Venerdì 24 gennaio alle 21, presso la Biblioteca del Carrobbiolo a Monza, sarà presentato il libro «Tutti in arresto – La storia ritrovata di Luigi Monti e dei suoi compagni», pubblicato da Àncora (pag. 260, € 19). Scritto dal giovane storico Olmo Guagnetti, narra fatti di metà Ottocento che coinvolsero il giovane Luigi Monti e una quarantina di compagni.
La vicenda è praticamente sconosciuta, benché si tratti di un episodio del Risorgimento che vide protagonista una “Compagnia” accusata come società segreta, contraria al governo austroungarico allora dominante in Lombardia. A rendere più intrigante il contesto narrato è la denuncia dei giovani da parte del parroco, cosa che portò al loro arresto e alla carcerazione a Desio.
Il libro: una storia di giovani tra protagonismo ecclesiale e persecuzione
Gli antefatti sono questi. Luigi Monti raduna da alcuni anni nel laboratorio di falegname della sua casa di Bovisio-Masciago (Monza Brianza) un gruppo di coetanei, sostenuto dal parroco e dall’amico don Dossi. L’iniziativa si svolge nell’arco di un decennio e incontra l’opposizione di alcuni preti coadiutori della zona che convincono il nuovo parroco a denunciare alla polizia la Compagnia, che la gente aveva simpaticamente denominato “dei frati”, a motivo dello spirito di fraternità che animava il gruppo.
Siamo in anni difficili, culminati nel Quarantotto con le famose “Cinque giornate” di Milano. L’arresto è del 1851, alla vigilia dell’arrivo da Vienna dell’imperatore Francesco Giuseppe. Il clima è politicamente teso e una parte del clero non vede di buon occhio l’attività religiosa di quei ragazzi, guidati peraltro da un giovane laico. Della vicenda si interessa anche l’arcivescovo di Milano mons. Romilli, che intercede a favore dei ragazzi presso l’Imperatore giunto in città, ma senza esito: Francesco Giuseppe ritiene che la giustizia debba fare il suo corso. Dopo due mesi e mezzo i 17 arrestati, e altrettanti inquisiti, vengono giudicati innocenti.
Il libro di Guagnetti riporta integralmente un saggio storico sull’episodio scritto dall’insigne avv. Filippo Meda nel 1933. Nel medesimo anno il card. Schuster di Milano benedisse lo stanzone del carcere che aveva accolto i giovani, trasformato in cappella. Il volume costituisce la prima pubblicazione che narra specificamente quei fatti e il loro contesto. La presentazione introduttiva è a cura di Ruggero Valentini, che negli ultimi anni si è dedicato a far conoscere questo frammento di storia, riletta con un approccio spirituale e educativo nel libro Fratello è bello (Àncora, 2024, pag. 96, € 9).
I fatti di Bovisio sono cronaca risorgimentale, tuttavia rappresentano una narrazione di protagonismo dei giovani nella chiesa che può dire qualcosa al nostro tempo, in cui si assiste ad un distacco di buona parte del mondo giovanile dalla vita cristiana. Luigi (e altri compagni come lui) uscito dal carcere inizia un percorso di consacrazione laicale che lo porterà a fondare una comunità di religiosi dedicati ai malati e ai ragazzi più fragili. E ad essere proclamato beato nel 2003.
Il volume di Guagnetti contestualizza i fatti con squarci sul mondo contadino, religioso e politico del tempo. Un episodio marginale di storia lombarda è descritto a quadri narrativi da sceneggiatura cinematografica e costituisce un valido spunto alla storia convulsa di quel periodo tra Restaurazione e Risorgimento. La Chiesa, come sempre lungo i secoli, appare laboratorio di nuove esperienze, incoraggiate da una parte e dall’altra non prive di incomprensioni. Forse per questo scenario il card. Martini definì il Monti come “una delle figure più interessanti dell’Ottocento”.




















