Ennio APECITI
responsabile Servizio per le Cause dei santi

Don Carlo Gnocchi

Nel 1943 don Carlo Gnocchi scrisse Cristo con gli alpini: «Volere o no, siamo tutti, quanti siamo uomini sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazii cercatori della faccia di Dio. […] Anch’io ho sempre cercato le vestigia del Cristo sulla terra, con avida, insistente speranza. E mi era parso veder balenare il suo sguardo negli occhi casti e ridenti dei bimbi – lembi di cielo mattutino e ventoso di primavera – trasparire opaco, come dietro un velo di alabastro, nel pallido e stanco sorriso dei vecchi, illuminato già dalla pace di remote e dolci regioni. Avevo cercato di cogliere l’accento della sua voce nel discorso dolente e uguale dei poveri e degli afflitti e mi era sembrato più volte che la sua ombra leggera mi avesse sfiorato nel crepuscolo fatale dei morenti. […] Bisognava forse che suonasse l’ora grande della guerra. L’ora della tua agonia più acuta, o Signore. E pure l’ora della tua irresistibile manifestazione al mondo. Era un ferito grave e già presso a morire. Quando gli tolsero adagio, devotamente, la giubba, apparve la veste atroce e gioconda del sangue, che, come un velo liquido e vivo, fasciava e rendeva brillanti le membra vigorose. Senza parlare mi guardò, come un bimbo che si addormenta poco a poco. Non altrimenti dovette guardare Gesù dall’alto della croce. […] Da quel giorno, la memoria esatta dell’irrevocabile incontro mi guidò d’istinto a scoprire i segni caratteristici del Cristo sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore». Il segreto di don Carlo fu l’essere instancabile cacciatore di colui che solo amava con tutto il suo essere, Cristo.

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