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Redazione Diocesi

L’esperienza di Edimburgo convinse le Chiese a darsi degli strumenti che lavorassero in continuità tra un’assemblea e l’altra. Edimburgo segnò, dunque, l’avvio dell’ecumenismo come è stato vissuto da quel momento in poi.

Si pose, però, quasi immediatamente la questione attorno al significato stesso di "unità" e, in via preliminare, sui modi per mettersi in movimento verso le sue esigenze.
Si delinearono al riguardo due linee di tendenza a profilo netto e, inizialmente almeno, anche alternativo.

La prima tendenza prendeva atto della realtà storica in cui le Chiese vivevano da secoli. Separate, con tradizioni teologiche, spirituali, liturgiche, giuridiche proprie. Ignare, tra l’altro, le une delle altre, perché autosufficienti e legate in genere alle loro nazioni, con quanto di limitativo questo comportava. Tale situazione convinceva che l’accumulo del contenzioso dottrinale era di fatto insuperabile e che la ricerca dell’unità doveva effettuarsi altrove.
La parola d’ordine significativa era così espressa: «Le dottrine dividono, i fatti uniscono».

La seconda tendenza sosteneva, invece, che il processo doveva invertire i termini della ricerca. Nel senso che la speranza che "i fatti uniscano", pur fondata sull’alto profilo della carità, avrebbe finito per moltiplicare, al termine, i numerosi problemi di fede se questi non fossero stati affrontati.
La carità, infatti, è fondata sulla fede e non su una qualche solidarietà etica, anche evangelicamente ispirata. II confronto andava posto alla radice.

Protagonista fu il vescovo Brent, che coinvolse i convinti di questa linea diversa nella commissione detta «Fede e costituzione».
Per capire: la fede è certamente un dono interiore dello Spirito, ma non come semplice decoro, anche se altissimo, dell’anima.

Essa rimanda a fatti e parole, alla rivelazione. Come, allora, annunciare l’unica Parola, l’unica eucaristia, l’unico ministero se le famiglie cristiane erano fortemente divise su queste "costituzioni" volute da Cristo per la sua Chiesa?

La commissione si radunò a Losanna (1927), che passa alla storia dell’ecumenismo come la conferenza detta dei "punti fermi", i quali rimasero all’ordine del giorno, pur con alterne accentuazioni e anche silenzi, in tutte le assemblee ecumeniche successive.

La successiva assemblea della conferenza si tenne a Edimburgo (1937), sullo stesso contenzioso dottrinale, anche se sfoltito ed essenzializzato.
E ancora erano presenti a Lima (1982) con il documento su battesimo, eucaristia, ministero (BEM).

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