Si stanno svolgendo in questi giorni, fino al 23 aprile, i laboratori che completano il percorso di approfondimento del 2° Convegno dedicato alla figura degli educatori retribuiti in oratorio, dal titolo "Professione oratorio". Diamo il resoconto della sessione plenaria che si è svolta il 9 aprile scorso e mettiamo a disposizione sia il video della registrazione della mattinata di lavori sia i testi degli interventi dei relatori che si riferiscono al TEC, Tavolo Enti Cooperative, della Fom.


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“Professione oratorio”, lo slogan e il titolo che accompagna il percorso di accompagnamento e legame che la Fom e la Diocesi conducono nei confronti degli educatori professionali, enuncia un binomio inscindibile: se gli educatori retribuiti apportano professionalità e competenza all’oratorio, l’oratorio qualifica gli educatori profondamente, nella loro vocazione e missione.

Don Mario Antonelli, Vicario per l’Educazione e la Celebrazione della Fede e presidente della Fom, si è espresso così: «C’è un nesso vitale tra la professionalità vostra di educatori ed educatrici di professione, e di preti, e quella professione di fede che innerva intimamente la passione educativa di una comunità cristiana verso i piccoli, i ragazzi e i giovani». «La Diocesi – ha sottolineato don Stefano Guidivi riconosce soggetti protagonisti della vita della Chiesa e intende dialogare, camminare con voi».

 

Dopo il Convegno dell’anno scorso (era il 21 febbraio 2020 al Teatro Oscar di Milano), l’ultimo evento che è stato possibile realizzare prima dell’irrompere della pandemia (che ha comportato diverse difficoltà anche per gli educatori professionali ma nello stesso tempo ha permesso loro di reagire con grande creatività, accompagnando i ragazzi, preadolescenti, adolescenti e giovani delle realtà in cui sono inseriti con esperienze inedite), il 2° Convegno sulla figura dell’educatore retribuito in oratorio conferma il desiderio di un’attenzione e di un dialogo con ciascuno degli educatori professionali, con gli enti di riferimento e con tutti coloro che operano in sinergia con il lavoro degli educatori retribuiti. La modalità inedita, on line, ha portato a strutturare il Convegno in due momenti: l’Assemblea plenaria, che si è svolta venerdì 9 aprile tramite la piattaforma di Zoom (la registrazione è disponibile sul nostro canale di Youtube: clicca qui), con gli interventi di approfondimento che aprono a diversi sguardi sul modo di fare educazione e vivere la propria professionalità in oratorio, in questo periodo e in una prospettiva di futuro; la proposta di due laboratori che si stanno svolgendo in questi giorni, dal 19 al 23 aprile, su due tematiche particolari (una lettura sulle difficoltà degli educatori retribuiti in tempo di Covid e una complementarietà di sguardi nel rapporto fra presbitero ed educatore).

 

«Perseverate – ha esortato ancora nell’introduzione al Convegno don Mario Antonelliin questo vostro contributo così fondamentale, quello che aiuta le comunità cristiane a riguardare l’Oratorio: a guardarlo sempre nuovamente, ad averne cura, ad averne riguardo, a custodirlo». È il passo in avanti che viene chiesto quest’anno, «coltivare uno sguardo nei confronti della comunità cristiana e soprattutto nei confronti dell’azione educativa della comunità cristiana», su cui si invita a riflettere con le relazioni (a disposizione negli allegati), realizzate all’interno di un confronto tra i membri del TEC – Tavolo Enti Cooperative, che sviluppano e guidano l’incontro dell’Assemblea plenaria su alcuni focus specifici.

 

Il primo sguardo offerto è quello sulla comunità, delineato da Francesca Gisotti di Caritas Ambrosiana, per capire i confini di riferimento del mandato professionale dentro cui ci si muove. Attraverso la variabile fondamentale del tempo e dei tempi, e un’osservazione attenta, “costruire insieme”, non da soli, ridefinisce il mandato. Con una spinta d’intenzionalità che si concretizza all’interno di una progettualità, si possono armonizzare le diversità e affiancare la comunità, guidando su una strada comune a un’unica meta.

 

Lo sguardo pedagogico sui ragazzi e le ragazze, spiegato da Roberta Molinari della Cooperativa Farsi prossimo, abbraccia tutti gli altri sguardi. L’educatore, con il suo sguardo professionale che è uno sguardo d’amore, porta la sua capacità di rileggere le dinamiche, evidenziando gli apprendimenti, per progettare azioni che aiutino a crescere, facendo fiorire i talenti e attivando la comunità.

 

Nessuno ha la capacità di guardare la realtà tutta intera: è necessario, per essere a servizio della pastorale, uno sguardo complementare rispetto alle altre figure educative, per il cammino e il cammino di fede che vogliamo proporre. Oggi, un educatore retribuito offre una lettura della complessità, che, per Ottavio Pirovano, della Cooperativa Aquila e Priscilla, e Andrea Ballabio, della Cooperativa Pepita, lo rende in grado di immaginare e realizzare cammini concreti di crescita. Due sono i “lavori necessari” di una comunità educante: avere una antropologia e una teologia condivisa e strumenti per il lavoro d’insieme. Una pastorale deve affinarsi ad adottare uno sguardo divergente, capace di proporre e organizzare soluzioni diverse, per portare dinamicità ai nostri percorsi, che si innestano nella quotidianità.

 

Non si può prescindere da uno sguardo che crea connessioni, rete e alleanze educative sul territorio. Il tema che conduce a mettersi in campo, a beneficio della comunità, con uno sguardo lungo, di prospettiva, strategica ma puntuale (a volte profetica), accompagnati da uno strumento fondamentale qual è il progetto educativo, è affrontato da Rossella Sacco, della Cooperativa Spazio Aperto Servizi. L’opportunità e la necessità di costruire una rete si gioca su un lavoro costante di relazione, fiducia, pazienza, linguaggi, orizzonti, visioni: un lavoro professionalizzato e professionalizzante che porta, con responsabilità, a conoscere le dinamiche ed il territorio, per viverlo, abitarlo, accoglierlo.

«Prestando il servizio educativo la vostra presenza arricchisce, integra e accresce la vita stessa della comunità». Il 2° Convegno dedicato agli educatori retribuiti testimonia il riferimento e la convergenza di sguardi della Diocesi verso tutti coloro che sono impegnati professionalmente in oratorio, anche in questi tempi non facili ma determinanti della vita dei nostri oratori, ora che diventa fondamentale avviare le ripartenze (il passaggio in zona arancione ha permesso di organizzare possibili animazioni, a piccoli gruppi, in presenza, e si procede, in ogni oratorio, alla progettazione dell’Oratorio estivo 2021, a partire da Summerlife 2020, che diventa un modello per costruire la nuova avventura estiva, grazie a tutti gli strumenti messi a disposizione).

 

Segue ora la partecipazione ai laboratori, per completare il percorso: una sessione che è riservata esclusivamente agli educatori retribuiti, i quali possono scegliere tra le diverse date disponibili e iscriversi (tramite i moduli di iscrizione inviati via e-mail ai partecipanti al Convegno), e rappresenta un momento fondamentale di ascolto e confronto diretto tra gli educatori, suggerendo idee e prassi per un rilancio. Se la prima tematica (la lettura sulle difficoltà degli educatori retribuiti in tempo di Covid) è particolarmente indicata per gli educatori retribuiti che non sono legati ad una cooperativa, la seconda tematica (che approfondisce la duplicità di sguardi, prete ed educatore professionale, con competenze diverse per un’educazione cristiana e umana) è pensata soprattutto per chi afferisce ad una cooperativa. Durante i laboratori saranno inoltre affrontate le questioni più significative emerse dagli educatori nel corso dell’Assemblea plenaria.

 

Una condivisione di prospettive ed esperienze che contribuisca, grazie alla cura professionale e alla competenza dell’educatore retribuito in oratorio,  ad «assicurare alle comunità educanti uno sguardo sull’Oratorio che abbia la densità divina dello sguardo di Gesù»: occorre «custodire delle condizioni, per cui ogni comunità cristiana, mentre si appresta, offre, impegna nel processo educativo, possa essere veramente tale».

 

 

 

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