«Abbiamo cercato di far diventare il Museo sempre più “casa” per i nostri visitatori. Un luogo dove si possa tornare, da soli, con la propria famiglia, con i propri amici, anche più volte durante l’anno», spiega Nadia Righi, direttrice del Museo diocesano «Carlo Maria Martini», facendo un «bilancio» del lavoro fatto in questi ultimi anni.
E i risultati, anche dal punto di vista numerico, sono decisamente positivi. Oltre 91 mila, infatti, sono stati i visitatori che nel 2025 hanno varcato l’ingresso di piazza Sant’Eustorgio: un dato in crescita rispetto all’anno scorso e che può essere considerato un autentico successo, collocando il Diocesano tra i musei più visitati di Milano. Questo grazie alle esposizioni proposte e al ricco programma di eventi, incontri, visite, laboratori e conferenze che hanno accompagnato e approfondito le mostre: due di queste, peraltro, «Lorenzo Lotto. La Natività» ed «Elio Ciol. Sguardi e silenzi», sono ancora visitabili rispettivamente fino al primo febbraio e al 15 febbraio.

«L’anno che si è appena chiuso ha confermato il valore della nostra proposta culturale, fondata su progetti espositivi di qualità che hanno portato a un dialogo sempre più diretto e partecipato con il pubblico – afferma ancora Nadia Righi -. Il significativo aumento di visitatori, infatti, testimonia l’interesse e l’apprezzamento verso le nostre mostre e le iniziative collaterali da parte di un pubblico sempre più ampio e differenziato».
La programmazione del Museo, del resto, prevede che molto spesso vi siano contemporaneamente più iniziative espositive, allo scopo di «intrecciare» gli interessi del pubblico e favorire uno sguardo sempre più ampio. L’introduzione sistematica delle mostre di fotografia, inoltre, ha portato ad una frequentazione maggiore di un pubblico più giovane, che ha mostrato di gradire molto anche le iniziative estive che hanno come spazio privilegiato il Chiostro di corso di Porta Ticinese, diventato ormai uno dei luoghi all’aperto più gettonati nel cuore di Milano, fra cultura e bistrot.
Sempre più intenso, in questi ultimi anni, si è rivelato il rapporto del Museo con le parrocchie e gli oratori (per i quali sono state realizzate proposte mirate, rispondendo a moltissime richieste, soprattutto nei momenti forti dell’anno: Quaresima e Avvento), grazie anche alla stretta collaborazione con i diversi settori della pastorale diocesana e in particolare con la Fom, soprattutto in occasione degli oratori estivi. Con l’Ufficio catechesi, peraltro, sono in preparazione nuovi percorsi per i bambini dell’iniziazione cristiana.

Consolidato, ormai, è il rapporto con la Consulta diocesana per la disabilità, che ha portato alla realizzazione di percorsi di visita, realizzati grazie al contributo di Fondazione Alia Falck, che si avvalgono di letture delle opere della collezione permanente secondo linguaggi accessibili (Easy to read, Comunicazione aumentativa alternativa, Liss, Descrivedendo). Senza dimenticare la possibilità di accogliere gratuitamente in Museo persone con difficoltà (sociali o economiche), anche con particolari visite guidate.
Il 2026 si apre dunque al Museo diocesano di Milano con molteplici proposte, che spaziano dai grandi maestri del passato fino a progetti che affrontano tematiche sociali. Dal 19 febbraio, infatti, si terrà la mostra «Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro», che in un percorso realizzato in collaborazione con Casa Testori, mette in dialogo la tavola di Memling – in prestito dai Musei civici di Vicenza – con le opere di Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli, invitati a confrontarsi con la forza visiva e spirituale della tavola.

Inoltre, dal 3 marzo al 3 maggio, in collaborazione con Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone, il Diocesano propone l’esposizione «Non dimenticarti», con le fotografie di Marianna Sambiase, che raccontano con sensibilità e partecipazione un tema estremamente delicato come quello dell’Alzheimer e delle persone che ne sono affette. A queste si aggiungono gli scatti realizzati da Enrico Zuppi nel 1946, che restituiscono la memoria storica di Sacra Famiglia, e dalle fotografie di Gianni Berengo Gardin, recentemente scomparso, che nel 2011 visitò la struttura sanitaria documentando la quotidianità di Sacra Famiglia, fatta di sorrisi, sguardi e gesti di solidarietà.
Dalla tarda primavera, inoltre, tornerà la grande fotografia con la mostra dedicata a Werner Bischof, uno dei maestri della fotografia del Ventesimo secolo.
Insomma, conclude la direttrice Nadia Righi, «il Museo diocesano vuole continuare a essere per Milano e per la Diocesi uno spazio di incontro e riflessione, dove arte, memoria e comunità si intrecciano, offrendo esperienze culturali significative e accessibili a tutti». (L.F.)



