Domenica pomeriggio il Cardinale è intervenuto al convegno internazionale di “Russia cristiana” «Identità, alterità, universalità» all’Università ortodossa San Giovanni Evangelista. La sua riflessione si è sviluppata sul tema «Cristiani in una società plurale»

di Davide MILANI

convegno Russia

Il secondo appuntamento a Mosca del cardinale Angelo Scola si è svolto presso l’Università Ortodossa Russa San Giovanni Evangelista. L’Arcivescovo di Milano è intervenuto al Convegno internazionale annuale promosso da "Russia cristiana" e da "Biblioteca dello Spirito" sul tema «Individualità, alterità, universalità». Un fitto programma di conferenze che ha svolto la prima parte dei suoi lavori a Milano e a Seriate dal 5 all’8 ottobre scorsi e che si conclude qui a Mosca lunedì 11 novembre.
Il programma ha messo a confronto esponenti della cultura europea, occidentale e orientale, sul rapporto tra filosofia, arte, dottrina politica e fondamenti giuridici della convivenza civile, nonché del rapporto fra questi ambiti e il cristianesimo, cattolico e ortodosso. Domenica pomeriggio, con la sua relazione «Cristiani in una società plurale» (a sinistra il testo integrale), il cardinale Scola ha dialogato con padre Vladimir Shmalij, segretario della commissione teologica sinodale della Chiesa ortodossa russa. «Il riconoscimento del bene della differenza permette di combattere l’utopia del collettivismo in cui l’uomo si dissolve nello Stato. D’altra parte, non rinunciare mai all’unità come orizzonte necessario di ogni realizzazione sociale mette al riparo dall’utopia dell’individualismo, incapace di concepire la logica del dono necessaria, invece, al bene personale e sociale. La tradizione della Chiesa lo ha ben compreso sostenendo che la giustizia e la benevolenza sono inseparabili nella vita sociale», ha spiegato Scola.
«L’anelito di libertà proprio dell’uomo – ha detto Scola -, costitutivamente orientato alla ricerca della verità, esprime il carattere inviolabile della sua coscienza rettamente formata. La coscienza è il luogo dell’incontro tra la verità e la libertà, la dimora del loro connubio. Essa è un cardine di ogni forma di ordine sociale a misura d’uomo. Per questa ragione la strenua affermazione e difesa della libertà religiosa dice la centralità e l’inviolabilità della persona umana, la sua dignità, fondamento dell’organizzazione sociale».
Il Cardinale ha sottolineato inoltre le differenze nelle modalità di testimonianza della fede: «A differenza dei nostri fratelli d’Oriente, noi cristiani di Occidente ci siamo spesso rassegnati a non fare più della confessione della nostra fede il cardine del nostro pensiero. Veniamo colti da uno strano pudore a comunicare l’esperienza che scaturisce dalla nostra fede, nel timore che questo possa minare l’universale solidarietà con tutta la famiglia umana, i cui componenti si riferiscono a visioni diverse della realtà».
Uno dei contributi decisivi che i cristiani portano alla società plurale viene secondo Scola proprio dalla fede: «Dalla contemplazione della Trinità emerge una visione dell’uomo e della società praticabile da tutti che supera in radice qualunque pensiero incapace di riconoscere la differenza come un bene e, nello stesso tempo, non rinuncia a quell’unità che è il marchio inconfondibile del vero. Per questo possiamo affermare che non c’è niente e nessuno che possa o debba essere estraneo ai seguaci di Cristo. Tutto e tutti possiamo incontrare, a tutto e a tutti siamo inviati. E questo perché ciascuno di noi, in quanto segnato dalle situazioni della vita comune, è nel mondo».
Al termine della sua relazione, tenuta in italiano e tradotta in russo dalla professoressa Giovanna Parravicini, il professor Shmalij ha brillantemente replicato al cardinale Scola ponendo – tra le diverse questioni – una domanda: «Se, come ha affermato lei, il principio del dialogo e dell’accoglienza che caratterizza i cristiani sgorga dalla Trinità, come può esso entrare e determinare la vita reale delle persone e non restare astratto?».
Scola, rispondendo, ha spiegato che «più volte mi è capitato di parlare ai fidanzati, mostrando loro che la differenza tra uomo e donna è una realtà che investe tutta la persona, e fa sì che davanti al modo di vivere l’umanità di una persona di sesso diverso, ogni individuo è come “provocato” a decidere tra la chiusura e il dialogo. Ma in sé la differenza non impedisce il dialogo, e questo – ci dice san Tommaso – a partire dalla Trinità, nella quale vediamo il massimo della differenza tra le tre Persone, eppure anche il massimo della condivisione, anzi, la pienezza della comunione.
E questo non è un discorso astratto,  ma al contrario mostra come anche i temi più caratteristici della fede cristiana sono tutt’altro che svincolati dalla concretezza della vita delle persone».
Ad assistere all’incontro molti studenti e docenti dell’Università ortodossa, diversi intellettuali della città e persone appassionate al dibattito culturale, desiderose di parole vere dopo anni di annichilamento del pensiero. Tra loro anche monsignor Francesco Braschi, dottore della Biblioteca Ambrosiana, a Mosca come organizzatore del Convegno. «Questo incontro ha offerto la possibilità di un elevato confronto sul piano non solo delle prospettive teologiche, ma piuttosto della relazione con la contemporaneità della vita degli uomini tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa», ha sintetizzato Braschi. «Il dialogo tra il Cardinale e questo teologo di primo piano della Chiesa ortodossa russa ha mostrato la reale possibilità di comprendersi e di concordare sulle migliori modalità di incontro con l’uomo moderno per offrirgli un annuncio adeguato alle sue necessità e alla sua situazione». Il convegno è stata anche l’occasione per la presentazione dell’edizione russa di «Cristiani nella società plurale», volume uscito in libreria a Mosca in questi giorni.

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