Una scarpa e una ciabatta. Due orologi allo stesso polso. Bambolotti cullati come neonati. E poi un germoglio tra le mani, una risata aperta, ma anche sguardi nel vuoto, braccia levate al cielo, come a invocare, come a cercare: aria, cielo, risposte… Sono fotografie bellissime, quelle che Marianna Sambiase ha scattato nei reparti Alzheimer di Fondazione Sacra Famiglia. Bellissime e struggenti, rispettose e forti: ritratti veri di uomini e donne segnati dalla malattia, da quella tremenda patologia neurodegenerativa che sottrae alla vita e agli affetti. Ma senza pietismo, recuperando in ogni frammento quotidiano la loro dignità di persone.
Al Museo Diocesano di Milano apre la mostra fotografica: «Non dimenticarti. L’esperienza di Sacra Famiglia e la cura dell’Alzheimer», che sarà visitabile dal 3 marzo al 3 maggio (tutte le informazioni su www.chiostrisanteustorgio.it )
Un evento realizzato in occasione dei 130 anni della Fondazione nata nel lontano 1896 per intuizione del parroco di Cesano Boscone, monsignor Domenico Pogliani, per offrire cura e assistenza anche ai più fragili, a chi vive una condizione di disabilità e di invalidità. La cui attività oggi prosegue come realtà sociosanitaria tra le più importanti in Lombardia e a livello nazionale, espressione della Diocesi di Milano, con oltre duemila professionisti che ogni anno assistono quasi sessantamila persone in venti sedi.
Marianna Sambiase è una di queste operatrici, che da oltre vent’anni lavora accanto a persone affette da patologie degenerative. Anche la sua passione per la fotografia l’ha portata a mettere «a fuoco» la persona nella sua interezza, cogliendo con partecipazione e sensibilità quell’universo di gesti, sguardi, relazioni ed emozioni che va oltre il rapporto professionale tra educatore e assistito.
Ma la mostra al Museo diocesano presenta anche il reportage di Enrico Zuppi, padre del cardinale Matteo Maria, arcivescovo di Bologna e attuale presidente della Conferenza episcopale italiana. Amico di Montini, laureatosi a Milano, Zuppi era caporedattore del quotidiano l’Italiana e nel 1946 realizza un servizio fotografico sulla Sacra Famiglia, che durante la guerra aveva anche ospitato e nascosto vittime e perseguitati dai nazifascisti. Immagini che hanno il sapore del neorealismo.
Ma in mostra c’è anche un terzo servizio, firmato da dei maestri della fotografia italiana e internazionale, Gianni Berengo Gardin, recentemente scomparso, che visitò la Sacra Famiglia nel 2011 raccontando, con il suo espressivo bianco e nero, la vita quotidiana dell’istituto, fra terapie, lezioni, giochi.
Una mostra, insomma, che offre uno sguardo delicato e inedito sul tema complesso dell’Alzheimer e delle demenze, «mettendo l’accento sul valore e il mistero dell’identità umana rispetto alla fragilità».



