Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta è conservata una copia artistica del Santo Lenzuolo di Torino che fu donata dal duca Emanuele Filiberto di Savoia al Borromeo dopo il suo pellegrinaggio del 1578. Valorizzata dal cardinal Schuster, l'opera è stata recentemente restaurata e analizzata quale importante documento storico.

di Luciano GORLA
Foto della parrocchia Santa Maria Assunta di Inzago

Sindone Inzago

La Sindone d’Inzago è un telo di seta, lungo 413 cm e largo 63 cm, sul quale un ignoto pittore ha dipinto l’immagine frontale e dorsale di una figura umana ed i segni ematici delle ferite riferite ad una crocifissione, come si vedono sulla sacra Sindone di Torino.

Al centro del telo si legge la scritta: “SacrosanctaSindonis Vere Expressa Imago”.

Secondo la tradizione questa copia della Sindone (che non reca nessuna data) fu donata, dal duca Emanuele Filiberto di Savoia, all’arcivescovo di Milano cardinale Carlo Borromeo, quando, nell’ottobre 1578, si recò a piedi a Torino per venerare la sacra Sindone e sciogliere il voto fatto durante la peste che nel 1576 aveva colpito Milano.

L’Arcivescovo, dopo averla posta a contatto con l’autentica, la custodì con venerazione nella propria cappella privata nella residenza arcivescovile; dove si ritirava in preghiera a meditare il mistero della Passione di Cristo.

Alla morte del Borromeo, la copia della Sindone passò in proprietà a mons. Ludovico Moneta, che fu collaboratore dell’Arcivescovo e lo aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a Torino, e quindi, per passaggi ereditari, ai nobili Vitali che nel 1715 la trasferirono da Milano nella cappella della propria villa d’Inzago.

Nel 1869 il nobile Francesco Vitali la donò, con altre reliquie borromaiche, alla parrocchia Santa Maria Assunta d’Inzago. Il parroco don Giovanni Busnè depositò la donazione nell’Archivio parrocchiale, corredandola con un cartiglio sul quale scrisse: “Reliquie di Santi trovate nella cappella privata di casa Moneta, donatedall’Ill.mo Sig. don Francesco Vitali al parroco Busnè”.

La copia della Sindone che fu di san Carlo Borromeo rimase così depositata (e forse un po’ dimenticata) in Archivio parrocchiale per quasi 40 anni. Il parroco don Giacomo Passoni, giunto in Parrocchia nel 1911, dopo averla “riscoperta”, la mostrò nel 1915 all’arcivescovo card. Andrea Carlo Ferrari e nell’ottobre 1927, ricorrendo l’anniversario del primo centenario di consacrazione della riedificata chiesa parrocchiale, la espose per la prima volta al pubblico. Quell’iniziativa registrò però un fatto negativo: per motivi di praticità la Sindone fu tagliata in due parti.

Nel 1933 l’arcivescovo card. Alfredo Ildefonso Schuster, in occasione della sua prima Visita Pastorale all’allora Parrocchia Prepositurale d’Inzago, cogliendo pienamente il valore e l’importanza della Reliquia, dispose per il suo restauro (mirabilmente effettuato dalle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda) e per una nuova procedura canonica d’autenticazione. Riportata in Parrocchia dallo stesso Arcivescovo, la copia della Sindone fu solennemente riposta sotto il tempietto dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale, dove rimase fino al 1938 quando fu trasferita presso l’altare della nuova chiesa dell’Oratorio femminile dedicata al Santo Volto.

Nel 1965, ricorrendo il IV centenario dell’ingresso in Milano di san Carlo Borromeo, la Sindone fu esposta nelle chiese del Vicariato Foraneo d’Inzago che comprendeva le Parrocchie di: Pozzuolo Martesana, Trecella, Groppello d’Adda, Bettola di Pozzo d’Adda e Masate. Al termine di quella iniziativa che prese il nome di “Peregrinatio san Carolis”, la copia della Sindone fu riposta nella nuova cripta della chiesa parrocchiale. In quella occasione l’arcivescovo card. Giovanni Colombo dispose che la Sindone potesse essere esposta al pubblico ogni 10 anni e non più ogni 25, come disposto in precedenza dall’arcivescovo Schuster.

Nel 1978 fu esposta nel Duomo di Milano, in ricordo del IV centenario del pellegrinaggio di san Carlo alla Sindone di Torino. Nel 1985 fu esposta nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, all’altare della Pietà e nel 2000 a Siena in una mostra sulle copie della Sindone.

Nel 1991 fu oggetto di una ricognizione di studio, da parte del sindonologo Mario Moroni. L’analisi dei materiali usati per la pittura, prelevati dal tessuto mediante speciali nastri adesivi, ha appurato l’utilizzo di tempera per la figura umana e come colorante dei segni ematici la robbia di rosa. L’indagine scientifica, effettuata con apparecchiature tecnologicamente avanzate, fu compiuta da un laboratorio di Chicago, Illinois, USA.

All’inizio del 2010 la copia della Sindone fu sottoposta ad un intervento di restauro conservativo, effettuato da un laboratorio specializzato in tessuti antichi. Al termine del restauro la Reliquia è stata posta in una nuova teca, destinata a garantirne una consona conservazione, collocata nel presbiterio della chiesa parrocchiale.

L’arcivescovo di Milano card. Dionigi Tettamanzi, su richiesta del parroco di Inzago, don Antonio Imeri, ha stabilito, con proprio decreto del marzo 2010, che la Sindone d’Inzago può essere mostrata annualmente ai fedeli nella ricorrenza della Pasqua: “Ad incremento della devozione e della pietà popolare per la Passione del Signore Gesù, nella fede verso la santa Pasqua di Risurrezione”.

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