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«Il Segno»

Affido, una scelta che genera futuro

Meno famiglie disponibili, casi più complessi: la necessità di ricostruire fiducia attorno all’accoglienza temporanea. È l’inchiesta del numero di febbraio del mensile diocesano

18 Febbraio 2026
Affido (foto Contrasto9

Da Il Segno di febbraio

Negli ultimi anni le famiglie disponibili all’affido sono diminuite, mentre restano numerosi i bambini e i ragazzi che hanno bisogno di crescere in un contesto familiare. Da questa consapevolezza è nato il convegno «Mondi in dialogo. Relazioni evolutive tra adulti e adolescenti nelle sfide dell’accoglienza», promosso da Caritas ambrosiana e dal Servizio per la famiglia della Diocesi di Milano, nell’ambito delle attività dello Sportello Anania, che compie vent’anni. L’obiettivo è rilanciare una cultura dell’accoglienza, superando paure e pregiudizi e creando reti tra famiglie, parrocchie e territorio.

I numeri e i requisiti

Secondo i dati del Ministero del lavoro, al 31 dicembre 2024 i minori in affido erano 15.870 (17.315 nell’intero anno), oltre 2.800 in Lombardia. La maggioranza è italiana, ma significativa è la presenza di minori stranieri, compresi quelli non accompagnati. Prevalgono i maschi e nel 17% dei casi sono presenti disabilità o vulnerabilità socioculturali, dato in crescita.

L’affido si fonda sul diritto di ogni bambino a crescere in famiglia, sancito dalla legge 149/2001. Non sostituisce la famiglia d’origine, ma la affianca temporaneamente quando questa vive difficoltà sanitarie, sociali o relazionali. Possono candidarsi coppie sposate o conviventi e persone singole. Dopo una valutazione iniziale, l’affido può essere a tempo pieno oppure diurno, particolarmente utile per ragazzi inseriti in comunità che necessitano di un legame affettivo stabile. È un percorso accompagnato da servizi sociali, Tribunale per i minorenni ed enti del Terzo settore. Al termine, la legge 173/2015 tutela la “continuità degli affetti”, permettendo di mantenere relazioni significative.

Condividere un cammino

Oggi, però, l’affido attraversa una fase critica: difficoltà economiche e crescente complessità dei casi – spesso disposti dall’autorità giudiziaria e non più solo su base consensuale – rendono più raro l’impegno delle famiglie. Servirebbero nuclei preparati e solidi, sostenuti da reti competenti.

Le testimonianze mostrano però la forza di questa scelta. C’è chi pratica la “pronta accoglienza” di neonati per periodi brevi, accompagnandoli verso l’adozione o il rientro in famiglia, e chi accoglie adolescenti anche stranieri non accompagnati, costruendo legami che durano nel tempo. Il distacco è doloroso, ma l’affido è un tratto di strada condiviso: offre ai minori radici e ali, e alle famiglie un’esperienza di profonda generatività.

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