Sirio 04-10 marzo 2024
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Teatro

Alla Cooperativa va in scena la memoria storica

Il 20 e il 22 ottobre «Gorla fermata Gorla», sul tragico bombardamento del 20 ottobre 1944. Dal 28 al 30 ottobre e dal 3 al 13 novembre, «Ottobre 22», sugli antefatti politici della Marcia su Roma

14 Ottobre 2022
Giulia Lazzarini dà voce alle testimonianze in «Gorla fermata Gorla» (foto Wanda Perrone Capano)

Al Teatro della Cooperativa di Milano stanno per andare in scena due spettacoli che ricostruiscono fatti (e misfatti) della storia recente d’Italia.

Il 20 e il 22 ottobre, alle 20, tocca a Gorla fermata Gorla, un classico di Renato Sarti, che apre la stagione 2022/23 e segna il ritorno sul palco di via Hermada 8 di Giulia Lazzarini, affiancata da Federica Fabiani e Marta Marangoni. Una messa in scena per non dimenticare il bombardamento che il 20 ottobre 1944 sfondò il tetto della Scuola elementare Francesco Crispi di Milano, uccidendo 184 bambini. 

Dal 28 al 30 ottobre e dal 3 al 13 novembre, invece, sarà la volta, in prima nazionale, di Ottobre 22, di Sergio Pierattini con la consulenza storica di Mimmo Franzinelli, con Renato Sarti e Fabio Zulli. Lo spettacolo racconta gli eventi che, nel contesto della grave crisi politica e sociale del 1922, resero possibile la Marcia su Roma e sarà presentato in anteprima nazionale a Romaeuropa Festival il 22 e il 23 ottobre

Il dramma dei bambini

Il mattino del 20 ottobre 1944 alcuni aerei della Air Force, dopo aver compiuto una missione nell’area nord di Milano, scaricarono alcune bombe residue sulla città. Una di queste, per una tragica combinazione, sfondò il tetto della Scuola Francesco Crispi di Gorla, si infilò nella tromba delle scale ed esplose nella cantina dove si erano rifugiati i bambini, uccidendone 184. Fu uno degli episodi più terribili di tutta la seconda guerra mondiale, ma rischia di svanire dalla memoria della città: oggi, per i più, Gorla è solo una fermata del metrò.

Renato Sarti, autore e regista dello spettacolo, ha rievocato, con linguaggio teatrale quel tragico evento, basando il suo lavoro sulle pubblicazioni, i documenti militari, i libri, gli articoli e, soprattutto, sulle testimonianze dei sopravvissuti.

Federica Fabiani e Marta Marangoni danno voce ai bambini che quel giorno persero la vita, mentre a Giulia Lazzarini, una delle attrici predilette da Giorgio Strehler e interprete di grande sensibilità, che al tempo viveva proprio vicino al quartiere di Gorla e ricorda perfettamente quei momenti drammatici, è affidata la testimonianza dei sopravvissuti.

L’avvento del fascismo

Ottobre 22 è un dramma a due personaggi che indaga le contraddizioni e l’incapacità di una classe politica che consegnò il Paese al fascismo.

Il testo si concentra sulla figura di Luigi Facta, l’ultimo Presidente del Consiglio prima di Mussolini. Fu infatti questo liberale di vecchio stampo, fidato discepolo di Giolitti, ma bollato dalla maggioranza degli storici come incapace e inetto, che ebbe in mano, insieme a re Vittorio Emanuele, le sorti del Paese nel pieno dell’insurrezione fascista che precedette la chiamata a Roma di Mussolini da parte del sovrano e il successivo arrivo delle colonne in marcia verso la capitale.

Renato Sarti, e Fabio Zulli in «Ottobre 22» (foto Barbara Rocca)
Renato Sarti, e Fabio Zulli in «Ottobre 22» (foto Barbara Rocca)

La mancata firma del re al decreto di assedio che avrebbe messo fuori legge Mussolini e fermato definitivamente le schiere fasciste è uno dei punti nevralgici della storia italiana, sul quale ancora oggi ruotano molti degli interrogativi degli storici. Eppure, al suo arrivo a Roma la sera del 27 ottobre, Vittorio Emanuele aveva espressamente dichiarato allo stesso Facta che Roma avrebbe dovuto essere difesa ad ogni costo (questa affermazione, comportava, almeno nell’interpretazione del Ministro della guerra Soleri, “manifestamente” l’adozione dello stato d’assedio). Facta aveva, con maggior fermezza, dichiarato a uno dei suoi ministri che i fascisti avrebbero dovuto farlo a pezzi prima di arrivare alla capitale. Perché allora quel decreto non fu firmato?

Quando, tempo dopo, il deputato Egidio Fazio chiese a Facta delucidazioni su quello che era avvenuto durante l’incontro che vide la revoca dello strumento che avrebbe fermato Mussolini, l’ex Presidente del Consiglio dichiarò che non avrebbe mai rivelato il contenuto del dialogo che era intercorso con il sovrano neanche se messo davanti ad un plotone di esecuzione.

Nella finzione drammaturgica questa spavalda evocazione si materializza nella pistola puntata su Facta da un giovane invalido, vittima della violenza squadrista. L’azione, espressione di quello che appare come un sequestro, si snoda, dopo le prime battute di un disorientato Facta, in un serrato processo non solo all’operato dell’uomo chiamato per ben due volte alla guida dei governi che precedettero l’avvento di Mussolini, ma all’intera classe politica liberale e democratica, che non seppe per incapacità o non volle, per bieco opportunismo, opporsi all’avanzata fascista. Facta sembra per lunga parte del dramma un politico consumato e ribatte colpo su colpo alle accuse del giovane. La maschera di brav’uomo prestato suo malgrado alla politica e di strenuo difensore delle istituzioni e della legalità è tuttavia messa continuamente in discussione dalle incalzanti accuse del giovane, fino a svelare gli aspetti contraddittori e ambigui del suo operato politico.

Il distacco tra la persona che il politico piemontese ha costruito di sé e che propone al giovane interlocutore e la sua natura doppiogiochista, intenta a tessere, nei giorni precedenti l’arrivo di Mussolini, un’improbabile trattativa con lo stesso nella vana speranza di essere ancora a capo di un esecutivo, ha una forte valenza drammaturgica e si trasforma in violenta lacerazione, con l’incalzare dell’accusa più grave: quella di essere stato colui che ha convinto il Re a non firmare il decreto di assedio e di essere in fondo un complice consapevole di Mussolini.

Quando con l’ennesima e ultima piroetta dialettica Facta riesce a respingere quest’ultimo assalto, un inaspettato e tragico epilogo mette fine al confronto. La scena finale darà un’ulteriore chiave di interpretazione del personaggio, quando, all’indomani di una notte popolata da brutti sogni, lo ritroveremo a fianco di un giovane dalle stesse sembianze del protagonista del suo incubo. È l’agosto del 1924 ed il giovane segretario gli annuncia la notizia del ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti.

Sergio Pierattini si è avvalso della supervisione storica di Mimmo Franzinelli, autore del recente L’insurrezione fascista. Storia e mito della Marcia su Roma e di altri importanti contributi sulla storia del fascismo e della resistenza. Sul palco Renato Sarti, nei panni di Facta, e Fabio Zulli, nel duplice ruolo del giovane sequestratore e del segretario del politico piemontese.

Nato dalla collaborazione tra Sarti e Pierattini, il progetto s’inserisce all’interno dell’attività del Teatro della Cooperativa, che pone la memoria storica come uno degli elementi cardine delle sue produzioni e da sempre si impegna a raccontare eventi cruciali del XX secolo, offrendo lo spunto per una visione differente della storia e delle storie, indagandole, grazie alla ricchezza anche emozionale del linguaggio teatrale, da punti di vista inediti.

Info e prenotazioni: tel. 02.6420761; info@teatrodellacooperativa.it; www.teatrodellacooperativa.it