Alla vigilia della Giornata diocesana (21 settembre), l’iniziativa “Accompagna un amico in Seminario” precede l’inizio della vita in comunità. Parlano tre nuovi studenti di Teologia

di Ylenia SPINELLI

Davide Serra

Un altro anno seminaristico sta per iniziare, il secondo nella sede unica di Venegono Inferiore. Come da tradizione, l’ingresso dei novizi sarà preceduto, sabato 20 settembre, dall’iniziativa “Accompagna un amico in Seminario”, durante la quale i 30 nuovi studenti di Teologia potranno invitare sul colle le persone più care, per condividere un momento di preghiera e festa con tutta la comunità. Poi, il 22 settembre, per il Biennio (una settimana prima per il Quadriennio) comincerà la vita seminaristica vera e propria.

Ad attendere l’inizio con più curiosità e trepidazione sono soprattutto i novizi, come Davide Serra, 19enne milanese, fresco di maturità classica. «In questi giorni, in cui sto passando a salutare i miei amici e le persone più care – racconta – sto scoprendo grande vicinanza e tanto affetto nei miei confronti. A volte mi intristisco pensando che, entrando in Seminario, perderò molte belle relazioni, ma sono convinto che le distanze spesso fortificano i rapporti e li rendono più veri». La decisione di verificare la chiamata a seguire Gesù Davide l’ha presa a fine estate, dopo un cammino di discernimento fatto con il suo coadiutore e dopo aver frequentato la Comunità non Residenti. «Ma le grandi domande hanno iniziato a maturare in me due anni fa, dopo un’esperienza forte nella comunità di Taizé – spiega il seminarista novello – che mi ha cambiato la vita e mi ha fatto invertire la rotta, in un periodo per me difficile».

Per il coetaneo Stefano Formenti, originario di Lissone, fondamentale è stata l’esperienza di discernimento denominata “Salti di qualità”. «Il confronto con altri ragazzi di età ed esperienze diverse dalla mia, ma con le stesse mie domande e il mio stesso desiderio di ricerca, mi ha aiutato a maturare e crescere nelle mie scelte», confida Stefano, che aggiunge: «Spesso si dà per scontato che i giovani non vogliano impegnarsi seriamente nella vita, interrogarsi su ciò che li circonda, assumersi responsabilità. Invece non è vero ed è proprio il grande desiderio di mettersi in discussione, con umiltà e consapevolezza dei propri limiti, che motiva la decisione non facile di entrare in Seminario». Stefano, una maturità scientifica alle spalle, ad aprile aveva superato il test di ammissione alla facoltà di Medicina, ma ha capito che le sue priorità in questo momento sono altre.

Totalmente diversa è invece la storia di Luigi Marcucci, 32enne di Binago, paese non molto distante da Venegono. «Per me quello di quest’anno è il secondo ingresso in Seminario – racconta -. Infatti vi ero entrato per la prima volta nel settembre 1996 e avevo frequentato due anni di ginnasio e uno di liceo».

Dell’allora Seminario minore Luigi dice di conservare ricordi bellissimi e un’esperienza indimenticabile, che ha contribuito a fare di lui l’uomo che è oggi. «Poi ho deciso di uscire e di confrontarmi con altre vocazioni – prosegue -. Ho terminato il liceo a Varese e mi sono laureato in Scienze dell’educazione in Bicocca. Ho lavorato per dieci anni nella scuola accanto a ragazzi con difficoltà e ho vissuto un’importante relazione con una ragazza». Per molto tempo il Seminario è stato lontano dai suoi pensieri; poi certi interrogativi hanno cominciato a risvegliarsi in lui. «Nel 2011 ho fatto un pellegrinaggio a Cascia e Assisi – continua – che mi ha fatto capire che dovevo rimettermi totalmente a servizio del Signore e così eccomi qui. So che alla mia età non è facile, anche se mi sento più maturo e consapevole. So di lanciarmi, ma non nel vuoto…». Poi si lascia andare a una confidenza: «Nel 2002, all’uscita della basilica di San Vittore a Varese, il cardinale Martini mi riconobbe quale ex seminarista. Il giorno dopo gli scrissi una lettera, alla quale lui rispose con un biglietto che terminava con: “Non preoccuparti, perché tutto finirà bene”». Con questa convinzione Luigi ricomincia il suo cammino.

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