di Felice Asnaghi

Luciano Regolo giornalista di testate popolari come “Oggi”, “A”, “Chi”, “Novella 2000” ed ora “Eva 3000”, esperto di famiglie reali, già nel 2010 aveva scritto su Natuzza Evolo sua conterranea. Con quest’ultima pubblicazione rilegge la “mistica di Paravati” attraverso la testimonianza di Italia Diodati, l’amica che per oltre sessant’anni insieme al marito Libero Gianpà, accompagnò Natuzza, raccolse l’eredità spirituale e si adoperò per la nascita e la crescita dei “cenacoli di preghiera”, incontri di natura spirituale voluti dalla stessa Madre di Dio in un’apparizione all’Evolo.

Natuzza cominciò a manifestare sensibilità particolari già in giovane età. Parlava con i morti, su fazzoletti intrisi del suo sangue si formavano ostie, madonnine e croci. Le appariva la Madonna. Queste manifestazioni furono motivo di un suo internamento in manicomio. Qui subì ogni sorta d’esperimenti con l’intento di guarirla da stati che secondo i medici erano di natura isterica. Da questa triste esperienza ne uscì rafforzata e poté intraprendere la sua particolare missione in modo più consapevole.

Una delle cose più impressionanti, racconta Italia, era assistere alle molestie che Natuzza riceveva da parte del demonio. Fitte, disturbi fisici, calci violenti da far sgorgare il sangue che raggrumandosi formava un simbolo di forma triangolare che la stessa Natuzza così spiegava: Viditi? Chistu fu u demoniu (Vedete?   È stato il demonio a fare questo).

Durante la quaresima raggiungeva il culmine assumendo su di sé tutti i patimenti del Signore come le stigmate.  Il suo dolore diventava strumento di salvezza per tanti peccatori che se abbandonati a se stessi sarebbero dannati. La Madonna l’aveva scelta per redimere gli uomini e lei ne era cosciente ed accettava questo compito. Raccomandava che con chi ci ha fatto soffrire bisogna usare l’amore e la comprensione perché questo vanifica il male e fortifica l’anima, che così pulita, serena, può essere affidata a Gesù vera ed unica giustizia.  Al contrario, diceva, i risentimenti, la collera ci offuscano la mente e ci rendono fragili e vulnerabili.

Come contropartita al gran dolore fisico Natuzza aveva la facoltà di compiere “viaggi in spirito”, vale a dire aveva il dono della bilocazione: fisicamente stava in un luogo ma con la mediazione degli angeli custodi poteva compiere missioni altrove. Poteva avere rapporti spirituali con i santi, tra i quali Padre Pio da Pietralcina che gli fu vicino nel momento in cui Natuzza si trovò in agonia. Era veggente e conosceva gli eventi in anticipo.

Molti si rivolgevano a lei come ad un’indovina e lei scandalizzata ed addolorata diceva: «Il futuro è soltanto nelle mani di Dio, eu sugnu nu verma de a terra (io sono solo un verme della terra)».

Da esperta conoscitrice dell’animo umano sapeva dare consigli ai dubbiosi, indirizzare gli ammalati nei giusti centri ospedalieri per essere guariti e soprattutto pregava per tutti i sacerdoti e consacrati caduti nelle tentazioni.

La manifestazione delle entità defunte avveniva sempre in modo improvviso, senza che Natuzza la provocasse in alcun modo. Esse si presentavano per dire parole di sollievo ai loro cari. Anche in questi casi il diavolo si metteva di mezzo cambiando sembianze ed ingaggiava battaglia con Natuzza.

 

Un tratto molto forte nel carattere di Natuzza era l’assoluta indifferenza e la calma innaturale che manteneva di fronte alle offese e alle provocazioni altrui. Guai ad attribuirle meriti particolari si vedeva che era imbarazzata ed innervosita per questo tipo di elogi.

Sulla sua tomba a Paravati oggi leggiamo il suo testamento spirituale racchiuso in una semplice frase: «Non cercate me, alzate lo sguardo verso Gesù e la Madonna». Così Natuzza soleva richiamare chi si avvicinava a lei, strumento nelle mani di Cristo. 

 

Se si avevano dei dubbi o delle perplessità su questioni religiose, per esempio nonostante fosse analfabeta, era in grado di allontanare ogni confusione e di ridare serenità e sicurezza. Per esempio sull’esistenza del purgatorio e dell’Inferno.  La sua saggezza era ristoro dell’anima. La preghiera continua del Santo Rosario era un’arma fortissima contro il male, tanto da creare una vera catena protettiva.

Su sua ispirazione si costituì nel 1987 un’associazione (poi diventata fondazione, presso cui Natuzza ha trascorso il resto della sua vita) denominata “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” riconosciuta sia dal vescovo di Mileto sia dalla Regione Calabria. L’obiettivo fu di creare a Paravati un complesso che inglobasse un santuario mariano, strutture per l’assistenza medica e centri per giovani, anziani e disabili. Già realizzati, il centro anziani "Pasquale Colloca" e quello per i servizi alla persona "San Francesco di Paola".

Italia e Libero furono tra i primi soci a finanziare l’opera che inizialmente consisteva in una cappellina vicino alla casa di Natuzza, poi seguì l’acquisto del terreno, dove sarebbe sorta la Villa della Gioia, nome dettato dalla Madonna alla veggente.  

 Il primo novembre del 2009 all’età di ottantacinque anni moriva Natuzza, una delle più grandi mistiche del nostro tempo, donna del popolo, analfabeta, scelta da Dio per la salvezza di tutti noi.

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