Sergio Angelucci

Questa splendida croce astile cinquecentesca è detta di San Carlo Borromeo e questo riferimento la pone immediatamente tra gli oggetti più rimarchevoli del tesoro del Duomo di Milano. Ha una forma a bracci curvi che allargandosi terminano con due peducci, questa forma, di chiara ascendenza greca, potrebbe essere la memoria di una croce processionale più antica appartenuta come questa al Capitolo Metropolitano.

Alle estremità dei bracci si inseriscono quattro formelle quadrilobate che recano sul verso, rese per lo più a sbalzo in un potente anche se minuto altorilievo, le figure dei quattro evangelisti con al centro il Padre Eterno e sul recto ai lati del Crocefisso la Madonna e San Giovanni, in alto il Pellicano ed in basso Sant’Ambrogio. Sul piatto dei bracci, con rilievo quasi impercettibile, sono collocati gli emblemi della passione dalla parte del Crocefisso ed un elegante disegno a ramages dall’altra. Gli angoli, i lati, i peducci, l’elemento di raccordo con l’asta e l’asta stessa sono tutti decorati con un ampio e raffinato repertorio di motivi architettonici. Il tutto è realizzato con grande maestria e con un sapiente uso di vari tipi di ceselli, ferri che segnando il metallo tracciano un disegno e rendono la superficie più o meno opaca, e della brunitura cioè una lucidatura con la pietra d’agata a diverse intensità. Alla ricchezza della decorazione corrispondono i materiali con cui è stata realizzata: infatti è tutta d’oro (salvo il rivestimento dell’asta che è d’argento dorato) ed ornata gemme di grande valore come zaffIri e rubini, alcune delle quali, per il taglio a cabochon irregolare, sembrano più antiche della croce stessa.

Si è cominciato a pensare al suo restauro qualche anno fa, quando sono stati notati degli annerimenti ai bordi delle lamine di fondo i quali, in un primo momento, sembravano dovuti alla reazione tra l’oro ed i numerosi chiodi di ferro che fissavano le lamine al posto di quelli originali d’oro. A questo si univa una certa instabilità che faceva pensare ad un dissesto del supporto interno di legno. Successivamente gli annerimenti apparvero anche in alcune zone delle formelle non a contatto con altri metalli ed a questi, trattandosi di una croce aurea, non si riusciva a dare una spiegazione precisa; tuttavia questi aspetti negativi della conservazione sembravano influire più sulla lettura della croce che sulla sua statica. La decisione di intervenire urgentemente fu determinata invece dal distacco di uno dei quadrilobi, avvenuto durante la preparazione delle celebrazioni per l’ingresso in Diocesi del Cardinale Dionigi Tettamanzi.

La necessità di smontarla interamente per poterla restaurare, ha fatto comprendere che le cattive condizioni conservative della Croce Capitolare del Duomo di Milano, anzi la sua stessa scarsa consistenza, sono state determinate da un radicale quanto invasivo intervento di restauro avvenuto probabilmente a cavallo tra la fine del XIX secolo ed i primi decenni del XX secolo. Questo intervento, attraverso una serie di saldature, aveva modificato la composizione del metallo nelle zone ad esse circostanti, rendendolo più simile all’argento (e quindi alterabile) che all’oro e reso la forma già complessa della croce, una forma metallica chiusa, nella quale in occasione di questo antico restauro, si è dovuto inserire un nuovo legno costruendolo a lamelle incollate e adattandolo braccio per braccio, con un gioco di incastri che ne ha fatto un’opera d’alta ebanisteria, ma gli ha tolto buona parte della capacità portante. Inoltre l’innesto della croce nell’asta, che potrebbe aver subito qualche modifica in epoca ancora precedente, è tale da concedere poco spazio per un sistema efficiente di connessione, proporzionato alle misure della croce ed al suo peso.

I momenti principali del restauro attuale della croce sono stati quindi, dopo un totale smontaggio delle parti metalliche e della struttura portante in legno, l’eliminazione, mediante una puntuale pulitura meccanica, degli annerimenti dell’oro, particolarmente forti in corrispondenza delle saldature, ed il consolidamento della struttura lignea. Ora la croce capitolare, rimontata e restaurata è tornata splendente così come forse San Carlo stesso la volle, tuttavia le vicende subite nel tempo ne hanno fatto un oggetto fragile, da usare raramente e con cautela.

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