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La Diocesi e i Giochi di Milano Cortina

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Giochi

Olimpiadi e Paralimpiadi, cosa ci racconterà l’impegno degli atleti

Il loro sforzo come «una scuola di ascesi, di morale, di umanità, di vita, di audacia e fantasia»: così l'Arcivescovo nell'omelia per la Messa in San Babila nella quale è stata accolta la Croce degli Sportivi e si è avviato il progetto diocesano «For each other». Il messaggio di Leone XIV: «L'evento susciti sentimenti di amicizia e fraternità»

di Annamaria BRACCINI

29 Gennaio 2026
L'Arcivescovo accoglie la Croce all'ingresso della Basilica (foto Andrea Cherchi)

Un’occasione, anzi una scuola di vita, di audacia, di fantasia, ma anche una via morale e di ascesi per saper andare oltre la superficialità dei comportamenti e delle passioni, vivendo con libertà e consapevolezza «quella specie di festival del corpo», che saranno le ormai vicinissime Olimpiadi e Paralimpiadi. La voce dell’Arcivescovo risuona forte e chiara nella Basilica di San Babila, affollatissima per la celebrazione da lui presieduta per l’accoglienza della Croce degli Sportivi che, dopo una breve processione all’esterno della chiesa, viene posta in altare maggiore, dove resterà fino alla conclusione di Milano-Cortina 2026. Nella chiesa scelta come luogo di culto di riferimento per il periodo olimpico, si apre così il ricchissimo palinsesto delle iniziative promosse dalla Diocesi per i Giochi con il titolo «For each other – L’uno per l’altro».

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Autorità e concelebranti

In San Babila trovano posto atleti, rappresentanti delle società sportive di base, ragazzi degli oratori e autorità: in prima fila ci sono la vicesindaco Anna Scavuzzo, Marco Riva (presidente del Coni Lombardia) e Federica Picchi (sottosegretario di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani). Concelebrano il rito, animato dai giovani e dal Coro della Curia di Milano, quattro vescovi (tra cui monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione), e una ventina di sacerdoti, con il vicario episcopale di settore don Giuseppe Como, il direttore della Fom don Stefano Guidi, il presidente della Consulta Comunità cristiana e Disabilità don Mauro Santoro, e altri presbiteri legati al mondo oratoriano e sportivo. La celebrazione, infatti, seppure quest’anno con un significato molto particolare e solenne, è la tradizionale Messa degli Oratori, celebrata ogni anno durante la Settimana dell’Educazione in tutte le realtà diocesane.

La processione che ha preceduto la Messa (foto Andrea Cherchi)

I Giochi come scuola di vita  

«In queste settimane i Giochi olimpici e paralimpici saranno una specie di festival del corpo – dice monsignor Delpini nell’omelia -. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. E il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto infatti è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente. Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Sarà una scuola di ascesi». Ma anche una scuola di morale e di umanità, perché «dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede trasgressioni. Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi».

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Infine, sarà scuola di vita, di audacia e di fantasia, per usare ancora delle espressioni dell’Arcivescovo: «Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani, e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite».

La Croce in San Babila (foto Andrea Cherchi)

La Croce degli Sportivi

Il richiamo non può che andare, quindi, alla Croce degli Sportivi, che da Londra 2012, Athletica vaticana, l’associazione ufficiale polisportiva della Santa Sede, porta nelle città che ospitano i Giochi. Realizzata con 15 legni provenienti da diverse zone del mondo, la croce presenta al suo centro, al posto del corpo di Cristo, una sorta di apertura, «uno spiraglio» che, come nota ancora monsignor Delpini, invita ad «andare oltre e accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione. La Croce degli Sportivi rimarrà in questa chiesa per i giorni delle Olimpiadi e Paralimpiadi e per chi saprà ascoltare parlerà come parla un corpo glorioso, il corpo assente che attira lo sguardo, provoca la memoria, alimenta lo stupore e convince a cantare l’alleluia di Pasqua».

Il messaggio del Papa e le parole di monsignor Tighe

A conclusione della Messa, dopo la preghiera composta per l’occasione dallo stesso monsignor Delpini e le promesse di tre giovani atleti, è don Giuseppe Como a dare lettura del messaggio di saluto di papa Leone XIV, firmato dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin (leggi qui), con l’auspicio che «l’importante evento susciti sentimenti di amicizia e fraternità, saldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana. Il Santo Padre assicura la sua preghiera affinché queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza e la solidarietà».

L’Arcivescovo con la Croce (foto Andrea Cherchi)

«Grazie dell’enorme sforzo che avete creato per camminare insieme con gli sportivi. Questo è un grande evento di territorio – dice, da parte sua, monsignor Tighe -. Una seconda parola che voglio dirvi è la vicinanza di una Chiesa che vuole camminare con il popolo creando eventi di cultura e di speranza: insieme possiamo imparare ad apprezzare i valori che abbiamo in comune. Terza parola è l’inclusione perché tutti parleranno insieme il linguaggio dello sport che è universale. Quarta, è la vittoria della croce, che pare simbolo di sconfitta e di morte e che apre, però, alla pienezza dell’amore e della vita. Così possiamo essere vincitori attraverso momenti di pace per tutti».

Una pace fatta anche di allegria nel momento conviviale organizzato dalla Fom in piazza San Babila, con michette e salame (ovviamente “Milano”), che conclude la serata suggellata dalla benedizione dell’Arcivescovo: «Siate benedetti da Dio, siate benedizione per quelli che vi incontrano, per coloro che vengono a Milano in questi giorni, per tutti quelli che hanno bisogno di un aiuto, di una parola, di una speranza: siate benedizione per la città».