Giornate di Studi Epigrafici in Ambrosiana su "Spurii lapides: i falsi nell'epigrafia latina"

epigrafe

Due giornate di Studi Epigrafici in Ambrosiana, il 25 e il 26 maggio a Milano promosse dall’Accademia Ambrosiana con la propria Classe di Studi Greci e Latini. Si parlerà dii falsi nell’epigrafia latina. In allegato la locandina con i dettagli.

Intervengono:
Juan Manuel Abascal Palazòn, Universidad de Alicante
Marco Buonocore, Accademia Ambrosiana
Angela Donati, Alma Mater Studiorum
Xavier Espluga, Universitat de Barcelona
Federico Gallo, Biblioteca e Accademia Ambrosiana
Fulvia Mainardis, Università degli Studi di Trieste
Matteo Massaro, Università degli Studi di Bari
Francesco Muscolino, Soprintendenza Archeologia Lombardia
Silvia Orlandi, Sapienza Università di Roma
Gabriella Poma, Università di Bologna
Mauro Reali, Università degli Studi di Milano
Antonio Sartori, Emerito Università di Venezia
Simonetta Segenni, Università degli Studi di Milano
Ginette Vagenheim, Rouen University
Alfredo Valvo, Università Cattolica di Milano
Marina Vavassori, Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo

 

Nel 2014 (27-28 maggio) si tennero in Ambrosiana le prime Giornate Epigrafiche sul tema, singolare per l’allitterazione ma basilare per le indagini in questo settore, della ‘Tradizione trasmissione traslazione delle epigrafi latine’, di cui è stato pubblicato l’omonimo Volume degli Atti, Tradizione trasmissione traslazione delle epigrafi latine, a cura di F. Gallo e A. Sartori, Milano 2015, pp. XII+200. Ora (25-26 maggio 2016) sono indette le seconde Giornate Epigrafiche intitolate ‘Spurii lapides: i falsi nell’epigrafia latina’ (secondo una definizione di Stefano Antonio Morcelli). Il problema dei falsi è stato sempre ‘croce e delizia’ per quanti hanno posto attenzione all’epigrafia latina dai molteplici punti di vista che essa propone. Ma sarebbe riduttivo pensare all’operazione come a una mera individuazione o classificazione di autenticità o di falsità da un punto di vista merceologico antiquario. In realtà, anche tra i falsi (ed una storia degli studi lunga ormai più secoli lo dimostra, con non infrequenti mutamenti di qualificazione, spesso incerta) c’è, come si dice, ‘falso e falso’. Infatti, non ogni falso – una qualifica che per tradizione è connotata sempre negativamente – ha una componente realmente e volutamente dolosa. Le sue motivazioni possono avere altre e diverse mosse: può essere un falso inavvertito il risultato di una lettura impropria per difficoltà di autopsia come anche per imperizia del lettore; è un falso volonteroso il fraintendimento dei concetti dei testi epigrafici per confronti impropri come le trascrizioni errate nel passaggio tra tante mani di copisti; è un falso, e un falso variamente ‘reale’, quello che emerge dalla stessa lunga tradizione manoscritta o a stampa, non di rado per volontà o ‘necessità’ di creare sostegni fittizi per ipotesi o invenzioni storiche, da corroborare o cui adeguarsi, anche le più strampalate; è un falso, ma neppure il più frequente, la manipolazione sempre impropria di monumenti autentici, iscritti o meno, o di tituli magari di incerta lettura; per non dire infine dei veri e propri falsi prodotti ex novo per essere immessi sul mercato: propriamente dolosi questi, ma limitati a certi periodi (segnatamente il XVII-XVIII secolo) in cui le mode, anche nell’arredamento, interno o esterno, richiedevano un commercio di oggetti antichi, anche di dubbia qualità, fra i quali proprio le epigrafi avevano il pregio d’essere i meno costosi e dunque i più richiesti (sprezzantemente definite da Scipione Maffei come «antichità de’ pover’omini»). Entro questi infidi parametri si muoveranno gli studiosi convenuti da più parti, per porre a confronto le loro esperienze, soggette talvolta a ripensamenti anche radicali (Antonio Sartori)

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