Proprio a Pasqua, il 5 aprile, si potrebbe celebrare i 500 anni della nascita di Arcimboldo, uno degli artisti ancora oggi tra i più noti e amati. Usiamo il condizionale perché in realtà non abbiamo notizie certe riguardo alla sua nascita, che si può desumere da due fonti: il certificato di morte, redatto l’11 luglio del 1593 a Milano, dove si legge che l’artista aveva «66 anni circa»; e un autoritratto, eseguito nel 1587, dove tra le rughe della fronte si può riconoscere la cifra «61», riferibile verosimilmente all’età dell’effigiato. Nel primo caso, così, si ricava il 1527 come anno di nascita, anticipato però al 1526 dall’autoritratto genovese.
Ma perché dovremmo celebrare proprio il 5 aprile questo quinto centenario?
A suggerirlo sono diversi siti internet, a cominciare dall’enciclopedia online Wikipedia, che sotto la voce «Giuseppe Arcimboldo», pur variando l’anno di nascita tra il 1526 e il 1527, riportano proprio la data del 5 aprile!
Che tuttavia non si capisce da dove sia stata tratta, considerando, come detto, la mancanza di documentazione a riguardo…
Pur nell’incertezza, diciamo che siamo comunque nei mesi in cui ricorre l’importante anniversario. E può essere quindi una nuova, bella occasione per ricordare l’impareggiabile inventore delle strabilianti «teste composte», milanese per origine e formazione, attivo nel Duomo di Milano e in altri importanti cantieri ambrosiani prima del suo lungo e fortunato soggiorno alla corte degli imperatori d’Asburgo, tra Vienna e Praga.
Giuseppe Arcimboldo, del resto, era figlio d’arte. Suo padre Biagio, era impegnato nel cantiere della cattedrale: a lui, infatti, nel 1549 la Veneranda Fabbrica aveva affidato i disegni della nuova vetrata dedicata a santa Caterina d’Alessandria, sopra la porta laterale del Duomo. A questa impresa partecipò appunto anche il figlio Giuseppe. E la «prova» fu talmente soddisfacente che ad Arcimboldo junior fu affidata l’ideazione di nuove scene per una seconda vetrata, quella dedicata all’Antico Testamento.
Giuseppe realizzò poi altri lavori per il Duomo di Milano, ma sono andati tutti perduti, e oggi ne rimane traccia solo negli archivi della Fabbrica.
Ma non solo per il Duomo lavorò Arcimboldo a Milano. Suo, ad esempio, seppur in collaborazione con Giuseppe Meda, è il disegno del prezioso gonfalone civico con l’immagine di sant’Ambrogio, oggi conservato al Castello sforzesco.
Sempre con il Meda, del resto, Arcimboldo aveva realizzato il grandioso «Albero della vita» nel Duomo di Monza, attorno al 1560.
Insomma, la chiamata alla corte di Vienna nel 1562 non giunse inattesa per Arcimboldo, che si era fatto conoscere e apprezzare come uno degli artisti lombardi più talentuosi.



