Ancora oggi, da secoli, per la festa della Presentazione del Signore tra le navate del Duomo di Milano viene portata in processione una preziosa icona a due facce, chiamata «Madonna dell’Idea».
Su un lato è dipinta una «Madonna in trono col Bambino». Il piccolo Gesù sta in piedi sulle ginocchia della madre: è nudo, e Maria stende un sottilissimo velo all’altezza del pube, la cui trasparenza, tuttavia, ha la funzione di svelare, più che di coprire: ecco il Verbo che si è fatto carne, vero uomo e vero Dio.
Dall’altro lato, invece, troviamo la «Presentazione di Gesù al Tempio». In questa scena si vede l’anziano Simeone, «uomo giusto e timorato di Dio», che riconsegna a Maria suo figlio, subito dopo aver pronunciato le celebri parole profetiche. Giuseppe porta le due tortore da offrire al Tempio. A destra, invece, si staglia la profetessa Anna: anche lei «si mise a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme».
Il particolare più toccante, tuttavia, è proprio lo slancio di Gesù verso la madre, in quelle mani protese al reciproco abbraccio. Con il volto di Maria, tuttavia, che non è gioioso come ci aspetteremo, ma appare anzi adombrato da un’intima tristezza. Con grande efficacia, cioè, l’artista ci mostra la profonda impressione che devono aver suscitato nella Vergine le ultime parole che le ha rivolto Simeone, come in un sussurro: «Egli è qui per la rovina e risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
Un piccolo, grande capolavoro, insomma. Sulla cui paternità in passato non esistevano dubbi, anche perché la tavola reca la firma di Michelino da Besozzo, uno dei più importanti artisti italiani del primo Quattrocento, celebrato dai contemporanei come «pittore sommo», «stupendissimo», il «nuovo Policleto», per non citare che alcuni elogi.
L’icona è custodita nel Museo del Duomo di Milano, ma, come si diceva, in cattedrale è ancora oggi al centro delle celebrazioni del 2 febbraio, quando, con una solenne processione, si ricorda, ad un tempo, la Purificazione della Vergine e la Presentazione di Gesù al Tempio. È la festa antichissima che la devozione ambrosiana chiama «Candelora», posta a conclusione dell’intenso ciclo natalizio.



