Mercoledì 29 aprile, alle ore 21, presso l’Istituto Salesiano S. Ambrogio di Milano in via Melchiorre Gioia 62, racconterò de La Chiesa di Milano protagonista negli ultimi tempi di un regime (Edizione Quaderni di storia Esinese, 170 pagine) illustrando una pubblicazione scritta in occasione dell’Ottantesimo della Liberazione in ricordo del suo arcivescovo, il cardinale Schuster, dei preti, dei religiosi e delle religiose e di don Giovanni Battista Rocca.
I contenuti del libro, in parte inediti, sono frutto di una ricerca condotta principalmente presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano, avvalendomi dei fondi «Ribelli per amore» e «Gli ultimi tempi di un regime», recuperando documenti poco conosciuti e spesso trascurati dalla storiografia ufficiale.
Mediazione strategica
L’opera si accompagna e integra altri interventi sul tema «Chiesa, cattolici e la liberazione a Milano», ampliandone gli orizzonti e proponendo una lettura attenta dell’azione della Chiesa ambrosiana negli ultimi tempi del regime. Il testo racconta ben oltre la dimensione caritativa, assistenziale e pastorale della Chiesa in quei mesi drammatici, e focalizza la maggior attenzione sul suo ruolo strategico nei tentativi di mediazione per la resa delle forze nazi-fasciste a Milano.
Infatti, assieme alle straordinarie attività della Chiesa milanese, che andavano molto più in là dei confini della Diocesi, spostandosi anche nei campi di concentramento di Bolzano e di Fossoli e negli aiuti agli Imi in Germania, c’è la straordinaria e complessa attività diplomatica, quest’ultima poco conosciuta e finalizzata alla resa tra i contendenti Alleati anglo- americani e i tedeschi, che ha evitato che a Milano l’epilogo finisse a cannonate con terribili conseguenze.
Schuster e Bicchierai
Nel racconto, ampio spazio è dedicato al cardinale Ildefonso Schuster, figura chiave nella Liberazione, e al suo collaboratore don Giuseppe Bicchierai, che emerge come uomo di eccezionale intelligenza diplomatica.
Bicchierai, con documenti inappuntabili, descrive tutti gli attori in gioco e ogni singola operazione, tra l’altro le più complesse ben rendicontate al sostituto della Segreteria di Stato in Vaticano, monsignor Giovanni Battista Montini, attraverso la Nunziatura di Berna.
Per merito di don Bicchierai e di altri collaboratori dell’Arcivescovo, Schuster assunse un ruolo rilevante e riconosciuto nella Liberazione di Milano e nella fine dell’occupazione nazista, non solo come defensor civitatis, ma considerato da tutti de jure e de facto come il primate d’Italia.
Una narrazione da confutare
Le carte d’archivio rinvenute smentiscono poi la narrazione postbellica di alcune forze politiche che cercarono di mettere in secondo piano l’azione svolta dal Cardinale e di associare la Chiesa milanese a un presunto clerico-fascismo o a un atteggiamento attendista.
Già Schuster nel 1946, per contrastare quelle tendenze, aderì a far pubblicare, controvoglia, un suo «libro bianco» intitolato Gli ultimi tempi di un regime, con una raccolta di documenti in parte incompleta, per far luce sulla vasta opera svolta dall’Arcivescovado di Milano in quei durissimi mesi. Lo stesso Cardinale nella sua prefazione, probabilmente a giustificazione della non completezza della sua pubblicazione, riportò che «non era previsto tra i compiti dell’Arcivescovo quello di scrivere la propria biografia».
Se questo è vero, perché la Chiesa ha ben altre cose di cui occuparsi, non vale invece per gli storici, a cui spetta il compito del chiarimento storico, ricorrendo però a una rigorosa ricerca, studio e approfondimento delle fonti documentarie, come spesso indicato da Marc Bloch.



