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L’abbazia di Sesto Calende tra arte e fede

Fu un centro monastico di grande importanza nell’alto medioevo all’inizio del Lago Maggiore. Nel XII secolo la ricostruzione romanica e poi i notevoli dipinti rinascimentali attribuiti a Cesare da Sesto, allievo di Leonardo. Ma anche la curiosa Madonna dei Limoni e una bella copia del Cenacolo vinciano, insieme agli affreschi settecenteschi di Biagio Bellotti. Da riscoprire, dopo i recenti restauri

di Luca FRIGERIO

20 Marzo 2026

Attorno all’850 il vescovo di Pavia, Liutardo, avendo ottenuto dall’imperatore alcuni terreni a Sesto Calende, all’inizio del Lago Maggiore, vi insediò una comunità benedettina che divenne ben presto uno dei centri religiosi più importanti alle pendici delle Prealpi: un’enclave pavese in terra ambrosiana, collegata direttamente alla capitale longobarda attraverso il fiume Ticino.

Oggi l’Abbazia di San Donato è il fulcro della Comunità pastorale di Sesto Calende. Un luogo ricco di storia, di arte e di fede, che merita di essere riscoperto, grazie anche ai recenti restauri che hanno dato nuova luce ai tesori che sono qui conservati.

Dell’antica fondazione rimangono tracce sparse: elementi di gusto longobardo e carolingio reimpiegati nella muratura e nella cripta. La struttura “portante” della chiesa, infatti, è quella del rifacimento tra l’XI e il XII secolo, secondo il modello basilicale milanese.

La facciata, del resto, appare fin troppo solida e compatta, presentandosi con tre porte, ma senza finestre. Questo, in realtà, era in origine il nartece, ovvero una zona porticata adiacente all’ingresso, che poi venne chiusa, quasi sigillata. Un’imponenza che, senza perdere vigore, si fa più slanciata nella parte absidale. La torre campanaria è in proporzione, tanto poderosa da sembrare quasi minacciosa.

Il declino dell’Abbazia di Sesto Calende iniziò già nel XIII secolo, e fu dovuta più a motivi materiali che spirituali: nel 1203, infatti, un’alluvione causò l’interramento del porto fluviale sul Ticino.

A fine 400 il monastero di San Donato fu dato in commenda. Da un punto di vista artistico, tuttavia, fu un momento di rilancio: nella Cappella di santa Caterina, ad esempio, furono realizzati degli strepitosi affreschi. L’alta qualità delle pitture ha fatto pensare a quel Cesare da Sesto che la tradizione vuole originario proprio di questa contrada e che fu uno dei migliori allievi lombardi di Leonardo.

Tra le immagini più interessanti, ecco un’insolita Madonna col Bambino circondata da una pianta di limoni, frutto legato all’idea della fedeltà nell’amore. Il dipinto potrebbe essere di mano del ticinese Tarilli, che in effetti firma e data – 1581 – la monumentale Ultima Cena, copia ingenua ma fedele del capolavoro vinciano.

Il Settecento fu un altro periodo di ripresa, per l’antica abbazia. Sulle pareti del presbiterio, infatti, ecco le storie vivaci del santo titolare, Donato, e del suo sodale Gandolfo, dipinte con scenografica teatralità del maestro bustocco Biagio Bellotti.

E poi molto altro ancora, in questo gioiello di Sesto Calende. Ma la vera chicca l’abbiamo lasciata per ultima, e si trova sul muro absidale verso l’attuale oratorio: dove è incastonata una preziosa, rarissima matrice altomedievale per realizzare le coperture metalliche degli evangeliari. Da rimanere a bocca aperta per la sorpresa.

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