Entrando nel Duomo di Milano viene spontaneo alzare gli occhi verso le volte. Eppure anche sul pavimento c’è qualcosa di interessante da osservare, proprio a pochi metri dalla soglia: una sottile e lucente striscia di ottone, che attraversa tutte e cinque le navate della cattedrale, correndo parallelamente alla facciata da sud a nord, e salendo anche di tre metri sulla parete settentrionale. Si tratta della meridiana, cioè di un orologio solare, realizzata nel 1786 e ripristinata nelle sue funzionalità esattamente 50 anni fa, nel 1976.
Ma qual è la sua storia? Perché mettere questo strumento scientifico all’interno del Duomo? E perché proprio sul finire del XVIII secolo? Fino ad allora a Milano era ancora in vigore l’ora «italica», che prevedeva la fine della giornata con il tramonto, così che le varie attività umane erano regolate dai ritmi della natura. Questo sistema, in uso da sempre, determinava tuttavia forti scarti orari fra una stagione e l’altra, cambiando ovviamente il momento del tramonto tra estate e inverno. I tempi moderni esigevano una nuova misurazione del tempo, più esatta e non influenzata dal variare delle stagioni: i francesi, infatti, avevano introdotto un conteggio delle ore che si basava sul mezzogiorno, le 12, facendo coincidere la fine della giornata con la mezzanotte, le 24. Maria Teresa d’Austria aveva decretato l’adozione dell’ora alla francese in tutti i territori dell’impero asburgico, quindi anche in Lombardia. Dopo anni di esitazione, nel 1786 ben tre ordinanze – firmate da Cesare Beccaria, il celebre autore Dei delitti e delle pene – imposero quel cambiamento, che fu davvero epocale.
Occorreva a questo punto uno strumento che a Milano segnasse esattamente il mezzogiorno, che pur non essendo costante, ha tuttavia un’escursione modesta nel corso dell’anno. Per realizzarlo vennero incaricati gli astronomi della specola di Brera: i gesuiti De Cesaris e Reggio. E volendo inserirlo in un luogo «al chiuso», la scelta cadde naturalmente sul Duomo, che aveva tutte le caratteristiche adatte, compresa l’immediata fruibilità da parte del pubblico: la meridiana, infatti, venne realizzata vicina all’ingresso della cattedrale anche per non disturbare le funzioni religiose con il via vai di persone che sarebbero entrate «solo» per conoscere l’ora esatta o regolare il proprio orologio.
La meridiana all’interno del Duomo di Milano, dunque, serve a indicare soltanto l’ora del mezzogiorno «vero», cioè il momento in cui il sole si trova esattamente a sud e quindi proprio nel piano meridiano. Funziona cioè al «contrario», come una camera oscura: non si basa sull’ombra, ma sulla luce proiettata, che entra da un foro sulla volta della navata meridionale, a 24 metri di altezza.



