Prepariamo la Festa della Famiglia in oratorio come un momento di animazione educativa in cui chiedere ai ragazzi di coinvolgere i loro genitori e i loro nonni e, insieme, farsi avanti. Per questa Festa di domenica 25 gennaio 2026 non basterà però farsi avanti: servirà metterci il cuore. La metafora del cuore potrà guidare le proposte della giornata, perché è mettendoci il cuore che il nostro farci avanti diventa più autentico e capace di aprirsi davvero agli altri. Offriamo alcuni suggerimenti pratici per l’animazione della Festa della Famiglia in oratorio, integrando la proposta della Pastorale della Famiglia e invitando educatori, animatori e catechiste e catechisti a coinvolgere i ragazzi "mettendoci il cuore".


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La Festa della Famiglia in oratorio, domenica 25 gennaio 2026, nella Festa della Santa Famiglia, integra la proposta della Pastorale della Famiglia della nostra Diocesi, che invita a riscoprire come dal cuore della famiglia possa prendere respiro tutta la Chiesa. In questo orizzonte, l’anno oratoriano Fatti avanti! chiede di fare un passo in più: non limitarsi a celebrare le famiglie, ma coinvolgerle in un’esperienza concreta, vissuta insieme, in una dimensione dove si respira al ritmo delle famiglie per costruire insieme il senso di una comunità che ci mette il cuore in quello che fa!

La Festa della Famiglia in oratorio deve puntare a essere una giornata di animazione educativa nella quale i ragazzi restano i protagonisti della vita dell’oratorio. Sono loro che potranno, con gli educatori, le catechiste, gli animatori, preparare e vivere la festa insieme ai genitori, ai nonni, ai fratelli e alle sorelle, imparando che farsi avanti significa prendersi cura delle relazioni e metterci il cuore. L’oratorio diventerà così il luogo in cui famiglie diverse si potranno incontrare, condividere la tavola, il gioco, la preghiera, scoprendo che camminare insieme rende il viaggio più bello per tutti.


Il titolo della Festa della famiglia in oratorio è allora: “Famiglia, fatti avanti e mettici il cuore!”.
 

Possiamo così costruire una festa che nasce dal coinvolgimento dei più giovani, si nutre della vita familiare concreta e aiuta la comunità cristiana a respirare insieme e battere il suo ritmo con lo stesso cuore, senza separare generazioni, ruoli ed esperienze.

 

Una Messa preparata insieme, non “per” le famiglie ma “con” le famiglie.

La celebrazione eucaristica può diventare il primo vero gesto educativo della giornata se viene preparata coinvolgendo i ragazzi dell’oratorio. In queste settimane si può chiedere ai gruppi di preparare alcune intenzioni di preghiera che partano dalla vita familiare concreta e si aprano al mondo: una preoccupazione, una speranza, una fatica condivisa.
All’ingresso della chiesa, potranno essere proprio i ragazzi ad accogliere le famiglie, consegnando un piccolo segno semplice come un cuore di carta con una parola tratta dal Vangelo e che parla di come ci si debba amare gli uni gli altri.
Si può pensare a uno scambio della pace che sia un momento di abbraccio reciproco fra generazioni, senza forzature, ma nella semplicità del volersi bene e magari si può chiedere ai genitori e nonni di dire una parolina all’orecchio ai ragazzi, qualcosa che “nasce dal cuore” da dire loro.

 

Il pranzo come esperienza di accoglienza reale.

Il pranzo comunitario non va lasciato al caso. Può diventare animazione educativa se l’oratorio prepara in anticipo una modalità che aiuti le famiglie a non sedersi solo “con chi già conoscono”. Si possono mescolare i tavoli, affidare ai ragazzi il compito di accompagnare le famiglie al posto, oppure proporre che ogni tavolo abbia una piccola domanda sul cuore della vita familiare, da condividere liberamente mentre si mangia.
Anche il servizio può essere affidato ai preadolescenti e agli adolescenti: portare acqua, pane, dolce, imparando che mettersi avanti significa prendersi cura degli altri.

 

Giocare insieme per imparare a camminare insieme.

Nel primo pomeriggio, costruiamo con gli animatori un gioco a stand sul tema del viaggio come metafora del cammino di una famiglia che si apre all’incontro con l’altro e con l’inaspettato, con piena fiducia e dandosi da fare perché il cammino/viaggio sia bello per tutti.
Le squadre potranno essere composte da famiglie diverse, mescolando età e generazioni.
Ogni prova dovrà chiedere collaborazione: nessuno vince da solo, tutti devono “metterci il cuore”.

 

Un tempo di preghiera che allarga lo sguardo.

A un certo punto della giornata, magari a conclusione del gioco, l’oratorio può radunare tutti per un breve momento di preghiera. 
Ogni famiglia è invitata a scrivere su un cartoncino una preoccupazione o una speranza che non riguardi solo sé stessa, ma qualcun altro: una famiglia in difficoltà, un ragazzo solo, una situazione del mondo. I cartoncini vengono raccolti e affidati al Signore in una preghiera comune, per educare a un cuore che si apre.

 

La comunità che impara dalle famiglie, guardando e non solo ascoltando.

Se si desidera si può pensare a una testimonianza: una coppia, una famiglia, o anche un nonno che racconta un gesto semplice vissuto nella quotidianità in cui si è fatto avanti e mettendoci il cuore ha trovato la svolta.
Se ci sono diverse testimonianze possono essere associate a qualcosa che bisogna fare insieme, come riordinare una sala dell’oratorio, allestire un angolo per un qualcosa che verrà fatto in oratorio nelle settimane successive oppure la sistemazione di alcuni locali gestiti dalla Caritas o dalla San Vincenzo. È così che si mostra che l’esempio vale più di mille parole.

 

Nonni e nipoti: un tempo dedicato, leggero e vero.

Si può pensare anche a un laboratorio o un gioco pensato apposta per nonni e nipoti. Si può chiedere ai nonni di raccontare un ricordo, insegnare un gioco di quando loro avevano la stessa età dei nipoti e poi giocarci insieme, oppure costruire insieme un piccolo oggetto simbolico del “viaggio” familiare. 

 

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