Ultima puntata del nostro viaggio, guidati dal direttore del Museo Diocesano di Milano, attraverso alcune tra le sessanta opere della mostra «Chagall e la Bibbia», allestita nelle sale di corso di Porta Ticinese fino all’1 febbraio prossimo

di Paolo BISCOTTINI
Direttore Museo Diocesano di Milano

Chagall David Museo Diocesano

Il blu notturno del cielo  inonda  tutto lo spazio. Si potrebbe dire che lo spazio è il cielo, oppure che il cielo è spazio. E nello spazio che è anche cielo, il Re David, con la corona in capo e la cetra fra le mani,  suona e intona il suo canto, sospeso nell’aria. Il suo corpo grandeggia nel cielo immenso, fra due lune e dinanzi ad una donna, anch’essa sospesa (Betsabea? o forse  immagine di Israele?), che danza.

Sotto Vitebsk, la città natale di Chagall, persa in Russia e nella memoria, ma sempre presente al pensiero dell’artista, che ancora una volta, fra terra e cielo, mescola cose diverse: il tempo che fu, il futuro e la vita che danzano davanti a lui e la Bibbia di Re David che suona la cetra.

Nell’ebraismo, Davide, della tribù di Giuda, è il re di Israele e da lui discenderà il Messia. Chagall ne racconta , con ricchezza cromatica, la grandezza e la bellezza.

Simboleggia Israele, ma ne lega il destino anche al cristianesimo e per questo l’opera introduce la mostra del Museo Diocesano, posta su un affascinante bilanciere, che precede l’ingresso dei visitatori nell’arca, dove sono esposte le guache dedicate a temi biblici, e allude al tema, caro a Chagall, della sospensione fra terra e cielo, offrendone una meravigliosa chiave di lettura in blu. 

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