«La lunga strada verso la libertà, tratta e sfruttamento nel XXI secolo» è il tema del convegno promosso da Caritas ambrosiana e Centro Pime, in collaborazione con Ucsi Lombardia, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani. Si svolgerà lunedì 9 febbraio, dalle 11 alle 13, presso il Centro Pime (sala Girardi), via Mosè Bianchi 94 a Milano. L’iniziativa è accreditata per la formazione dei giornalisti (vedi qui la locandina con il programma).
Il fenomeno
La tratta degli esseri umani, in particolare per il grave sfruttamento lavorativo e sessuale, è una piaga che riguarda l’intero pianeta. Secondo l’Onu, infatti, non esiste Paese al mondo che non sia interessato dalla tratta come nazione di origine, transito o destinazione dei nuovi schiavi. Anzi, dopo un rallentamento del fenomeno negli anni della pandemia di Coronavirus, il numero delle vittime ha ripreso drammaticamente ad aumentare. E purtroppo aumenta anche quello dei minori coinvolti in varie e aberranti forme di sfruttamento e riduzione in schiavitù.
Sfruttamento sessuale
In Italia il fenomeno riguarda migliaia di ragazze e donne costrette a prostituirsi. Invisibili nella realtà, ma anche nella rappresentazione. Sono (quasi) scomparse dalle strade e anche dal racconto dei media e di conseguenza dal dibattito pubblico. Non sono però scomparse in quanto vittime. Sono solo state trasferite altrove: dalle strade all’indoor (appartamenti, locali, connection house) e all’online, dove risultano, appunto, più invisibili. Il che non significa meno sfruttate. Anzi, a volte lo sfruttamento avviene in condizioni di vera e propria segregazione e di costante controllo, di abusi fisici e psicologici, aggravati dall’impossibilità di chiedere aiuto.
Sfruttamento lavorativo
Sono ben visibili, invece, i moltissimi lavoratori e lavoratrici (stranieri, ma non solo) sottoposti a condizioni di vita e di lavoro disumani. Lavoro nero, grigio, povero. Lavoro schiavo. Non è solo una drammatica realtà. È un «crimine contro l’umanità», come lo ha definito più volte papa Francesco.
Quello della schiavitù non è un tema del passato. È di drammatica attualità. E tocca tutti da vicino. Il lavoro schiavo è nel cibo che mangiamo, nei vestiti che indossiamo, nei cellulari che portiamo in tasca e nelle apparecchiature elettroniche che usiamo tutti i giorni. È nell’edilizia come nei lavori di cura, si annida nella ristorazione e corre lungo le strade dove sfrecciano rider e fattorini. Si avvale sempre di più delle nuove tecnologie digitali e profitta della vulnerabilità di tante persone, soprattutto migranti, specialmente se non hanno la possibilità di mettere in regola i documenti.
Business illegale
Quello della tratta degli esseri umani e del grave sfruttamento è uno dei business illegali più redditizi al mondo, insieme al traffico di droga e di armi, in cui si intrecciano gli interessi di gruppi criminali transnazionali. Ma fiorisce anche grazie a un sistema economico-finanziario globale spudoratamente orientato al massimo sfruttamento delle persone, considerate come merci o meri strumenti di lavoro, e dell’ambiente a beneficio di pochi. Un’economia che non rispetta la vita, la dignità e i diritti umani di tutti e di ciascuno.
Sviluppo sostenibile
L’Agenda 2030 dell’Onu colloca il lavoro dignitoso al centro delle politiche per lo sviluppo e per una crescita sostenibile e inclusiva. Ma ovunque nel mondo – Italia compresa – cresce il lavoro povero che non consente alle persone di vivere in dignità e le mette a rischio di pratiche di sfruttamento che, nel caso delle donne, si legano spesso anche a violenze di genere. Anche la crisi climatica sta contribuendo ad alimentare il fenomeno della tratta, esacerbando la vulnerabilità delle persone.
Una sfida per tutti
«Non è una vergogna essere schiavi; la vergogna è avere degli schiavi», aveva affermato Gandhi. E le sue parole risuonano ancora oggi di drammatica attualità in un mondo in cui la schiavitù non è un tema del passato, ma una sciagura diffusa in ogni ambito economico del presente. Il fenomeno è in continua e inquietante evoluzione, con sfide sempre nuove che interpellano sia chi cerca di lottare contro trafficanti e sfruttatori sia chi offre vie d’uscita e protezione alle vittime. E anche chi prova a raccontarlo per promuovere maggiore consapevolezza anche tra i giovani e una più diffusa coscienza delle responsabilità di ciascuno, a tutti i livelli.



