Redazione

Un film sui ragazzi e le loro passioni, vissute così intensamente
e totalmente da assorbirli fino a spingerli a superare le barriere
date dalla timidezza e dall’età. Quelle stesse passioni, però, dietro
cui si nascondono per giustificare/giustificarsi gli errori commessi

di Maria Grazia CAZZANIGA

11/01/2008

Alex, diciassettenne di Portland (Stati Uniti), ha una passione totalizzante: lo skateboard. Una passione tanto diffusa nella sua città che gli skater più grandi hanno occupato un’area dismessa in periferia e vi hanno costruito una pista, chiamandola “Paranoid Park”. Per Alex e i suoi compagni quella pista è ammantata di mistero, tanto da pensare che «nessuno è mai veramente pronto per Paranoid Park».

Il fascino che gli skater più grandi esercitano su Alex e i suoi amici li spinge anche a una serie di azioni illegali e pericolose, tra le quali il salto sui treni-merci in corsa nel locale scalo ferroviario. Alex è timido e insicuro, ma per Paranoid Park – semplicemente per esserci e guardare gli altri skater in azione – supera questa barriera e va alla pista anche da solo, un sabato sera. Essere lì lo fa sentire al pari dei più grandi e lo induce a partecipare al salto sui treni, fino a trovarsi coinvolto nella morte di una guardia. Inizia da qui la tormentata vicenda interiore di Alex al centro di Paranoid Park.

Il regista Gus Van Sant è abile nel mostrarci il mondo degli adolescenti nelle sue contraddizioni. Alex va alla ricerca di qualcuno a cui confidare il suo segreto, ma è costretto al silenzio dalla paura di una punizione. È spaventato e cerca conforto nel padre, diviso dalla madre e lontano, ma non riesce ad aprirsi con chi gli sta accanto: gli amici, la famiglia, la sua ragazza (ripetutamente trascurata a causa dello skateboard). Èforte se inserito nel suo gruppo di amici, con quanti condividono la sua stessa passione, mentre è fragile da solo, davanti al poliziotto che indaga sull’omicidio.

Una vicenda raccontata nella sua totalità dal punto di vista di Alex, che vede in modo chiaro e presente solo il padre e il poliziotto (gli unici adulti ritratti “a fuoco”, di fronte e inquadrati nella totalità della loro figura). Alex è la rappresentazione di tanti ragazzi del nostro tempo, figli di coppie separate, lasciati soli nel gestirsi il quotidiano e con crescenti difficoltà a rapportarsi con il mondo adulto che li circonda.

Un film che ci interroga, come altri che Van Sant ha dedicato al mondo di adolescenti e giovani (come Will Hunting – Genio ribelle, Scoprendo Forrester, Elephant), sul nostro ruolo di adulti e sulla incomunicabilità con i ragazzi. Ma anche un film che ci mostra ragazzi attivi e determinati ad alimentare un interesse (che a volte, senza valori, può diventare pericoloso).

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