla Cattedra dei non Credenti del cardinale Martini – «un momento di formazione straordinario che ha segnato la mia generazione, per lo scambio reciproco, l’empatia che sapeva creare tra credenti e non e tra diverse fedi sulla base della comune inquietudine», spiega Boeri – e arriva a papa Francesco. E alla sua sfida «di non limitarsi a guardare, restando a “balconar la vida”, immergendosi, invece, nella realtà per innestare situazioni di comunità».

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Una riflessione, quella di Francesco, definito dal relatore «un antropologo urbanista», che non può che richiamare il grande “Piano Nuove Chiese” dell’arcivescovo Giovanni Battista Montini a cui si deve «un lavoro straordinario sul tema delle parrocchie nelle periferie», edificate chiamando a raccolta architetti come Vico Magistretti, Mangiarotti e Morassutti, Figini e Pollini, allora giovanissimi con i quali «la parrocchia diviene un centro di quartiere, oltreché religioso, civico e culturale con spazi contigui aperti alla vita».

Il pensiero va ad alcune realizzazioni dello stesso Boeri, quali la ricostruzione del grande complesso “Don Minozzi” ad Amatrice, di ampiezza analoga quella al centro storico del paese, distrutto dal terremoto del 2016. Evidente, nelle immagini e nella riflessione del progettista l’idea di realizzare un luogo con un sistema di Corti, come quelle dell’Accoglienza e del Silenzio, per l’incontro della comunità, secondo la logica montiniana. «Un progetto importante e sostenibile, in corso, che rinasce su se stesso perché vengono impiegate, nella ricostruzione, anche le macerie».

I luoghi della spiritualità

Poi, un terzo capitolo della lezione: «I luoghi dell’accumulo di spiritualità». Il riferimento è alla Mecca, alla monumentale chiesa “San Pio da Pietrelcina” a San Giovanni Rotondo di Renzo Piano e al Santuario di Fatima «come luoghi dove, più che le strutture, è la folla a creare una potenza simbolica». Ma anche all’ardito progetto dello Stupa di Ramagrama, sito archeologico che si trova presso Lumbini in Nepal, dove sono state rinvenute e vengono conservate le ultime reliquie scoperte di Buddha che nacque in quel paese, anche se l’India ha l’ha sempre negato. «Siamo stati chiamati a progettare un luogo di attrattiva e di spiritualità che già ora inizia a essere molto frequentato, ma che, si prevede, verrà visitato da milioni di persone», sottolinea l’architetto che evidenzia. «Abbiamo scelto di lasciare intatti la collina con al centro il Prato della Pace e il grande albero sacro nell’area che, a sua volta, ha un corpo centrale – accessibile attraverso un camminamento ascendente, dove trovano spazio 80.000 piante di 70 diverse specie locali -, rispettando il significato originario che allude alla pace, alla preghiera, alla spiritualità».

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Le emozioni di un architetto

La conclusione è con quelle esperienze che l’architetto ha vissuto personalmente, avvicinandosi al tema della sacralità con la lettura di Mircea Eliade, «che sul tema della religione ha scritto pagine indimenticabili» o con il recente allestimento della Sala che ospita il “Cartone della Scola di Atene” di Raffaello all’Ambrosiana. Senza dimenticare lo spazio creato appositamente, dall’allora assessore Boeri nel 2015, per l’esposizione della Pietà Rondanini «che rappresenta l’ultimo immenso sforzo di Michelangelo che la scolpì fino a qualche giorno prima di morire e nella quale l’incompiutezza dell’opera chiede il completamento a chi la guarda, invitando a ragionare sul rapporto madre e figlio». “Pietà” non compresa per decenni e che solo grazie alla direttrice di Brera Fernanda Wittgens e a un sindaco di Milano coraggioso come Antonio Greppi fu acquistata dalla Galleria Borghese con una colletta pubblica nel 1952 e portata al Castello Sforzesco dove dallo Studio BBPR  allestì, negli anni ’50, una pregevole nicchia di ardesia «che, tuttavia rendeva, in parte non visibile il retro della statua» Oggi il capolavoro del Buonarroti ha un museo dedicato – pochi lo sanno – che si trova negli spazi dell’antico Ospedale spagnolo nel Cortile delle Armi del Castello.

Infine, il suggestivo e coinvolgente filmato dell’allestimento della tragedia «Le Trioiane» di Euripide messo in scena per il Teatro Greco di Siracusa nel 2019, firmato da “Stefano Boeri Architetti” e realizzato con il legno degli alberi della Carnia falcidiati dal terribile fortunale del 2018.

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