Ieri il cardinale Tettamanzi ha concluso la visita pastorale. Il decano, monsignor Franco Carnevali, illustra le priorità della Chiesa locale, nella quale sono già partite quattro comunità pastorali, mentre altre sei sono ai nastri di partenza

Maria Teresa ANTOGNAZZA

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

Si è conclusa ieri a Gallarate la visita pastorale al decanato da parte del cardinale Tettamanzi. Bagno di folla per l’Arcivescovo nella grande celebrazione eucaristica in piazza della Libertà, per i fedeli di tutte le 36 parrocchie di cui si compone il decanato di Gallarate, alla presenza dei preti della città e del prevosto e decano, monsignor Franco Carnevali.
Le comunità cristiane sono arrivate a questo atteso appuntamento dopo gli incontri che Tettamanzi aveva avuto in città il 4 giugno, prima con tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose e poi con i membri dei consigli pastorali parrocchiali e degli affari economici, insieme al consiglio pastorale decanale.
Laici che sono direttamente impegnati nelle varie realtà parrocchiali, dalla catechesi alla carità, all’animazione liturgica e che condividono con i sacerdoti la ricerca delle strade più adatte per far vivere oggi la Chiesa sul territorio. Negli incontri di inizio giugno, così come nella celebrazione di ieri, l’Arcivescovo ha raccolto i frutti del cammino fatto e ha indicato i passi futuri, sempre nella linea della “rivoluzione” avviata da qualche anno con la nascita delle comunità pastorali.
«Anche a Gallarate – spiega il decano e prevosto – l’esperienza è ben avviata, con quattro aggregazioni di parrocchie che da tempo lavorano insieme». Lo stesso Carnevali guida la Comunità pastorale del centro città, dedicata a San Cristoforo; poi ci sono le Comunità di Cassano Magnago, di Samarate e di Sumirago, mentre ai nastri di partenza ci sono almeno altre sei esperienze, tuttora allo studio, configurando così un decanato formato da 10 comunità pastorali.
Nell’agenda di monsignor Carnevali le priorità per la vita di questa piccola porzione della Chiesa varesina, dove vivono all’incirca 150 mila persone. «Certamente i temi della famiglia e dell’educazione restano tra le priorità, come pure gli sforzi verso un sempre maggiore coinvolgimento del laicato nella vita pastorale. A essi si collegano le nuove sfide legate all’annuncio della fede alle nuove generazioni, con il lavoro in direzione di una sempre più articolata pastorale battesimale, ma anche le problematiche caldissime della vita sociale, come il lavoro, la casa, la convivenza e l’integrazione con i molti stranieri residenti sul territorio. Su questo fronte il nostro impegno è quello di favorire l’incontro con le persone di altre culture e fedi e con le loro diversità». Lavoro molto concreto, che in passato ha consentito proprio alle parrocchie della città di venire incontro all’esigenza della comunità musulmana di trovare uno spazio adatto per le preghiere in occasione del mese di Ramadan, superando una difficile impasse con l’amministrazione comunale.
Monsignor Carnevali sottolinea poi altre “frontiere” dell’impegno pastorale unitario su cui si sta muovendo la Chiesa gallaratese. «Il tema della comunicazione della fede e della missione nei suoi vari aspetti restano elementi centrali nella vita delle nostre comunità e trovano nella famiglia un ambito privilegiato – spiega il decano -. Stiamo curando in particolare gli aspetti della preparazione al matrimonio e i cammini delle coppie guida e l’attenzione concreta alle situazioni di crisi e di difficoltà nelle famiglie. Cerchiamo di seguire con cura anche gli altri momenti speciali di vicinanza delle famiglie alla Chiesa, come in occasione dei funerali dei parenti. Penso poi alla capacità di accogliere bene, di far sentire a casa propria anche chi si affaccia per la prima volta alla vita della nostra comunità; l’offrire momenti significativi e curati sia di celebrazione sia di formazione; dare un aiuto a chi si trova in difficoltà, chi è senza parenti a cui affidare i figli o con turni di lavoro che isolano, generando solitudine. Sono tutti passi importanti che possono favorire il riconoscimento dei doni ricevuti da Dio e spingere a condividerli con gli altri».

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