Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas ambrosiana e vice-commissario per il padiglione della Santa Sede all’Expo 2015, riflette sulle sollecitazioni contenute nel Discorso alla città

di Pino NARDI

Luciano Gualzetti

«Milano deve ritrovare la sua anima, a partire dalla grande esperienza di incontro e di accoglienza che l’ha sempre caratterizzata. Questo è il messaggio del Cardinale». Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas ambrosiana, è anche il vice-commissario per il padiglione della Santa Sede all’Expo 2015. E riflette sulle sollecitazioni contenute nel Discorso alla città.

Il Cardinale sottolinea l’importanza dell’Expo che farà di Milano una capitale mondiale, ma propone anche le indicazioni sul filo rosso che dovrà avere questo evento…
L’Italia ha avuto coraggio a proporre per l’Expo un tema come quello del nutrire il pianeta e l’energia per la vita. Questioni che ruotano attorno a un tema strategico, soprattutto in un momento storico dove un miliardo di uomini deve trovare da mangiare per vivere e nutrirsi con dignità. In realtà sappiamo che il cibo potrebbe bastare per tutti. Allora il problema è quali condizioni mettere in campo perché si cambino le regole della produzione e della distribuzione degli alimenti. Questo è un tema grandioso, ma va colto nella sua giusta dimensione, fondamentale per la vita di tutti gli uomini. Allora il Cardinale fa un’operazione molto importante in questa fase di avvicinamento all’evento universale, nel vedere questa come un’occasione per riscoprire questo senso del nutrimento e per trovare buone pratiche e iniziative di cooperazione.

Tra l’altro la metropoli ospiterà milioni di visitatori…
Certo, sarà anche un momento di ospitalità di tutto il mondo, un’occasione per Milano per dare un’anima all’iniziativa, che non dovrà essere solo un negozio dove la gente fa i propri acquisti o trova cibo migliore, ma dovrebbe provocare domande: è giusto che un miliardo di persone sia affamato o malnutrito e quindi non abbia una vita dignitosa che possa consentire di lavorare e di curarsi? Perciò sarà necessario intervenire non solo in termini di assistenza e di solidarietà – questo ci vuole e ci vorrà – ma soprattutto di diritti, di condizioni per avere un lavoro e una terra da coltivare. Tutto questo deve tradursi in politiche e in azioni concrete delle persone. Infatti il Cardinale insiste molto sugli stili di vita  che tutti dobbiamo avere, che possano basarsi sulla visione integrale dell’uomo, che includa al posto di escludere.

L’Arcivescovo punta molto sulla critica alla tecnocrazia, al dominio della finanziarizzazione dell’economia. Di fronte a questi poteri è necessario che la politica torni a dettare l’agenda delle decisioni anche in termini di giustizia…
È la prospettiva classica che la Chiesa propone: l’uomo al centro e tutto il resto deve essere al suo servizio per una vita dignitosa (proprietà, tecnologie, soluzioni economiche e finanziarie). Da questo punto di vista oltre a ribadire l’allarme su una prevalenza dell’esigenza di profitto che schiaccia molti uomini, sollecita che si possa andare verso una concordia, con un insieme di regole che non portino a situazioni di questo tipo, di sfruttamento e di negazione del minimo per poter sopravvivere.

Uno dei passaggi essenziali del Discorso è dedicato a Milano, sottolineando l’importanza del contributo dei “nuovi milanesi”…
Milano ha questa vocazione di terra di incrocio di tante culture, passaggi, itinerari, che deve riscoprire soprattutto in un evento come Expo e per il tema che propone. Quindi questo richiamo a essere una città di incontro, di ascolto, di accoglimento che non vuole negare i problemi. O Milano parte da qui rispettando la propria identità, che è questa cultura e questa visione, o altrimenti tradisce anche quello che è sempre stata. Gli immigrati rappresentano plasticamente questo incrocio di temi, perché molti scappano perché nel loro Paese non hanno il cibo a sufficienza, lavoro e dignità. Vengono da noi per trovarli. Allora va valorizzata questa presenza di gente che si è messa in gioco per costruire condizioni di dignità, che valgono per tutti: lavorando e creando convivenza stanno meglio anche gli italiani.

Uno dei passaggi conclusivi è la disponibilità della Chiesa ambrosiana a porsi in dialogo e confronto con tutti coloro che avvertono il primato e l’urgenza della questione uomo…
Sì, in dialogo con tutti, perché nessuno può pensare di avere la ricetta giusta. Expo pone un problema enorme e non si può arrivare con le risposte. Piuttosto vanno poste le domande e ciascuno cercherà di rispondere con le sue esperienze, la sua identità, le sue ispirazioni. La Chiesa ha una dimensione religiosa che relativizza l’onnipotenza presunta dell’uomo. Umilmente proporrà un suo percorso che dovrà essere condiviso, se vuole avere successo e in qualche modo inclusivo di tutte le culture e le realtà che possono portare qualcosa di positivo. A partire da questa grande fiducia nel “campo che è il mondo” dove non c’è situazione che non possa essere considerata come qualcosa che abbia un seme buono.

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