sposi

Ogni componente dell’équipe (singolo, coppia, prete) è protagonista attivo nella costruzione dell’itinerario, nella sua esecuzione, nella sua verifica. Si condivide ciò che si legge, si studia, si vede, si ascolta, al fine di configurarsi come un “corpo” con molteplici e diverse membra, ciascuna con la sua specificità, ma per l’utilità comune (cfr. 1Cor 12). Si decide e si realizza il progetto insieme, condividendo progetti e speranze, delusioni e fallimenti

E’ di particolare importanza la sinergia fra sacerdoti e coppie di sposi. E ciò non per una ragione pratica, dovuta al fatto che il prete non può fare tutto o che la coppia ha competenza esperienziale specifica nel parlare di vita matrimoniale, ma per una ragione teologica profonda, ben espressa anche dal Magistero (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1534)

Coppie e sacerdoti, lavorando insieme alla costruzione, all’organizzazione e alla realizzazione dei percorsi di preparazione al matrimonio, si presentano ai partecipanti non come singoli, ma come équipe. Questa è come piccola comunità di fede in cui laici e presbiteri operano in sinergia per il bene di altri (in questo caso i nubendi).
L’èquipe dunque, non è soltanto il luogo dove progettare insieme un’organizzazione funzionale e pratica, ma è soprattutto il luogo del condividere l’impegno in una comunione di fede e di intenti che diviene creativo e fecondo nel momento in cui insieme si pensa ed elabora i contenuti da trasmettere ed i modi per farlo, ed oblativa per il fatto stesso di adoperarsi per altri. Nell’essere ciò, l’èquipe diviene anche luogo di testimonianza della comunione per tutti coloro che incontra nel corso del proprio servizio.
La testimonianza della fede è la testimonianza dell’amore all’interno della comunità cristiana, “guarda come si amano” di cui l’èquipe si fa portavoce. Non è dunque pensabile essere èquipe solo di nome e non di fatto: un gruppo che non si incontra, non programma, non elabora e non si confronta non ha il diritto di chiamarsi èquipe, ma rimane soltanto un insieme di individualità accostate incapace di testimoniare l’essere comunità.

Esiste anche il rischio concreto che l’èquipe sia solo un ingranaggio organizzativo, e non un reale luogo di confronto e comunione. Ciò avviene certamente nel momento in cui, per esempio, c’è un tacito (o a volte esplicito) accordo per il quale ciascun componente dell’equipe porta avanti un proprio modo personale di condurre il percorso – magari frazionando il gruppo dei nubendi in sottogruppi – senza che si sia concordato una modalità coerente da tutti. Ciò è in genere provoca il benessere dei membri dell’èquipe, che sono legittimati ad operare liberamente, ma non permette né la riflessione comune né eventuali correzioni del modo di operare. Sui nubendi inoltre, che fra loro si confrontano, può avere l’effetto di rendere il percorso poco coerente e l’èquipe poco credibile.

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