Una mostra già visitata da oltre 15 mila persone, realizzata attraverso pannelli, video e foto per raccontare la vicenda dei 19 religiose e religiosi uccisi in Algeria 30 anni fa: vittime della violenza che oppose le forze armate algerine e gruppi islamisti. È la rassegna «Chiamati due volte. I martiri d’Algeria», inaugurata a Milano presso la Basilica di Santa Maria della Passione, nella Comunità pastorale Santi Profeti.
La mostra, realizzata da Oasis – Fondazione internazionale nata nel 2004 per iniziativa del cardinale Angelo Scola con l’obiettivo di favorire la conoscenza tra cristiani e musulmani – e dalla Libreria Editrice Vaticana, era già stata presentata al Meeting di Rimini nell’agosto del 2025. Ha avuto una grande eco nazionale e internazionale, cadendo oltretutto nel trentennale della morte dei monaci di Tibhirine e del Vescovo di Orano, il domenicano francese Pierre Claverie, ucciso con l’amico musulmano Mohamed Bouchiki.
L’itinerario proposto comprende videointerviste e testimonianze raccolte a Roma, Parigi, in Normandia, a Lione, a Tunisi, Orano e Algeri, lungo un percorso ideale che aiuta a introdurre il viaggio apostolico del Papa in Algeria, dal 13 al 15 aprile.

L’inaugurazione
Insomma, tante ragioni per un successo che non è mancato per l’affollata serata dell’inaugurazione. Arricchita da un momento di riflessione moderato da Alessandro Banfi, direttore della comunicazione di Oasis, e affidato a relatori di eccezione: monsignor Davide Carraro, vescovo di Orano; monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Carità, la Cultura, la Missione e l’Azione sociale; suor Franca Littarru, Piccola Sorella di Gesù, che ha vissuto per 50 anni in Algeria e ha conosciuto personalmente i martiri.

«Siamo qui per un esercizio di gratitudine che va a chi ha permesso l’organizzazione di questa mostra, ma soprattutto siamo radunati dal sangue di questi martiri – ha detto Bressan, ricordando gli eventi collegati ai temi del martirio della Chiesa algerina, all’interno del prossimo Soul Festival -. Questa rassegna si interseca bene nel ciclo dedicato quest’anno al mistero. Siamo qui per guardare anche noi a queste storie di 19 persone che hanno risposto all’odio con l’amore». Un odio che, nel cosiddetto “decennio nero” dal 1992 al 2002, provocò 150 mila vittime, tra cui, appunto, i 19 martiri cristiani beatificati nel 2018 da papa Francesco.

La Chiesa di Orano, Chiesa del perdono
Proprio dall’eredità che questi martiri lasciano alla diocesi di Orano, alla Chiesa algerina e a tutti noi, si avvia l’intervento di monsignor Carraro: «Il loro lascito va nel senso della fraternità e dell’amicizia, nella fedeltà al Vangelo e a un popolo. I nostri 19 martiri sono santi della quotidianità e quello che hanno vissuto nella semplicità della loro vita lo possiamo fare anche noi».
Cinque le caratteristiche della Chiesa di Orano, che il Vescovo delinea: «Siamo una Chiesa minoritaria, fatta solo di 400 persone, inserita in mezzo al popolo musulmano con cui condividiamo tutto e dove la differenza ci fa recuperare la nostra identità. Formiamo un mosaico di 30 nazionalità diverse e questo ci rende unici. Siamo una Chiesa ecumenica: infatti, spesso alle nostre celebrazioni partecipano i protestanti, in maggioranza studenti di origine sud-sahariana, e ciò ci aiuta ad accoglierci e a nutrirci del loro modo di essere Chiesa. Siamo una Chiesa di passaggio, costituita da consacrati, migranti, studenti, lavoratori. Questo ci dona una terza vocazione: essere una Chiesa educatrice, sapendo che, ogni volta, cambiano gli studenti e bisogna rincominciare da capo. Siamo una Chiesa giovane, nell’età e nella fede e ai giovani piace la festa: per questo siamo una Chiesa umana che si prende del tempo per capirsi, una Chiesa del perdono».

La visita del Papa
Il pensiero di Carraro va alla visita del Papa, legato per diversi motivi alla vicenda dei martiri di Algeria. Leone XIV è agostiniano: Sant’Agostino era nato a Tagaste e fu vescovo di Ippona nel territorio dell’attuale Algeria; è stato eletto l’8 maggio 2025, giorno della memoria liturgica di questi martiri (tra i quali due religiose sono agostiniane sono tra loro). Soprattutto, il Santo Padre è molto devoto a tali beati.
«Siamo grati al Papa che è attento alla nostra piccola realtà. Gli algerini considerano Agostino un figlio della loro terra e anche per loro è un onore. Credo che il Papa abbia deciso di venire in Algeria per mettere il suo ministero sotto la protezione di Sant’Agostino. Porterà quel messaggio di pace di cui tutti, cristiani e non, abbiamo bisogno in questo momento. L’ospitalità algerina è grande e ritengo che si sentirà accolto non solo da noi cristiani, ma anche dal popolo musulmano».

Il messaggio di suor Franca: fraternità e pace
«Per noi Piccole Sorelle di Gesù il legame con l’Algeria è grande a causa sia del nostro ispiratore, Charles De Foucauld, sia della nostra fondatrice, Magdeleine Hutin, che vissero la loro vocazione in questa terra – ha sottolineato, da parte sua, suor Littarru -. E lo è altrettanto quello con il mondo musulmano, da cui siamo state comunque e sempre accolte, dopo 140 anni di una colonizzazione occidentale durissima: siamo fedeli a un’alleanza e a una fratellanza umana. L’alleanza per noi religiosi è sacra: quindi, rimanere e stare con la gente anche se siamo minacciati è un dovere e lo abbiamo fatto. Siamo restate in Algeria per amicizia. Sono qui perché ritengo un dono grandissimo aver conosciuto i martiri, persone umane e semplici, diversissime tra loro, ma tutti con una spiritualità profondissima. Non volevano morire, ma dare la vita per gli altri. Infatti a Cristian – padre Christian De Chergé, priore dell’Abbazia di Tibhirine, ucciso con altri 6 monaci trappisti nel maggio 1996, ndr – non piaceva la parola martire e era convinto che si può ricevere molto anche dalla fede musulmana».
Non è un caso che lo slogan della mostra sia la frase in arabo «Dio è amore» che monsignor Claverie fece cucire sulla sua stola.
La mostra sarà visitabile nella Basilica di Santa Maria della Passione fino al 29 marzo (ore 10-13, 15-19, domenica solo in orario pomeridiano). È possibile prenotare una visita guidata all’indirizzo ass.charles.peguy@gmail.com



