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Convegno

«Da cristiani ricordiamo a tutti che il futuro è il luogo della libertà»

Al Teatro Wagner il convegno annuale dell’Amci di Milano, Associazione medici cattolici italiani, dedicato a natalità, famiglia e società. Con le relazioni, fra gli altri, del professor Blangiardo e di don Chiodi, e l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

29 Novembre 2025
L'intervento dell'Arcivescovo al convegno dei medici cattolici (Foto Agenzia Fotogramma)

“Generare oggi”. Un tema complesso, troppo spesso affrontato in modo sommario e riduttivo e che, tuttavia, non può essere lasciato solo a facili interpretazioni superficiali o, peggio, ideologiche. Tema sul quale, appunto, si sono voluti confrontare esperti, medici e docenti nel convegno annuale promosso dall’Associazione dei Medici Cattolici italiani-Amci della sezione di Milano, “Santa Gianna Beretta Molla”, e dall’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Il convegno

Molte le relazioni di approfondimento portate durante l’assise, svoltasi presso il Cinema Teatro Wagner della parrocchia di San Pietro in Sala, e suggellate dalle conclusioni affidate all’Arcivescovo, dopo un’intera mattinata di studio che ha voluto porsi come «un contributo positivo alla questione», come ha sottolineato il presidente Amci-Milano, Alberto Cozzi. A introdurre e coordinare l’incontro, Alberto Del Bo, docente di Medicina Interna dell’Università degli Studi e consigliere Amci-Milano.

«Una riflessione positiva sulla fecondità, sull’umano, sulla famiglia, lontani dalla retorica, è un fatto eminentemente culturale che richiede in primis una più ampia e onesta divulgazione scientifica, ma anche una responsabilità sociale, economico-politica e, in ultima analisi, un approfondimento antropologico», ha infatti sottolineato il presidente Cozzi, aggiungendo. «Appare urgente riaprire un colloquio rigoroso e rispettoso fra medicina, scienze umane e Chiesa per riconciliare il processo di disgregazione che la modernità ha prodotto in questo ambito. In tale direzione vogliamo leggere l’appello a quell’umanesimo integrale che papa Leone ha di recente consegnato alla Chiesa italiana, consapevoli che occorre guardare con discernimento su tutto quanto è umano, qui e ora, accanto alla cultura e attraverso di essa, non semplicemente difendendosi da essa».

Parole a cui hanno fatto eco l’interessante analisi sull’attuale realtà demografica di Gian Carlo Blangiardo, professore emerito di Demografia dell’Università Milano-Bicocca, le relazioni tecnico-scientifiche dei clinici e la riflessione di don Maurizio Chiodi, docente di Teologia Morale presso l’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

«Viviamo alcune profonde modificazioni di cui dobbiamo tenere conto. Il desiderio di generare diventa spesso oggi la pretesa di farlo, dove il figlio è un diritto magari anche del singolo individuo», ha osservato il teologo. «È importante – ha proseguito – che noi ripensiamo la nostra riflessione per farci intendere dalle persone con cui stiamo parlando. Ma come ritrovare le ragioni del generare? Il generare è, anzitutto, un interrogarsi sulla vita, perché tutti siamo stati generati. Padre e madre sono attivi in un rapporto generante, ma devono esserlo anche nel riconoscimento che vi è l’opera di un Altro. Dobbiamo essere consapevoli delle profonde trasformazioni in atto sapendo ascoltare. E poi occorre portare la nostra testimonianza, anche perché, certamente la politica ha un suo ruolo, ma non è tutto. Ciascuna epoca deve attraversare le sue difficoltà e speranze: noi viviamo in questo tempo e dobbiamo essere portatori della sua speranza», ha concluso Chiodi.

L’intervento di don Maurizio Chiodi (Foto Agenzia Fotogramma)

L’intervento dell’Arcivescovo

«Su questo tema, importante e normalmente censurato», come lo ha definito, si è, infine, soffermato il vescovo Mario, avviando il suo intervento dal brano di Genesi 1, 28, “Dio li benedisse e Dio disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi”. Un’espressione che «è quasi un comandamento per essere felici e dove Dio indica la via della vita. Una benedizione che è insieme un comandamento».

«La generazione, infatti, è una benedizione, il modo con cui si stabilisce un’alleanza che promuove la vita, anche se questo si inserisce, oggi, in un orizzonte culturale che ha banalizzato il rapporto uomo-donna. Nel nostro contesto culturale il comandamento è insopportabile e, pertanto, anche la benedizione è irricevibile. Si preferisce essere infelici: generare un figlio è sconsigliato come un azzardo», ha evidenziato monsignor Delpini, facendo riferimento a tanti problemi reali, ma anche alla questione più profonda «della desiderabilità della vita e del futuro».

Un momento dell’intervento dell’Arcivescovo (Foto Agenzia Fotogramma)

«Insomma, il figlio non è considerato una benedizione nella mentalità diffusa, ma piuttosto un fastidio, un pericolo, un impegno insostenibile», e laddove si decida, comunque, di generarlo va «programmato, essendo l’esito di un progetto di uomini e donne che pretendono di avere sotto un totale controllo la loro vita». E così il figlio “programmato” «diventa anche, magari, il figlio selezionato, perché non tutti vanno bene per soddisfare solo il desiderio dei genitori».

Il compito dei cristiani

«Di fronte a tutto questo, credo – ha scandito ancora l’Arcivescovo – che, come cristiani e come Chiesa, non possiamo dire che ciascuno prende la sua strada, perché la Chiesa ha la responsabilità di una missione, di annunciare il Vangelo. Un’umanità che non sa generare il futuro rivela la sua disperazione e noi dobbiamo, invece, dire che il futuro non è la minaccia del nulla che incombe, anche se oggi viviamo in un momento depresso in cui sembra che della felicità si parli solo nelle favole. Dobbiamo dire che la vita merita di essere vissuta, che questo mondo è desiderabile, che nella società in cui abitiamo è desiderabile essere presenti come protagonisti, che il futuro è il luogo della libertà».   

E arriva, così, dal vescovo Mario, anche una seconda indicazione. «Nessuna persona o coppia dovrebbe essere lasciata sola. Occorre reagire al rischio della solitudine, perché credo che anche il dramma dell’aborto sia in gran parte frutto di una solitudine, di un sentirsi abbandonati a se stessi».

Infine, l’accompagnamento. «Bisogna accompagnare padri e madri a riconoscere in figlio, non basta metterlo al mondo, ma si deve riconoscergli una libertà che ha una dimensione unica. Occorre consegnare ai bimbi oltre la vita il suo senso, con una libertà che cammina verso la verità. Mi pare che il tema educativo abbia una condizione e una rilevanza irrinunciabili: essere capaci di consegnare il senso della vita, non come un indottrinamento, ma come una testimonianza. E bisogna accompagnare anche i figli a riconoscere i genitori come presenze e testimoni che la vita non è un’esperienza senza senso. Ritengo, infatti, che molte forme di devianza degli adolescenti nascano dalla difficoltà del rapporto educativo e dal mancato riconoscimento».

L’Arcivescovo, il presidente Amci Milano Alberto Cozzi e il professor Alberto De Bo (Foto Agenzia Fotogramma)