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Iconografia

I volti di san Francesco in terra ambrosiana

Un breve viaggio in tre tappe, come piccolo omaggio nell’ottavo centenario della morte di san Francesco. Dalla splendida tavola rinascimentale del Bergognone al Museo Diocesano di Milano alla curiosa tela seicentesca di Ortensio Crespi al Museo dei Cappuccini. Arrivando all’Eremo di Santa Caterina a Leggiuno, sul Lago Maggiore, dove il ritratto di inizio ‘300 potrebbe essere l’immagine più antica in Diocesi di Milano del Poverello d’Assisi.

di Luca FRIGERIO

2 Ottobre 2026
Particolare della tavola del Bergognone al Museo Diocesano di Milano

Innumerevoli sono le immagini che, anche nella Diocesi di Milano, ritraggono Francesco d’Assisi, santo in ogni epoca amato, venerato, invocato. Volti che proprio nei giorni in cui si fa memoria dell’ottavo centenario della morte del Poverello, possiamo contemplare con sguardo ancora più commosso.

A cominciare, magari, dallo splendido dipinto conservato al Museo Diocesano di Milano, proveniente dalla Quadreria arcivescovile come lascito del cardinale Carlo Maria Martini (che a sua volta lo ricevette in dono), che illustra uno dei momenti-chiave della vita di Francesco, quando riceve le stimmate sulla Verna.

L’opera è unanimemente attribuita ad Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, uno dei protagonisti del rinascimento lombardo, che la realizzò nei primissimi anni del Cinquecento, per la scomparsa chiesa di San Francesco Grande a Milano.

Il nostro breve itinerario può continuare a Milano al Museo dei Cappuccini di via Kramer, luogo privilegiato per scoprire il volto e l’iconografia di san Francesco. Qui, ad esempio, è possibile ammirare un intenso dipinto del primo Seicento con «L’estasi di san Francesco d’Assisi», che in origine si trovava in un convento cappuccino di Cremona e che è stato attribuito a Ortensio Crespi, fratello minore del più noto Giovan Battista, il celebre Cerano.

Il saio, di lana grezza e con le toppe, ricorda quello, miserrimo, che Francesco scelse come unico indumento, dopo l’illuminazione evangelica; ma il particolare cappuccio, cucito sul saio stesso, rimanda espressamente all’abito dei cappuccini.

Sulle mani di Francesco appaiono già le stimmate, che Ortensio Crespi non mostra qui come «buchi» o «ferite», secondo la più diffusa iconografia, ma come impressionanti escrescenze a forma di «chiodi», di carne e sangue. Non si tratta di un’«invenzione» del pittore, ma anzi dell’illustrazione letterale del brano della Leggenda maggiore, ovvero la versione «ufficiale» della vita di san Francesco redatta attorno al 1260 da san Bonaventura.

Ma qual è, ci si potrebbe chiedere, il primo «ritratto» di san Francesco presente nella Diocesi di Milano? Certamente una delle più antiche raffigurazioni del santo di Assisi, fra quelle giunte fino a noi, si trova presso Santa Caterina al Sasso a Leggiuno, l’incantevole eremo affacciato sulla sponda varesina del Lago Maggiore.

Nella cappella dedicata a San Nicolao, infatti, tra i diversi personaggi affrescati si può notare proprio quello del Poverello. Il dipinto appare purtroppo piuttosto rovinato, ma rivela ancora una forte espressività: essendo datato agli inizi del Trecento, è dunque uno dei primi volti di san Francesco a essere ritratti in Lombardia, a meno di un secolo dalla sua morte e dalla sua canonizzazione.

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