«Cosa portiamo a casa? L’amicizia con Gesù, la gioia, la preghiera. Questo ci accompagni verso la Pasqua e, accompagni voi ragazzi, verso la cresima».
Il campo verde di San Siro e gli spalti che diventano una grande tavola della festa, fatta di canti e di preghiera, di riflessione e di figurazioni suggestive, rese vive dai 45 mila provenienti da tutta la Diocesi, che riempiono lo stadio “Giuseppe Meazza”. Tutti insieme – ragazzi, genitori, educatori, madrine, padrini, catechisti sacerdoti e interi oratori – con le loro pettorine di diversi colori secondo le diverse Zone pastorali, per vivere il tradizionale incontro dell’Arcivescovo e dei Vicari episcopali con i cresimandi, ragazzi e ragazze (prevalentemente di V elementare) che riceveranno prossimamente il sacramento della Confermazione.

La gioia della fede
Ispirato alla Lettera Dove vuoi che prepariamo?, che l’Arcivescovo ha consegnato all’avvio del “Cammino 100 giorni cresimandi”, l’attesissimo appuntamento diventa, così, un invito a riscoprire la dimensione della festa legata alla celebrazione della Cresima, un passaggio da preparare e rivivere nella gioia della fede e nel servizio al prossimo.
Una gioia “giovane” che esplode quando l’Arcivescovo – che al suo arrivo saluta alcuni cresimandi portatori di disabilità con le loro famiglie e i volontari di «Csi per il mondo» – entra in campo, compiendone il giro, accompagnato dai Vicari. Si parte subito con l’invocazione dello Spirito e si prosegue tra momenti di dialogo e le scenografie realizzate con materiali di recupero (cartoni, stoffe riciclate, ombrelli), messe in scena da circa 800 figuranti, secondo un’articolazione in tre tempi. E tutto guidato dall’icona evangelica delle Nozze di Cana, nel secondo capitolo del Vangelo di Giovanni, di cui alcuni diaconi leggono brani. Anche i Vicari prendono a turno la parola pronunciando preghiere e invocazioni.
Magnifiche e preparate per mesi le figurazioni – con i grandi striscioni dei nomi dei sette doni dello Spirito srotolati all’avvio dell’incontro – formando via via, a bordo campo, ora un cuore fatto di tanti ombrelli rossi aperti, ora il volto del Signore, ora quello di Maria, con richiami simbolici alle giare del racconto evangelico. Particolarmente bello il gesto per cui lo stadio si colora di migliaia di palloncini azzurri e, infine, del logo e del motto dell’oratorio di quest’anno, «Fatti avanti», nel momento del Mandato conferito da monsignor Delpini, la cui riflessione si costruisce attraverso le risposte alle domande poste da un genitore, un cresimando e una catechista.

«Radicarsi in Gesù»
Inizia il rappresentante dei genitori, che nel primo momento dal titolo “Non hanno vino” chiede, «Come possiamo educare i nostri figli ad ascoltare Gesù, perché non manchi nella loro vita la gioia vera?».
«Non ho risposte – spiega monsignor Delpini attraverso un breve racconto di fantasia -, ma vi prego: siate lieti, siate sempre lieti nel Signore. I vostri figli vi ascoltano, non hanno bisogno delle vostre prediche, ma della vostra testimonianza. Se sentono che continuate a lamentarvi, come potranno sperare nella gioia? Siate lieti voi per primi e la gioia riempirà la vostra casa».
Per il secondo momento, “Un gesto semplice”, è un cresimando che domanda come seguire il Signore tutti i giorni. «Siate pronti a servire: radicatevi in Gesù per affrontare le difficoltà della vita», osserva l’Arcivescovo che immagina la storia di un “albero sciocco” che avrebbe voluto mettere radici in montagna e al lago, ma che comprese che così sarebbe morto e tornò nel semplice giardino di casa a produrre le sue albicocche. Chiarissimo il richiamo simbolico al radicarsi nella terra buona che è il Signore.
Infine, nel terzo step, dedicato a “Un dono inatteso”, è una catechista a porre l’interrogativo su «come aiutare i ragazzi a scoprire che la vita con Dio è una vita piena». «La gioia, l’entusiasmo, la fiducia nel futuro non si possono raccomandare come un dovere da eseguire – la risposta -. Ma voi catechisti insegnate a pregare in silenzio e con le parole, a stare davanti a Gesù, a fissare lo sguardo su di lui».

A conclusione, dopo la benedizione, in un tripudio di musica, colori e ancora un giro del campo da parte dell’Arcivescovo, c’è spazio anche per un gesto di fraternità e amicizia attraverso la raccolta fondi per una microrealizzazione, curata dell’associazione «Csi per il mondo», che andrà a sostenere alcuni progetti sportivi nella Diocesi di Pucallpa, in Perù. E, sul campo, si disegna, allora, un grande pallone.




