Monsignor Bressan: «L’idea che l’Arcivescovo vuole lanciare è proprio quella di rimanere desti su questo tema, partendo sempre dal legame con Dio. E occorre tornare a investire nella formazione politica»

di Pino NARDI

Continuare a impegnarsi nella politica, perché «ci si accorge dei cambiamenti in atto nella società e nella cultura milanese. Sono anni davvero cruciali per il futuro e l’identità degli italiani e quindi anche della Chiesa». Monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, riflette su una delle priorità indicate dall’Arcivescovo: l’impegno dei cristiani nel mondo. Delpini sottolinea infatti che i credenti «non possono sottrarsi al compito di praticare abitualmente il discernimento», indicando anche gli ambiti.

È un invito forte a un risveglio?
Più che sollecitazione al risveglio, è un richiamo alla durata, perché in realtà i cristiani in parte l’hanno fatto. Negli anni scorsi il cardinale Scola e il Vicario generale Delpini erano già intervenuti nel sollecitare l’impegno in politica. L’idea che l’Arcivescovo vuole lanciare è proprio quella di rimanere desti su questo tema.

«Declinare in modo nuovo il tesoro della tradizione ambrosiana»: quindi un patrimonio da rilanciare?
Sì, convinti che contiene valori, strumenti, riti, capacità di legami, di mettere insieme, che sono un bene per tutti, non solo per la Chiesa.

L’Arcivescovo indica anche gli ambiti più importanti da tenere in conto…
Non è un elenco esaustivo, ma è esemplificativo per ricordarci cosa abbiamo fatto e cosa possiamo fare nel costruire il bene di tutti, quella società, quella cultura in cui ognuno può davvero arrivare alla felicità che cerca. Tenendo conto che il punto di partenza – monsignor Delpini lo dice sempre – è il legame con Dio, dove è Dio che ci cerca per primo, annunciando a tutti che Dio ci ama.

Eppure la riflessione sui temi sociali e politici non è sempre praticata nelle parrocchie, perché c’è il timore delle divisioni…
Oltre al timore delle divisioni (anche se questo appartiene più al passato, a 15-20 anni fa), il problema adesso è che abbiamo comunità cristiane che giustamente, oltre che essere vicine e capillari, sono anche molto frammentate, nel senso di piccoline. Qualche volta faticano ad alzare lo sguardo e a vedere la complessità dei fenomeni. Infatti è difficile per una parrocchia parlare di lavoro o di ambiente. L’idea invece è che c’è un compito educativo che raggiunge la singola persona, che tutti possiamo fare, anche nella realtà più piccola.

Le scuole di formazione all’impegno sociale e politico sono un patrimonio della Chiesa ambrosiana. Sono ancora utili?
Nei prossimi giorni la Diocesi rilancia la scuola di introduzione alla politica. C’è dunque l’intenzione di tornare a fare quelle scuole, cambiando lo stile e la comunicazione, perché è cambiato anche il tipo di preparazione. La politica, essendo un legame sociale, è cambiata; però c’è bisogno di tornare a investire nella formazione.

Anche perché la politica vive una stagione di crisi, anche di credibilità…
È però necessario sostenere chi si impegna in quei campi, perché è vero che c’è qualcuno che lo fa per interessi non così puri, tuttavia c’è molta gente che vi dedica la propria vita. Spesso si vede in prima pagina per l’inadempienza e le fatiche, più che per il lavoro e anche il bene che riesce a produrre. Se è vero che i problemi sociali sono tanti e si fa fatica a risolverli, però è anche vero che tanti altri sono stati risolti. Ad esempio la lotta alla povertà, un tentativo di coesione sociale che, anche nella città di Milano, sta funzionando e sta dando frutti.

L’altro aspetto è il dibattito pubblico, nel quale i cristiani devono far sentire la propria voce senza timore. Come?
Conservando uno stile, con il compito di alzare lo sguardo, come dice l’Arcivescovo, cioè di portare la gente in profondità. Il rischio è che il dibattito pubblico, che è molto gridato soprattutto a livello di politica, trasformi le grandi questioni legate al futuro del Paese, al bene della gente, all’attenzione ai poveri, in problemi da stadio, dove ci sono le tifoserie contrapposte. Invece il compito dei cristiani è far vedere che c’è una questione antropologica in atto, anche nella sua concretezza, che va affrontata.

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