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Sirio 22 - 31 luglio 2024
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Storia

Quando Capovilla salvò i soldati dal lager

I diari di guerra dell’allora tenente cappellano e futuro segretario di Giovanni XXIII raccolti in un libro che racconta anche della sua azione per sottrarre alcuni avieri all’internamento in Germania

di Renzo Salvi

20 Aprile 2023
Don Loris Capovilla in una foto d'epoca

Loris Francesco Capovilla (1915-2016) è universalmente noto come «il segretario» di papa Giovanni: prima nel periodo in cui Angelo Giuseppe Roncalli è patriarca di Venezia, poi in Vaticano, presso il soglio pontificio; dal 1953 al 1958 e poi sino al 1963. Prete, consacrato in Venezia nel 1940, nella sua lunga vita don Loris è stato testimone della fede, interprete di una continua incarnazione del messaggio cristiano nella storia, «contubernale» – termine da lui amatissimo: colui che vive sotto la stessa tenda – di Giovanni XXIII e cultore della sua memoria, della sua linea pontificale, della sua interpretazione del messaggio cristiano.

Il periodo “sotto le armi” di don Loris – documentato ne Il Tenente Capovilla. Diario, documenti, immagini 1942-43 (a cura di Ivan Bastoni, Cittadella Editrice 2023 – vedi qui la copertina) – è tra i meno noti di una lunga vita attiva: è il tempo in cui Loris Francesco Capovilla è tenente cappellano d’aviazione e ha come cura d’anime gli avieri dislocati nell’aeroporto di Parma e nelle sue dipendenze.

Di quel periodo, ma anche di tutti i momenti d’una lunga vita, don Loris era uso annotare eventi e pensieri, riflettendo di penna – inchiostro, pennino e calamaio – e poi riprendendo quelle riflessioni in testi, relazioni e documenti redatti pigiando sui tasti d’una macchina da scrivere. E ben predisponendo del tutto copie in carta carbone.

«Lasciate fuggire i ragazzi»

Così, andato smarrito il diario, quello vero, del periodo militare – perché qui appunto si parla di un Capovilla con le stellette e gli alamari sulla tonaca – sui testi dattiloscritti lo stesso autore aveva potuto iniziare, andando verso il secolo di vita, una ricostruzione degli avvenimenti e delle avventure che lo avevano coinvolto tra il 1942 e il 1943, sino a farlo diventare, probabilmente in modo sorprendente per lui stesso, figura attiva nel sottrarre all’internamento in Germania non pochi avieri di quel campo e degli insediamenti collegati. Si era dopo l’8 settembre 1943, la data di uno degli armistizi più maldestri della storia, che aveva lasciato allo sbando una Nazione e soprattutto i suoi giovani ancora in divisa.

Di quel momento don Loris ricorda, in un testo riassuntivo del 1993, di aver suggerito al comandante di lasciar fuggire «i ragazzi», di «lasciarli disperdere nelle campagne», ma di non essere stato ascoltato, sicché le truppe tedesche avevano potuto circondare l’aeroporto, imprigionando tutti. «Nell’hangar – scrive don Loris – parlai con vivacità, mentre un nodo alla gola mi attanagliava. Ricordo nitidamente ciò che dissi con fierezza e coraggio (…). I Tedeschi ascoltarono in silenzio. L’interprete deve aver tradotto “benevolmente” le mie parole, scartando gli spunti polemici in esse contenuti. Forse era un cattolico austriaco. Potei prelevare dal mio ufficio tutti gli oggetti sacri, anzitutto il SS.mo Sacramento. Caricai il tutto sul portabagagli della bicicletta. Feci tre di questi viaggi: Aeroporto-Seminario di Viale Solferino».

Qui si inserisce il momento creativo: «Ogni volta chiedevo ai Tedeschi di consentirmi di farmi accompagnare da altri due avieri in bicicletta, da me, seduta stante, promossi “cooperatori dell’Ufficio del cappellano militare”. Mi andò liscia la faccenda”.

Per questi e altri giovani, sfilati dalla cattura e dall’internamento – molti non evitarono la morte nei Campi in Germania – si aprirono le porte del Seminario e quelle di molte case amiche che con il cappellano avevano tenuto rapporti di amicizia: li «vennero rivestiti di abiti borghesi e salvati».

Ma questo è solo l’approdo del percorso umano e sacerdotale di quegli anni: i documenti che precedono e che ne danno conto sono la traccia di un cammino spirituale e sacerdotale con cui qualunque, futura, biografia – a oggi non tentata – di don Loris Capovilla non potrà fare a meno di misurarsi. E l’Archivio Capovilla, custodito dal curatore di questo libro, è scrigno di non poche, e non meno sorprendenti, carte che toccano la storia del Novecento.