«Dialoghi di inclusione» a Rho giunge quest’anno alla sesta edizione. L’iniziativa è nata quasi in sordina, già prima del Covid; poi si è svolta a distanza durante il lockdown con una buona partecipazione.
«In origine l’intenzione era di partire da alcune parole del cardinale Martini. Avevamo invitato come ospiti Mauro Magatti (che ritorna quest’anno) e Johnny Dotti: visto il successo, abbiamo deciso di continuare», racconta Marco Torriani, organizzatore insieme ad Angela Grassi (responsabile internazionale di Fede e Luce), don Marco Bove (Vicario episcopale e assistente spirituale internazionale di Fede e Luce), Paola Pessina (già sindaco di Rho) e Renato Baroni, presidente della Polisportiva dell’oratorio San Carlo di Rho, che tra le varie discipline propone anche il baskin, il basket inclusivo, cresciuto molto in questi anni.
«L’esigenza è nata nell’ambito della disabilità- continua Torriani -, ma fin dall’inizio si è deciso di non connotare l’iniziativa da questo punto di vista, bensì di parlare di inclusione a 360 gradi, allargando quindi la prospettiva». Ogni anno gli organizzatori scelgono un ambito per affrontare il tema: dall’ambiente all’arte, dall’urbanistica alla testimonianza.

Quest’anno il titolo è «Costruire comunità», con un focus sulla convivenza. Perché questa scelta?
Oggi si parla tanto delle derive individualistiche, dell’io invece che del noi, quindi abbiamo deciso di approfondire questa pista di riflessione. Abbiamo deciso di partire dalla comunità con diverse declinazioni, quindi dal punto di vista ecclesiale e poi della società civile.
Nella serata del 9 aprile per la prima volta interverrà anche l’arcivescovo Mario Delpini, che dialogherà con Cristina Arcidiacono, Pastora della Chiesa battista. Su cosa verterà il confronto?
È un incontro inclusivo al suo interno, perché si tratta di due confessioni diverse, con un soggetto maschile e uno femminile. La riflessione si concentrerà sugli elementi che costruiscono la comunità e su quelli che la ostacolano secondo i due relatori. Di solito, oltre alla riflessione teorica, cerchiamo anche di raccontare esperienze concrete che rendono viva la società. Per questo chiederemo loro di offrire anche spunti più concreti.
I Dialoghi di inclusione hanno sempre avuto il patrocinio del Comune di Rho. C’è quindi una sensibilità che vi accomuna?
Assolutamente sì. Fin dall’inizio il Comune ha dato il patrocinio, ma quando ci sono ospiti rappresentativi, intervengono alla serata anche il Sindaco, gli Assessori o altre figure istituzionali. Inoltre, come nel caso della presenza dell’Arcivescovo, l’incontro rientra anche nella programmazione di una rassegna comunale e l’amministrazione rende disponibile il teatro di Rho che è molto grande. In questo caso, più che un patrocinio, è una collaborazione.
A chi vi rivolgete per queste serate?
L’ambizione è quella di rivolgerci alla cittadinanza, perché sono grandi temi, ma l’ambito parrocchiale è quello nel quale riusciamo a dare la diffusione maggiore e la risposta è migliore. Nelle serate interviene anche il pubblico, tranne quando siamo in teatro, perché è troppo grande e dispersivo (oltre 300 posti), con esiti diversi; però a volte arricchisce molto il dibattito.

Avete notato un crescente interesse nel corso degli anni da parte della cittadinanza?
Se avessimo dovuto fare affidamento sulla partecipazione delle prime edizioni, a parte quella del lockdown, avremmo chiuso l’iniziativa, perché non è stato facile, ma ci credevamo e siamo andati avanti. Al di là della partecipazione, ci piace pensare che sia un seme gettato, uno spunto di riflessione. Quando però il relatore ha un’esposizione mediatica, l’interesse aumenta e si riesce a coinvolgere un pubblico più numeroso. L’anno scorso per esempio, insieme al Comune abbiamo organizzato serate che hanno avuto una presenza numerosa, con il teatro strapieno. Sulla figura del cardinale Martini avevamo invitato Vito Mancuso (teologo) insieme a monsignor Franco Agnesi (Vicario generale); poi Rosy Bindi e Johnny Dotti su don Lorenzo Milani. Secondo noi queste serate hanno allargato la cerchia di partecipazione. Gli interventi, anche se non sempre, vengono registrati e pubblicati sul canale youtube dell’oratorio San Carlo, quindi sono disponibili a tutti.




