Sulle parole pronunciate a San Siro il commento del Responsabile Progetti dell’Istituto Gonzaga, dove è attivo il programma Wake App per una prevenzione a 360°

di Alberto RIZZI
Responsabile Progetti Istituto Gonzaga

«Mai farlo e mai permetterlo», ha ammonito papa Francesco nell’incontro con i cresimandi allo Stadio San Siro. Il Pontefice ha parlato di un «fenomeno brutto», che «lo preoccupa»: il bullying (bullismo). «Per favore, state attenti – ha raccomandato ai giovani -. Fate la promessa al Signore di mai fare bullying e di mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola e nel vostro quartiere».

L’invito accorato del Papa stimola tutta la comunità scolastica (studenti, docenti, famiglie) a prendere sempre più sul serio il bullismo, anche nelle sue forme più aggressive come il cyberbullismo, termine diventato di tragica attualità. Un bullismo “virtuale” più doloroso di quello “reale”, perché l’offesa e la denigrazione, per chi li subisce, hanno un’amplificazione immediata di consenso che non si cancella nel tempo. Nel web tutto rimane. Un fenomeno che per la stragrande maggioranza dei minorenni (in Italia due ragazzi su tre ne sono stati vittime) rappresenta oggi una minaccia molto concreta, in una società in cui la dimensione digitale della vita privata, in particolare quella dei giovani, ha conquistato un ruolo predominante. Un cambiamento epocale che incide sulla natura dell’incontro e delle relazioni umane.

All’interno di questo orizzonte la scuola ha un ruolo strategico: i docenti, da un lato, sono le sentinelle in grado di cogliere il disagio delle vittime; dall’altro, rappresentano un punto di riferimento indispensabile cui rivolgersi per chiedere aiuto, pur nell’evidente difficoltà di rompere il silenzio e superare la vergogna. Ma i docenti da soli non bastano: è necessario dare alle famiglie gli strumenti di conoscenza del fenomeno, perché possano riconoscerlo e disporre dell’aiuto di interlocutori competenti a operare sia in favore della vittima, sia verso il bullo.

Al Gonzaga da diversi anni abbiamo investito soprattutto nella prevenzione, con un vero piano di educazione alla Rete chiamato Wake App, articolato in momenti di informazione e formazione per i ragazzi e le famiglie. In questi giorni stiamo già lavorando per l’anno prossimo con percorsi di formazione ad hoc a 360°, che vanno dal sexting all’adescamento digitale, dalla web reputation alla cyber security intelligence e altro. Insomma, il tema è decisivo e non possiamo permetterci di abbassare la guardia.

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