Anche le comunità cattoliche dei migranti hanno raccolto l’invito del Cardinale. I soldi donati dagli immigrati per aiutare anche gli italiani rimasti disoccupati. Le difficoltà materiali spingono all’unità: un passo in più verso l’integrazione

di don Giancarlo QUADRI
Responsabile diocesano per la Pastorale dei migranti

famiglia-lavoro

«Occorre raccogliere, donare, essere generosi per poter poi aiutare chi si trova in difficoltà». Queste le prime espressioni dei leaders delle diverse Comunità dei Migranti, in risposta all’iniziativa sul Fondo-Famiglia lanciata dal cardinale Dionigi Tettamanzi. Tutti quanti – Filippini, Latino-Americani, Srilankesi, Coreani, Eritrei e Africani tutti, Egiziani, Romeni e Albanesi, Giapponesi, Cinesi, Polacchi – hanno un sentimento di ammirazione per una Chiesa, quella di Milano, e il suo Arcivescovo che non si ferma alle belle prediche, alle raccomandazioni, ma “si sporca le mani”, nel dare e nel raccogliere per poter dare.
Sono due le esperienze della vita del migrante che suscitano nel loro cuore questa ammirazione: da una parte, non dimentichiamo le sofferenze e gli stenti sofferti nel preparare e dar inizio al loro progetto migratorio. Quando una persona ha vissuto sulla propria pelle il rifiuto e la derisione, per non parlare delle ingiustizie vere e proprie, se ha una coscienza cristiana ed eticamente solida, comprende quando uno fa chiacchiere e vende fumo, oppure fa sul serio e si compromette ad aiutare. L’ammirazione dei migranti per questo progetto diocesano depone a favore di una iniziativa che sarà dura, ma darà i suoi frutti. D’altra parte tutti coloro che vivono con i migranti sanno bene che il sentimento di solidarietà, soprattutto di alcune etnie, non deriva solo dalle esperienze che hanno vissuto, ma da vere e proprie “culture di solidarietà e di condivisione” che dovrebbero lentamente arrivare a comunicazione con il popolo italiano, con il progressivo “vivere insieme” che la migrazione impone a tutti.
E così si è messa in moto tra le Comunità migranti la macchina della raccolta di fondi, come segno della partecipazione dei migranti alla vita della diocesi, con le sue gioie e i suoi dolori. Qualche settimana fa la Comunità di S. Stefano a Milano ha organizzato un mercatino con bingo annesso e degustazione di cibi sudamericani. Le Comunità Filippine raccolgono attraverso slogan sempre molto brillanti: A coin from the heart! (Una moneta dal cuore!). Ucraine e Albanesi pensano a gite in cui porre un segno di partecipazione. Insomma, tutta la fantasia dei migranti si sta dando da fare per raccogliere una somma che sia sì il segno di una sensibilità al problema, ma che sia anche significativa in termini concreti: si prevede un ammontare di almeno 10 mila euro. Certo, non è la soluzione del problema, ma è pur sempre un bel gesto di solidarietà.
Ovviamente, ci sono state anche domande oneste del tipo: «E le famiglie immigrate? Potranno usufruire di questo fondo?». Certamente, se le condizioni richieste vengono rispettate: soprattutto è necessario il permesso di soggiorno.
Dunque, anche questa iniziativa della diocesi ha spinto sia i migranti, sia tanti italiani a riflettere su un punto molto importante: per i cuori di buona volontà, le difficoltà materiali spingono all’unità e alla solidarietà. Credo sia un passo in più verso quella integrazione alla quale tutti aspiriamo.

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