Arriva al cinema “Solo cose belle”, di Kristian Gianfreda, storia basata sull’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, nata dal carisma di don Oreste Benzi

di Giorgio PAOLUCCI

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Sembrano marziani sbarcati sulla Terra, i componenti della casa-famiglia che un giorno arrivano in un paese dell’entroterra riminese e ne mettono in discussione equilibri e modi di vivere che sembravano immutabili. Ne fanno parte un padre e una madre con un figlio naturale, un profugo africano scappato dalla guerra, un giovane che sconta una condanna con una misura alternativa al carcere, un’ex prostituita con la figlia, due disabili gravi. È una famiglia che vive l’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, nata dal carisma di don Oreste Benzi, ed è la protagonista di Solo cose belle, un film che arriva in questi giorni nelle sale cinematografiche (a Milano il debutto sarà il 10 maggio al Centrale, a seguire verrà proiettato all’Orizzonte).

Nel paese in cui fa irruzione questa comunità rumorosa e un po’ stravagante è in corso una concitata campagna elettorale e il caso vuole che la giovane figlia del sindaco uscente (in campo per la riconferma), a dispetto delle convenzioni sociali e contro il parere dei genitori, si lega a questa realtà umana che vive all’insegna di una precarietà totalmente consegnata alle mani della Provvidenza. I tesori di umanità che la ragazza incontra in quella casa sono più affascinanti dei “richiamo all’ordine” delle amiche e dei genitori e le permettono di sperimentare quanto l’incontro con la diversità può diventare fonte di arricchimento. Al punto da sovvertire abitudini consolidate e da generare un finale a sorpresa…

Il film – diretto da Kristian Gianfreda, al suo primo lungometraggio dopo avere raccontato per vent’anni la diversità attraverso documentari sociali e cortometraggi – è interpretato da attori professionisti, da membri della Comunità Papa Giovanni XXIII e da persone che hanno maturato un’esperienza in case famiglia o in analoghe esperienze. Ci racconta che la bellezza è anche fatica, che la felicità può passare anche attraverso le lacrime. Ed è frutto di una intensa collaborazione con le istituzioni locali, le associazioni, i Comuni e le parrocchie del territorio, che hanno offerto un supporto importante alla sua realizzazione.

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