Il quadro demografico italiano, fotografato da Istat nel 2024, mostra un netto calo della popolazione residente, prevista a 54,7 milioni entro il 2050, rispetto ai 59 milioni attuali. Il numero degli anziani (oltre 65 anni) aumenterà dal 24,3% al 34,6%, mentre la fascia della popolazione attiva (15-64 anni) scenderà dal 63,5% al 54,3%. In parallelo, le famiglie monocomponente cresceranno, arrivando a rappresentare il 41,1% del totale, con un aumento delle persone che vivono sole che raggiungeranno gli 11 milioni, in particolare tra le donne e gli over 65. Questo fenomeno, di cui si occupa la copertina de Il Segno di gennaio, è causato dalla maggiore mobilità dei giovani, dall’instabilità matrimoniale e dall’invecchiamento generale della popolazione.
Le conseguenze della solitudine, spesso contraddistinta da “povertà relazionale”, si riflettono in vari ambiti: la mancanza di legami sociali può influire negativamente sulla salute mentale e fisica, riducendo l’accesso a opportunità formative e professionali e amplificando la vulnerabilità sociale. Questo fenomeno interessa persone di tutte le età, ma ha un impatto particolare sugli anziani, per i quali la solitudine può portare a una grave non autosufficienza.
Le aree più colpite da questo fenomeno sono quelle interne e del Mezzogiorno, dove la bassa natalità e l’emigrazione giovanile lasciano una popolazione anziana sempre più sola. Al contrario, nelle grandi città, la solitudine tra i giovani è legata alla difficoltà di formare una famiglia a causa dei costi elevati. Milano, per esempio, ha visto crescere la percentuale di famiglie monocomponente, con il 57% dei residenti che vive da solo, una cifra in aumento rispetto al 45% di vent’anni fa.
Le persone sole sono sempre più vulnerabili anche a livello sociale ed economico. Il sistema di welfare italiano, che ha storicamente fatto affidamento sulle famiglie, non riesce più a rispondere a tutte le necessità. La rete di supporto informale, che dovrebbe essere il primo punto di riferimento in caso di difficoltà, si sta indebolendo, costringendo le persone sole a fare affidamento sul welfare pubblico, che spesso è insufficiente e non sempre attrezzato per rispondere alle nuove fragilità sociali.
La Chiesa e le organizzazioni del terzo settore stanno cercando di colmare questi vuoti. Don Giuseppe Como, Vicario episcopale di settore, sottolinea come la Chiesa stia rispondendo alla domanda di solitudine, soprattutto da parte di quanti si sono trovati soli per circostanze indipendenti dalla loro volontà. La fede cristiana insegna a vivere la solitudine non come una condizione definitiva, ma come una situazione che può trasformarsi in una risorsa, aiutando a rafforzare la solidarietà e la comunità.



