Il racconto di Dorina Cattaneo, allora giovane iscritta all'Azione Cattolica, che a Cinisello collaborò con don Battista Testa per dare rifugio agli sbandati e aiutare i partigiani cattolici. Con una documentazione fotografica inedita.

di Silvio MENGOTTO

Dorina Cattaneo Battista Testa Resistenza

Dorina Cattaneo vive a Cinisello Balsamo dove è nata il 4 luglio del 1924. A 18 anni incontra nella parrocchia del suo paese don Battista Testa, il nuovo sacerdote trasferito nel 1942 dal cardinale Idelfonso Schuster. Iscritta alla Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica ha conosciuto la fondatrice Armida Barelli. Nel gruppo di Gioventù Femminile di Cinisello copre l’incarico di cassiera. Di origine contadina è appassionata allo studio e alla lettura.

Ostetrica e ribelle
«Mio papà Giovanni Figin – dice Dorina Cattaneo – lavorava in proprio un terreno affittato di 24 ettari circa. Si trattava di un campo agricolo vasto: prima di diventare contadino lavorò a Milano. Il cascinale era in via Dante, avevamo tre cavalli, due mucche da latte e galline da cortile».

Con determinazione si Dorina si diploma da ostetrica, evidenzia un carattere che, per i tempi del regime fascista, mostra tratti di ribellione ed emancipazione già evidenti in famiglia. Prima di diventare ostetrica, durante la guerra lavora prima all’Ercole Marelli, poi alla Breda. «Avevo 16 anni e venni assunta come comptometrista all’Ufficio Costi usando una delle prime macchine meccaniche calcolatrici dell’epoca. Ho frequentato le scuole serali dove studiavo anche la lingua tedesca e lezioni di dattilografia. Nel periodo di disoccupazione forzata ho voluto studiare da ostetrica. Le lezioni si tenevano nella Clinica Mangiagalli di Milano».

Dorina conobbe don Battista in confessionale. «Aveva un carattere vivace e severo, anzi molto severo. Sapeva parlare, le sue prediche erano bellissime. Per noi giovani, che avevamo due sacerdoti anziani (don Viganò e don Bindo ), fu una grossa novità. Avevamo un prete giovane che sapeva attirare la gente».

Nella Resistenza
Tramite lo zio, Dorina venne a sapere che don Battista era in contatto con i partigiani cattolici tramite il famoso Eugenio Tagliabue detto Tom, il “tenente” comandante della Brigata Garibaldi “Rosselli” della Val Biandino.

«Ho saputo anche della radio clandestina nascosta nella canonica di don Battista – racconta Dorina -. Un agente dell’Intelligence Service, di origine fiorentina gestiva la radio e per il mantenimento era seguito da mio zio, fratello di mia mamma esercente di una macelleria e da altri negozianti di Cinisello».

«Un giorno a Cinisello ci fu un mitragliamento aereo sopra la tenda di un circo, che sostava nella piazza della chiesa, dove morì una ragazza circense di 18 anni. Inutile il tentativo di don Battista che, sventolando una grossa bandiera della Croce Rossa, voleva avvertire il pilota dell’errore. Tutta la gente di Cinisello si mosse per il suo funerale. La chiamavano l’angelo azzurro. L’avevo vista giorni prima della sua morte. Durante lo spettacolo la ragazza volteggiava vestita di azzurro con delle ali sulla schiena» Il racconto è stato pubblicato anche nel libro di Meroni, Sentieri di libertà – racconti della Resistenza (San Paolo).

Staffetta di montagna
Dopo l’8 settembre ’43 c’erano molti sbandati. «Lo stesso don Battista ne ha protetti non pochi. Con il suo aiuto alcuni sono arrivati in Svizzera». Nel cascinale del padre Dorina nascose due militari italiani di leva sbandati: il cugino Luigi Meani e Ferdinando Ronchi.

In modo rocambolesco Dorina salvò la vita dei due giovani. «Per oltre un mese ogni mezzogiorno con la bicicletta portavo loro il pranzo con due borse. Avevamo una parola convenzionale per avvertire i ragazzi di un pericolo imminente. La parola era “papà”. Se l’avessero sentita dovevano nascondersi immediatamente rimanendo in silenzio. Un giorno attraversando il sentiero che portava al cascinale vengo seguita e fermata da due soldati tedeschi che mi chiedono cosa stessi facendo.  Dico loro che portavo il pranzo a mio padre e ai contadini nel cascinale. I soldati mi accompagnano di persona. Quando incrocio il sentiero nel cascinale per diverse volte chiamai ad alta voce “papà”. Silenzio assoluto. I soldati tedeschi chiedono spiegazioni. Dico che probabilmente papà e i contadini erano ancora al campo. I soldati vogliono accompagnarmi al campo. Ero agitatissima, con la speranza di incontrare qualche contadino. Fui fortunata. Da lontano vidi un contadino in un campo, immediatamente gli parlai ad alta voce in stretto dialetto milanese in modo tale che i soldati tedeschi non capissero nulla e si presentò come mio padre. Dopo questo episodio si decise di nascondere i due giovani in un altro luogo. Il pericolo corso era stato troppo grosso».

Al rifugio di Biandino
Nella veste di staffetta alpina Dorina Cattaneo ha conosciuto di persona dei partigiani in una baita di montagna. «Sempre con mio zio nell’estate del ’44 andai in montagna per alcune lezioni di alpinismo. In realtà l’obiettivo era quello di raggiungere il rifugio Bocca di Biandino dove avremmo incontrato il comandante partigiano Tom, alias Eugenio Tagliabue, con la sua banda di partigiani legati a don Battista, ma il comandante era assente. Con loro c’era anche Angela, la staffetta che portava i messaggi alla banda e viceversa. Siamo rimasti a dormire perché avevamo un messaggio da recapitare a Cinisello. Così conobbi direttamente i partigiani».

«Nel scendere a valle incontrammo i soldati tedeschi – continua Dorina -. Alla loro vista nascondemmo nel bosco zaini, picozze e macchina fotografica. Ci camuffammo e fingemmo  di essere escursionisti in cerca di funghi e fiori. La nostra amica parlava discretamente il tedesco e confermò il nostro scopo escursionistico nella loro lingua. I soldati tedeschi salirono al Biandino, noi scendemmo a valle. Solo a Cinisello abbiamo saputo perché il comandante Tom era assente alla baita in quanto comandava l’agguato dei partigiani che uccisero il prefetto di Monza. Ma abbiamo anche saputo che i soldati tedeschi al Biandino strapparono le unghie dei piedi e delle mani ai proprietari del rifugio. Nel rastrellamento i tedeschi incendiarono il rifugio e le baite uccidendo dei partigiani mentre altri riuscirono a fuggire. È un ricordo tremendo».

Il 25 aprile 1945
Diversi i ricordi di Dorina del 25 aprile e dei giorni seguenti. «Il 25 aprile ’45 ero a scuola! Frequentavo il primo anno di ostetrica. Ci dissero di tornare tutti a casa. Mi recai alle Paoline della scuola Cardinal Ferrari telefonai ad una amica per ritornare insieme a Cinisello. L’appuntamento era in piazza Duomo gremita di folla festosa. A piedi, strada facendo, girando da Bresso incontrammo altre persone di Cinisello. Solo dopo una decina di giorni di vacanza ritornammo a scuola. Il 25 e il 26 aprile don Battista in oratorio distribuì le armi ai giovani. Le armi erano nascoste nel sottoscala di un negozio».

Un altro ricordo è la visita personale del generale Clark a Cinisello. Dopo la Liberazione il generale Clark, Comandante della V° Armata, venne in visita a Cinisello pranzando in casa di don Battista. Arrivò con un aereo al campo di volo di  Bresso, che venne sorvegliato da un gruppo di partigiani del distaccamento di Cinisello, tra questi mio marito e Franco Confalonieri che conserva alcune fotografie. Scopo della visita furono le congratulazioni e i ringraziamenti per la preziosa collaborazione dei partigiani in particolare quella avuta da don Battista Testa» 

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