Reduce da un tour internazionale di grande successo, questa originalissima band australiana debutterà il 28 ottobre in prima nazionale a Milano con un omaggio ai due grandi protagonisti del cinema italiano degli anni '60 e '70. Sul palco cento strumenti diversi, per riprodurre la rumoristica tipica dei film western, dall'ululato del coyote, al�fischio del vento, alla rissa nel saloon

di Ylenia SPINELLI
Redazione

Si chiamano “The Spaghetti Western Orchestra”. Sono cinque musicisti australiani che propongono nei loro spettacoli un viaggio musicale epico e semi-serio tra i film di Sergio Leone e le musiche di Ennio Morricone.
Reduci da un tour internazionale di grande successo, il 28 ottobre debutteranno, in prima nazionale, al teatro Ciak di Milano con un omaggio, decisamente originale, ai due grandi protagonisti del cinema italiano degli anni ’60 e ’70. Sul palco, infatti, riprodurranno con cento strumenti diversi, alcuni davvero astrusi, tutta la rumoristica tipica dei film western, dall’ululato del coyote, alla rissa nel saloon. Tra schiocchi di frusta, colori retrò e il suono evocativo dell’armonica, sembrerà di trovarsi catapultati direttamente nei set di “C’era una volta il west”, “Per un pugno di dollari” o “Il buono, il brutto, il cattivo”.
Lo spettacolo, firmato dal regista Denis Blais, è fortemente interattivo, poiché il pubblico sarà chiamato dall’orchestra a interagire nell’esecuzione musicale.

Signor Blais, come le è venuta un’idea del genere?
Nella vita ho fatto di tutto: il dj, lo scenografo, l’architetto, poi nel 2006 ho partecipato ad un concerto della band, che allora si chiamava “Ennio Morricone Esperienze” e sono stato colpito da questi cinque musicisti, che non facevano solo musica. In seguito, dall’incontro delle loro idee con le mie, è nata l’idea di questo spettacolo che è insieme concerto, teatro, commedia e che si avvale della partecipazione del pubblico.

Da sempre è un fan di Morricone?
Sì, ed è sempre stato il mio sogno poter riproporre le sue bellissime musiche, a modo mio. Lo spettacolo, infatti, non è solo un tributo alla musica di Morricone, compreso il suo background jazz, ma anche un omaggio agli effetti sonori che erano parte integrante dei suoi film western, insieme alle immagini di Leone, caratterizzate da campi lunghissimi e inquadrature particolareggiate.

Vi avvalete di alta tecnologia?
Per nulla, i nostri strumenti sono oggetti d’uso quotidiano che vengono suonati sul palco, seguendo gli spartiti originali di Morricone. Il nostro obiettivo, infatti, è lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore. Per esempio, gonfiando e sgonfiando un banalissimo guanto di gomma riproduciamo il rumore del vento nel deserto, schiacciando i corn flakes con un bicchiere, invece, simuliamo la camminata di un cowboy.

C’è una trama?
Sì, invisibile: ogni musicista è un personaggio che, al tramonto, torna dall’aldilà per riportare ancora in vita la musica. Sullo sfondo del West fuorilegge i protagonisti evocano Sergio Leone, chiedendogli spiegazioni sulla scelta di finali così cruenti nei suoi film.

Morricone ha visto lo spettacolo?
No, ha visto solo il nostro promo e non ci sono sue dichiarazioni ufficiali in merito, anche se si sa che lui non ama essere accostato solo al filone western.

Pensa che i giovani di oggi possano apprezzare uno spettacolo come questo?
Credo di sì, perché è molto coinvolgente e poi il western è in ripresa, basta pensare al revival del genere in “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Si chiamano “The Spaghetti Western Orchestra”. Sono cinque musicisti australiani che propongono nei loro spettacoli un viaggio musicale epico e semi-serio tra i film di Sergio Leone e le musiche di Ennio Morricone. Reduci da un tour internazionale di grande successo, il 28 ottobre debutteranno, in prima nazionale, al teatro Ciak di Milano con un omaggio, decisamente originale, ai due grandi protagonisti del cinema italiano degli anni ’60 e ’70. Sul palco, infatti, riprodurranno con cento strumenti diversi, alcuni davvero astrusi, tutta la rumoristica tipica dei film western, dall’ululato del coyote, alla rissa nel saloon. Tra schiocchi di frusta, colori retrò e il suono evocativo dell’armonica, sembrerà di trovarsi catapultati direttamente nei set di “C’era una volta il west”, “Per un pugno di dollari” o “Il buono, il brutto, il cattivo”.Lo spettacolo, firmato dal regista Denis Blais, è fortemente interattivo, poiché il pubblico sarà chiamato dall’orchestra a interagire nell’esecuzione musicale.Signor Blais, come le è venuta un’idea del genere? Nella vita ho fatto di tutto: il dj, lo scenografo, l’architetto, poi nel 2006 ho partecipato ad un concerto della band, che allora si chiamava “Ennio Morricone Esperienze” e sono stato colpito da questi cinque musicisti, che non facevano solo musica. In seguito, dall’incontro delle loro idee con le mie, è nata l’idea di questo spettacolo che è insieme concerto, teatro, commedia e che si avvale della partecipazione del pubblico.Da sempre è un fan di Morricone? Sì, ed è sempre stato il mio sogno poter riproporre le sue bellissime musiche, a modo mio. Lo spettacolo, infatti, non è solo un tributo alla musica di Morricone, compreso il suo background jazz, ma anche un omaggio agli effetti sonori che erano parte integrante dei suoi film western, insieme alle immagini di Leone, caratterizzate da campi lunghissimi e inquadrature particolareggiate.Vi avvalete di alta tecnologia? Per nulla, i nostri strumenti sono oggetti d’uso quotidiano che vengono suonati sul palco, seguendo gli spartiti originali di Morricone. Il nostro obiettivo, infatti, è lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore. Per esempio, gonfiando e sgonfiando un banalissimo guanto di gomma riproduciamo il rumore del vento nel deserto, schiacciando i corn flakes con un bicchiere, invece, simuliamo la camminata di un cowboy. C’è una trama? Sì, invisibile: ogni musicista è un personaggio che, al tramonto, torna dall’aldilà per riportare ancora in vita la musica. Sullo sfondo del West fuorilegge i protagonisti evocano Sergio Leone, chiedendogli spiegazioni sulla scelta di finali così cruenti nei suoi film.Morricone ha visto lo spettacolo? No, ha visto solo il nostro promo e non ci sono sue dichiarazioni ufficiali in merito, anche se si sa che lui non ama essere accostato solo al filone western.Pensa che i giovani di oggi possano apprezzare uno spettacolo come questo? Credo di sì, perché è molto coinvolgente e poi il western è in ripresa, basta pensare al revival del genere in “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Info – “The Spaghetti Western Orchestra”Dal 28 ottobre all’8 novembreTeatro Ciak, Milanopresso Fabbrica del Vapore,via Procaccini, 4Tel. 02.76.11.00.93Biglietti 25-35 euro –

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