Sirio 20 -25 maggio 2024
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Milano

Delpini all’Ambrosiana: «Questa meravigliosa cultura per dire che i popoli possono intendersi»

La Biblioteca ha presentato la sua prima Guida curata dai Dottori ed edita da Skira. Gli interventi dell'Arcivescovo, del prefetto Navoni, del presidente Ornaghi e dello storico Cardini

di Annamaria BRACCINI

14 Maggio 2024

«Immagino che quando è notte, quando tutti sono andati via, si sentano le voci dei libri, dei codici, dei manoscritti, degli antichi incunaboli. Il fatto che siano qui insieme, tutti questi libri, tradizioni, culture, fa sì, io credo, che di notte cantino, si raccontino le storie dei mondi, e mi immagino che tutta questa meravigliosa cultura sia per dire che i popoli e gli uomini possono intendersi, cantarsi canzoni, come avviene di notte in questa biblioteca. Il mio augurio è che tutti coloro che percorrono queste strade possano far succedere la pace anche di giorno».

È semplice, breve e, insieme, di alto valore simbolico e umano, l’auspicio che l’Arcivescovo Mario Delpini, anche nella veste di Gran cancelliere della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, rivolge ai partecipanti – tra cui il Collegio dei Dottori, accademici e docenti – riuniti presso la Sala delle Accademie della prestigiosa istituzione voluta da Federico Borromeo, per la presentazione della “Guida alla Biblioteca”.  Un volume di 300 pagine, illustrato con altrettante se non più immagini, edito da Skira, in una veste editoriale patinata ed estremamente elegante. A cura dei Dottori stessi dell’“Ambrosiana”, che ne hanno firmato i diversi capitoli con testi di accompagnamento alle immagini, dividendosi la stesura dei 15 capitoli in cui si articola la guida, la pubblicazione è la prima in assoluto che riguardi la Biblioteca.

Il saluto del prefetto monsignor Navoni

Infatti, come ha sottolineato nel suo saluto iniziale, il prefetto monsignor Marco Navoni, mentre «la guida di una pinacoteca è qualcosa di abbastanza scontato – e anche l’Ambrosiana, almeno dagli inizi del Novecento, ne ha sempre pubblicate, aggiornandole di volta in volta fino ai nostri giorni -, meno scontato è che una biblioteca offra una guida». Peraltro, in questo caso, suggerita proprio dall’Arcivescovo per conoscere «in particolare codici miniati, manoscritti preziosi dal punto di vista storico, edizioni a stampa rarissime. Tesori che normalmente non sono esposti alla fruizione del pubblico, anche per motivi conservativi, ma che ugualmente meritano di essere conosciuti e apprezzati. E così, dopo due anni di lavoro, i Dottori della Biblioteca Ambrosiana, ciascuno secondo le proprie competenze, hanno preparato questa pubblicazione singolare nel panorama editoriale, un vero e proprio percorso attraverso culture diverse ed epoche diverse, alla riscoperta dei cimeli più preziosi che l’“Ambrosiana”, come in uno scrigno, da più di 400 anni conserva e tutela».

Il «grazie» del Prefetto è per i Dottori e per la Congregazione dei Conservatori, l’organo amministrativo-gestionale per «non aver mai messo in dubbio la bontà dell’iniziativa e averla sostenuta economicamente».

Parole condivise dal presidente dei Conservatori, Lorenzo Ornaghi che parla di una «serata istruttiva» e di «un atto di memoria per la storia di quattro secoli della Biblioteca che è anche un atto di gratitudine e di fiducia per il futuro, di ragionevole speranza perché i libri, in un’età in cui ve ne sono davvero tanti, continuino a essere prodotto di cultura, ma soprattutto produttori di cultura».

Come è sempre stato per l’“Ambrosiana con i suoi 35.000 manoscritti e il milione di volumi a stampa conservati nella Biblioteca, tra cui svettano i due capolavori esposti per l’occasione: un frammento, dell’“Ilias picta” del V-VI secolo – uno dei tesori più antichi – e il trecentesco Messale dell’Arciprete Roberto Visconti.  

L’intervento dello storico Franco Cardini

Sul filo dei ricordi milanesi e delle sue profonde conoscenze ed esperienze storiche ed intellettuali, si snoda il corposo intervento di Franco Cardini, già docente alla Scuola Normale di Pisa.

«Questo è un libro straordinario che ha importanza in sé, anche perché come diceva Bernard Berenson citato da Roberto Longhi, “Se tornassi indietro e dovessi costruire una mia biblioteca ideale terrei solo i cataloghi delle mostre e dei musei, perché così si può arrivare a una conoscenza universale”».

«Questo libro bisogna guardarlo, guardare le immagini – ogni testo ha bisogno di chiose, anche la parola di Dio – e occorre vedere le note», spiega lo storico, citandone diversi esempi.  

Come il richiamo al XXII capitolo dei Promessi Sposi, quasi un commento puntale a ciò che descrive il Manzoni rispetto alla fondazione dell’Ambrosiana. «Federico non era un collezionista di libri, ma il fondatore di un’opera di carità cristiana come è stata l’“Ambrosiana”, aperta a tutti, già dal 1609. Vediamo come l’ombra di Federico ci sovrasti ancora perché le dotazioni di questa realtà possano ancora essere sistematizzate secondo la sua logica, come ben descrivono i capitoli del libro. Questo libro è una miniera di notizie immediate per crescere culturalmente», conclude. 

Come ben si intuisce scorrendo i titoli dei capitoli, dai “Codici biblici” a quelli liturgici, dalla “Cultura greca e latina” a “Le tre corone: Dante Petrarca Boccaccio”, dai “Manoscritti slavi” a “Lingue e culture del Vicino Oriente” per arrivare alle “Mappe”, agli “Autografi”, ai “Libri rari” e al “Medagliere” e infine, dulcis in fundo, al “Codice Atlantico” di Leonardo da Vinci.

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