Con la pubblicazione dello strumento di lavoro per i Consigli diocesani, l’assemblea sinodale comincia il suo lavoro di discernimento. Ma in questa fase ogni realtà ecclesiale è invitata a farne oggetto di studio e riflessione

di monsignor Luca BRESSAN
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”, Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

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Il giorno di Pentecoste, Festa diocesana delle Genti, la Commissione per il coordinamento del Sinodo “Chiesa dalle genti” ha pubblicato lo strumento di lavoro per i Consigli diocesani (presbiterale e pastorale). Il Sinodo diocesano entra così nella sua seconda fase: dopo aver raccolto le osservazioni dei fedeli – e proprio a partire da esse – l’assemblea sinodale comincia il suo lavoro di riflessione e discernimento, per giungere a consegnare all’Arcivescovo, nella prossima festa di San Carlo, i frutti di tutto il cammino, ovvero le Costituzioni sinodali che riscriveranno il capitolo 14 del Sinodo 47°.

Il mese di giugno sarà determinante per il cammino sinodale: il 4 e il 5 si è dato appuntamento il Consiglio presbiterale, mentre il 23 e 24 si ritroverà il Consiglio pastorale diocesano. Entrambi questi organismi non intendono lavorare in modo autonomo e distaccato. Per questo motivo lo strumento di lavoro predisposto appositamente viene pubblicato sul sito diocesano: perché ogni realtà ecclesiale ne possa fare oggetto di studio e riflessione, e possa poi fare avere il frutto di questo discernimento a qualcuno dei membri dei due Consigli (ogni Decanato vede la presenza di ameno un membro di questi Consigli diocesani). In questo modo il percorso sinodale continuerà a essere un cammino di tutta la Chiesa ambrosiana, che sta imparando a riconoscersi “Chiesa dalle genti”.

Lasciando allo strumento di lavoro l’informazione dettagliata sugli esiti della consultazione diocesana, è utile dare rilievo a tre constatazioni che – come pilastri solidi e ben visibili – permettono al cammino sinodale di procedere sicuro dei frutti che stanno maturando.
1) anche se in modo non uniforme, tutto il tessuto ecclesiale diocesano, grazie al cammino sinodale, sta scoprendo il volto colorato e pluriforme di una cattolicità vissuta nel quotidiano, ma poco osservata e valorizzata.
2) occorre imparare a vivere la conversione dal “fare per” al “fare con”, perché la Chiesa dalle genti possa diventare realtà concreta e quotidiana.
3) il Sinodo diocesano non è che il punto di avvio di un percorso di maturazione che ci impegnerà in modo serio e denso di frutti nei prossimi anni.

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